Italiani in Venezuela, l’ambasciatore dopo l’attacco Usa: “Rimanete a casa”
(reuters)
“Non lasciate le vostre abitazioni ed evitate di spostarvi”. A poche ore dai raid statunitensi su Caracas, così come nelle regioni di Aragua, Miranda e La Guaira, che hanno coinciso con l’arresto del presidente Nicolas Maduro, l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito esorta a massima cautela gli italiani residenti in Venezuela. Circa 160mila sono quelli registrati presso i consolati della capitale e di Maracaibo, ma includendo anche i venezuelani con doppia cittadinanza, il numero raggiunge 1,5 milioni di persone. Si raccomanda particolare attenzione agli italiani che risiedono a Caracas. La città, un affollato agglomerato di quasi dieci milioni di abitanti, è altamente urbanizzata e un attacco può facilmente colpire anche obiettivi civili.
Quando in Venezuela erano circa le due di notte, le sette in Italia, l’ambasciatore ha spiegato: “ci sono stati sorvoli aerei e forti esplosioni. Tuttavia, al momento non si avvertono bombardamenti o attacchi”. Ha aggiunto: “Sappiamo che diverse strutture sono state colpite, anche piuttosto vicine all’ambasciata, in altre località, sia portuali che aeree. La situazione rimane molto instabile”, ha sottolineato, ribadendo l’invito a rimanere a casa.
Le prime immagini che giungono da Caracas, con l’alba che si affaccia all’orizzonte, mostrano una città quasi deserta – un fenomeno insolito per una metropoli che è sempre in movimento – ma è altamente probabile che la situazione cambi rapidamente. Nel Paese, dove è stato proclamato lo stato di emergenza nazionale, nei barrios la mobilitazione è già iniziata e non è difficile che nel giro di poche ore si organizzino grandi manifestazioni, specialmente ora che la vicepresidente Delcy Rodriguez ha confermato la scomparsa del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, richiedendo agli Stati Uniti prove della loro sopravvivenza. Secondo il presidente Trump, i due sarebbero stati arrestati e portati all’estero.
Una situazione simile si era verificata nel 2002, tra l’11 e il 14 aprile, quando l’allora presidente Hugo Chavez fu catturato e allontanato dal Paese, mentre l’intero Venezuela scendeva in piazza per giorni, mentre quasi tutta l’America Latina sembrava pronta a insorgere. Tuttavia, Chavez, nei primi anni del suo mandato, godeva di una solidarietà e di un supporto popolare che Maduro non ha mai raggiunto, e la fase storica in Sud America era profondamente differente. Ciò non esclude che l’appello della vicepresidente Rodriguez alla mobilitazione totale possa spingere milioni di venezuelani a manifestare.
La Farnesina esprime anche preoccupazione. “Temiamo che si verifichino manifestazioni di piazza, quindi abbiamo indicato di esercitare cautela; sembra che ci siano anche momenti di tensione nelle carceri”, ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Stiamo seguendo con grande attenzione ogni sviluppo, soprattutto, ripeto, preoccupandoci delle condizioni dei nostri connazionali. Abbiamo anche italiani in detenzione, a partire da Trentini, ma con lui ce ne sono altri dodici, quindi anche questo è un tema che ci preoccupa e stiamo operando al massimo”.