Serbia, Vucic trionfa nelle elezioni municipali mentre le liste studentesche superano il 40%
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(reuters)
Con un sorriso soddisfatto e un discorso che mescola minacce velate a toni conciliatori, il presidente serbo Aleksandar Vucic si è presentato davanti alle telecamere dichiarando “una grande vittoria. Dieci su dieci, siamo più forti che mai”. Tecnicamente, è corretto: dalle elezioni tenutesi domenica in dieci comuni del Nord del Paese, il suo Sns emerge come vincitore ovunque. Tuttavia, il risultato elettorale evidenzia e amplifica una questione che, con la Serbia chiamata al voto massimo all’inizio del 2027, potrebbe rivelarsi problematica per lui: le liste degli studenti hanno ottenuto percentuali che raggiungono e spesso superano il 40 per cento.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana nel panorama politico serbo, dove in passato i voti di opposizione a Vucic e al suo Sns si distribuivano tra vari partiti di opposizione, più o meno inclini a formare un governo. Il movimento studentesco, emerso nelle piazze e nelle manifestazioni scaturite dopo “la strage di Novi Sad”, in cui una pensilina è crollata causando la morte di sedici persone, trova il suo principale collante nel “No” a Vucic. Anzi, a quello che definiscono “il regime mafioso di Vucic”.
La prima vera minaccia al potere di Vucic
Il presidente è consapevole, lo teme e lo valuta. Anche perché per la prima volta potrebbe vedere il suo potere minacciato. Dal novembre 2024, quando sono iniziate le proteste, ha tentato di utilizzare tutte le risorse a sua disposizione per contenere o indebolire l’ondata di indignazione che si riversava nelle piazze del Paese. Pur di disinnescarle, ha anche sacrificato il suo ex primo ministro Miloš Vučević e altri esponenti del governo e del sottogoverno, ma la mobilitazione è continuata a crescere.
L’evoluzione del movimento
Dalla verità sulla rapida ristrutturazione della stazione e sulle corruzioni ad essa associate, le rivendicazioni delle piazze si sono ampliate fino a mettere in discussione l’intero sistema di potere. Arresti, indagini e una repressione severa in piazza non sono stati sufficienti a fermarle, anche perché agli studenti si sono uniti non solo professori, accademici, artisti e lavoratori della conoscenza, ma anche importanti sindacati, tra cui quello dei camionisti e dei soldati, sciolto anni fa quando ha iniziato a rivelare affari e legami sporchi tra funzionari di alto grado e boss della criminalità organizzata. Nel frattempo, il presidente ha perso consensi. Scandali come quello relativo ai falsi per facilitare la costruzione della Trump Tower – progetto poi abbandonato dal genero del presidente, Jared Kushner, a causa delle numerose proteste – e la frettolosa “riforma” della procura anticorruzione che lo ha esposto, hanno fatto insorgere intere categorie, mentre il gesto di togliere i campi a Novak Djokovic, considerato in Serbia un eroe, per “girarli” a uno dei suoi, è stato percepito come un affronto nazionale.
I risultati nelle città
Per questo oggi Vucic afferma: “Siamo riusciti a difendere la Serbia, ora spetta a noi offrire supporto ai nostri avversari, con cui mi congratulo per i risultati eccellenti ottenuti”. E sono effettivamente notevoli. Il Nord della Serbia è tradizionalmente anziano e conservatore, e alle urne non sono state chiamate grandi città ma piccoli centri, eppure in più di uno di questi, le liste degli studenti sono rimaste indietro di appena un paio di centinaia di voti. A Kula, uno dei più grandi centri, dove la contesa elettorale proseguirà in tribunale per i ricorsi già annunciati dagli studenti, la differenza è di appena 400 voti. A Knjaževac, dove il movimento – definito da Vucic e dai suoi “i guastatori” – si è diviso in due liste, complessivamente hanno raggiunto quasi il 42 per cento dei voti, contro il 57 del Sns e dei suoi alleati, che – secondo i pochi media non filogovernativi – avrebbero perso voti quasi ovunque.
La partita pericolosa delle future elezioni
La narrazione ufficiale è di segno opposto, Vucic parla di grande vittoria e lascia intendere la possibilità di elezioni anticipate, forse a fine giugno. È una delle strategie possibili. Il movimento studentesco è giovane e rischia di non essere pronto per la sfida in una Serbia dove le reti di potere e controllo di Vucic e dei suoi sono ancora molto diffuse. D’altro canto, anche il fattore tempo potrebbe giocare a favore degli attuali equilibri di potere. Estremamente eterogeneo, con al suo interno istanze e sensibilità anche opposte, il movimento potrebbe incontrare difficoltà nel passare dalla protesta alla proposta, specialmente nella complessa realtà delle assemblee locali.
Pestaggi, violenze e brogli. Il Consiglio d’Europa: “Inaccettabile”
In questo contesto rimane uno scenario tutt’altro che chiaro. Non solo la campagna elettorale, ma anche la giornata del voto è stata caratterizzata da tensioni, veri e propri pestaggi, intimidazioni, aggressioni e segnalazioni di brogli. Secondo l’ong Crta, gli osservatori “hanno riscontrato ovunque registri paralleli, casi di violazione della segretezza del voto e trasporto organizzato degli elettori, elementi che indicano possibili votazioni sotto pressione”, oltre a “aggressioni, minacce e un clima di paura”. Inoltre, segnalano, “è particolarmente preoccupante il fatto che la polizia, nella maggior parte dei casi, non fosse pronta a proteggere i cittadini esposti alla violenza, né a fermare gli aggressori”. Ancora più incisivo il Consiglio d’Europa, la più grande e riconosciuta organizzazione europea per i diritti umani, l’unica ammessa come osservatore, che ha visitato 75 seggi in sette dei dieci municipi al voto. La delegazione, si legge in una nota, non solo sottolinea la necessità di “professionalizzare il lavoro dei seggi elettorali e delle Commissioni”, ma ha anche “assistito ad atti di violenza, in particolare ad Aranđelovac, e in tutti i comuni visitati, tranne uno, hanno visto accese discussioni e la presenza minacciosa di grandi gruppi di persone, spesso non identificate e talvolta con il volto coperto”. La conclusione è tutt’altro che positiva: “La violenza e la coercizione sono ostacoli inaccettabili alla libera espressione della volontà di tutti gli elettori”.
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