Iran, parla Khamenei: “La Repubblica islamica non cederà, Trump arrogante e cadrà”. Paese isolato

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Dalla notte di giovedì, l’Iran è stato soggetto a un blackout totale: la rete internet è stata disattivata, le linee telefoniche sono state spente e i segnali satellitari sono stati interrotti tramite azioni di jamming. Gli aerei non possono entrare nel Paese, nonostante non ci sia stata alcuna comunicazione ufficiale riguardo alla chiusura dello spazio aereo. Fonti confermano a che almeno due voli provenienti da Istanbul sono stati annullati, costringendo gli iraniani a bordo, che stavano tornando a casa, a fermarsi nella grande metropoli turca.

La sfida a Trump

In questo buio, l’unica luce si è accesa per la Guida suprema e i suoi sostenitori. La televisione di Stato, che non ha menzionato le di massa contro il governo, ha trasmesso il discorso di Ali Khamenei, il quale accusa i manifestanti di essere finanziati da potenze straniere e promette che la “Repubblica islamica non cederà. Tutti devono sapere che l’Islamica è salita al potere con il sacrificio di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non si piegherà di fronte ai sabotatori”, ha dichiarato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald , ha ribadito ieri sera di essere pronto a intervenire se i manifestanti venissero uccisi, aggiungendo che “dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono stati rovesciati quando erano al culmine del loro potere. Le mani degli Stati Uniti sono macchiate del sangue di oltre mille leader e cittadini innocenti iraniani”, riferendosi all’attacco militare israelo-americano di giugno. Trump è “un arrogante” e sarà “rovesciato”.

“Fermeremo i vandali”

Khamenei non fa alcun passo indietro, come non ha mai fatto in 45 anni di regime, non riconosce errori, non ammette defezioni e si prepara a una repressione ancora più severa. Ha in mente la lezione dello shah, che nel 1978, di fronte alle piazze in rivolta, iniziò a fare concessioni e fu deposto. Fermeremo “i vandali che rovinano le loro strade per compiacere un presidente straniero”, afferma, mentre la folla grida “morte all’America”.

Iran: migliaia in piazza per protestare contro la crisi economica e il regime di Khamenei

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Sui canali Telegram associati ai Pasdaran, analisti e blogger vicini ai Guardiani della rivoluzione stanno raccogliendo direttive per reprimere le proteste: “Le regioni centrali del Paese, in particolare le province di Teheran e Alborz, devono essere rinforzate con forze speciali di sicurezza e di polizia, e le Guardie Rivoluzionarie devono essere equipaggiate con armi da fuoco”, si legge in uno dei canali più seguiti dagli ultraradicali. Le manifestazioni possono servire a “identificare e arrestare i leader associati al nemico”. E infine: “La presenza di persone nelle strade per affrontare, condannare e respingere i ribelli deve essere attuata in modo innovativo. Le marce di routine dopo la preghiera del venerdì non saranno sufficienti”.

Le proteste di massa

Le manifestazioni, che sono iniziate il 28 dicembre dopo l’ennesimo crollo del rial, hanno subito un’accelerazione giovedì notte grazie all’appello a scendere in piazza del figlio dello shah deposto nel 1978, Reza Pahlavi, coinvolgendo le grandi città. Nella provincia meridionale di Fars, i manifestanti hanno abbattuto la statua dell’ex capo della forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie, il generale Qassem Suleimani, architetto della strategia iraniana in Medio Oriente, ucciso dagli americani e considerato un eroe da molti iraniani. A Teheran, migliaia si sono radunati lungo il viale Ayatollah Kashani, mentre a Mashhad, la città di Khamenei, la folla ha occupato la grande piazza dedicata a Khomeini. A Isfahan, un edificio della televisione statale sarebbe stato dato alle fiamme.

Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco con proiettili veri in diverse località, secondo le informazioni verificate dall’ong Hengaw. Il gruppo Iran Human Rights riporta di almeno 45 manifestanti uccisi e oltre 2000 arrestati. I media iraniani hanno riportato almeno 21 morti, inclusi alcuni agenti. “Le forze di sicurezza iraniane hanno ferito e ucciso sia manifestanti che passanti”, denuncia Amnesty International. Pahlavi ha convocato nuove manifestazioni per questa sera. È difficile stimare quanto sia diffuso il consenso per il principe all’interno dell’Iran: ha 64 anni e vive in esilio da quando ne aveva 18. Molti invocano il suo nome, ma nelle piazze si mescolano istanze diverse.

La mancanza di un’ organizzata e di una leadership unitaria all’interno dell’Iran, a causa di quattro decenni di repressione, hanno fatto emergere la sua figura come una delle possibili alternative. Tuttavia, secondo molti osservatori, l’ampiezza delle proteste non è ancora sufficiente a produrre un cambiamento di regime, soprattutto perché non ci sono segnali di divisioni o defezioni tra gli apparati militari e di sicurezza. Ma la situazione è in continua evoluzione. Per questa sera sono previste nuove grandi manifestazioni.

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