Groenlandia, l’Ue risponde alle minacce di Trump: l’ipotesi di dazi da 93 miliardi contro gli Usa
La premier danese Mette Frederiksen e il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa
BRUXELLES – La data da tenere a mente è il 6 febbraio. Solo cinque giorni dopo l’eventuale introduzione di nuovi dazi da parte di Donald Trump. In quella data, se gli Stati Uniti non faranno un passo indietro, scatta la risposta. Infatti, i contraddazi preparati dall’Ue ad agosto sono stati soltanto sospesi e non annullati. Tale sospensione termina il 6 febbraio. Pertanto, la reazione a Washington è già predisposta e ammonta a 93 miliardi di dollari. Le tariffe tornerebbero immediatamente in vigore, senza necessità di alcun intervento legislativo. È sufficiente non agire. Così, la contromisura europea elaborata da Bruxelles è stata confermata ieri dagli ambasciatori Ue in risposta alla nuova minaccia di Trump, che sarà discussa giovedì prossimo in un Consiglio europeo convocato d’urgenza. Questi dazi erano stati “congelati” per negoziare un accordo commerciale con la Casa Bianca. L’intesa è stata raggiunta a fine agosto, ma quel pacchetto è rimasto inattivo. Inoltre, la Commissione stava preparando in questi giorni un’altra “sospensione” per evitare che entrassero in vigore.
Ma ora la situazione è cambiata. Perché questa volta Bruxelles non intende cedere al tentativo di dividere l’Unione e, in effetti, far implode la Nato. L’intenzione di applicare tariffe diverse per i vari membri dell’Ue è stata vista da Palazzo Berlaymont e dal Consiglio come un ulteriore tentativo di frammentare i 27. Sebbene si tratti di un’operazione complessa: il sistema doganale americano non è in grado di distinguere la provenienza dei prodotti europei. La ragione è semplice: lo spazio economico comune permette di fabbricare un prodotto in un paese e spedirlo da un altro. Un bullone prodotto in Germania può arrivare negli Stati Uniti partendo dal Portogallo. L’arma europea, comunque, è pronta ed è stata messa sul tavolo. Attualmente, l’Ue non intraprenderà ulteriori passi per intensificare la tensione. La parola d’ordine è, prima di tutto, “de-escalation”. Mantenere la calma e cercare di rimettere il dialogo sui giusti binari.
Ci sono quasi due settimane per evitare il collasso delle relazioni transatlantiche. Tuttavia, con un presupposto da cui inizia ogni discussione nell’esecutivo comunitario: «Questi nuovi dazi non sono diretti contro alcuni paesi ma contro tutti gli Stati membri». Pertanto, se davvero si arriverà al primo febbraio senza una retromarcia da parte del tycoon che contempli la possibilità di risolvere il “caso Groenlandia” all’interno dell’Alleanza atlantica, i partner europei saranno «pronti» a rispondere colpo su colpo. Con la consapevolezza che, appunto, il rischio principale è la disintegrazione della Nato. E con quel «pronti» si intende che oltre al pacchetto da 93 miliardi, potrebbero essere attuate altre misure. Ma solo se Washington non ritirerà la propria minaccia.
La prima potrebbe consistere nella sospensione anche dell’accordo di agosto sui dazi, che annulla le tariffe europee sui beni americani. Non è un caso che la ratifica da parte dell’Europarlamento sia sparita dall’ordine del giorno fissato per la sessione plenaria che inizia oggi a Strasburgo. Questo non implica che al momento non sia in vigore, ma solo che l’Eurocamera si riserva la possibilità di bocciarlo e quindi di farlo saltare. L’altro provvedimento, esplicitamente richiesto dalla Francia di Macron, è lo “Strumento Anti-Coercizione”. Questo strumento potrebbe di fatto bloccare tutte o quasi le relazioni commerciali con gli Stati Uniti e impedire alle aziende americane di partecipare alle attività economiche del Vecchio Continente. Un’arma davvero “fine mondo”. Ma Palazzo Berlaymont e le Cancellerie la considerano solo come extrema ratio. E solo se tutti i tentativi di mediazione con Trump dovessero fallire.
Nel frattempo, con l’obiettivo di far riflettere il presidente della Casa Bianca, la Commissione sta preparando una relazione dettagliata per dimostrare che la sicurezza in Groenlandia non è minacciata né dalla Russia né dalla Cina. Un modo per ridimensionare il pretesto usato dal presidente Usa. Contemporaneamente, l’Ue mira a implementare un insieme di misure per la cooperazione con l’isola artica per dimostrare ai groenlandesi – cittadini europei a tutti gli effetti – che fanno parte dell’Unione.
Di questo dovrebbero discutere i leader europei giovedì prossimo in un Consiglio europeo straordinario. Perché per decidere di non sospendere i contraddazi o di bloccare l’accordo di agosto, è necessario il via libera politico dei capi di Stato e di Governo. Come ha affermato il presidente del consiglio europeo, Antonio Costa, è necessaria «unità sui principi del diritto internazionale» e sul «sostegno» a Danimarca e Groenlandia, sul ruolo della Nato nell’Artico, «una valutazione condivisa» sui dazi e «disponibilità a difenderci da qualsiasi forma di coercizione». Questa volta, però, il fattore tempo è più cruciale che in passato. La scelta dovrà essere rapida. E in gioco c’è la sopravvivenza dell’Unione europea e della Nato.