Siria, almeno 8 morti in un attentato a una moschea di Homs: “Tentativo di destabilizzare il Paese”

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Il bilancio di un attacco che ha colpito una moschea nella città di Homs, la terza più popolosa del Siria, è di almeno 8 morti e 21 feriti, secondo quanto riportato dalle autorità locali, avvenuto durante la preghiera del venerdì. Le immagini divulgate dall’agenzia di stampa statale Sana mostrano di sangue sui tappeti della moschea, fori nei muri, finestre distrutte e danni provocati dal fuoco. La moschea Imam Ali ibn Abi Talib si trova in un’area prevalentemente alawita del quartiere Wadi al-Dhahab a Homs.

Sana, citando una fonte della sicurezza, ha riferito che le indagini preliminari suggeriscono che all’interno della moschea fossero stati collocati dispositivi esplosivi.

Un gruppo estremista sunnita meno noto, Saraya Ansar al-Sunna, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. I suoi militanti “hanno detonati diversi ordigni”, ha dichiarato il gruppo in un messaggio pubblicato su Telegram, promettendo di continuare gli attacchi contro “infedeli e apostati”. Saraya Ansar al-Sunna aveva precedentemente rivendicato la responsabilità di un attentato suicida contro una chiesa a Damasco nel giugno 2025.

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Tensioni crescenti

Negli ultimi tempi, le tensioni sono aumentate in varie aree della Siria, poiché le divisioni settarie, etniche e politiche storiche continuano a compromettere la stabilità del Paese, anche se i combattimenti su larga scala si sono attenuati. Il Paese ha subito diverse ondate di conflitti settari dalla caduta del presidente Bashar al-Assad lo scorso anno, in seguito agli attacchi delle forze ribelli guidati dal gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (Hts), capeggiato allora dall’attuale presidente ad interim Ahmad al-Sharaa.

Assad, anch’egli alawita, è fuggito in Russia. I membri della sua setta sono stati soggetti a repressioni. A marzo, un’imboscata orchestrata dai sostenitori di Assad contro le forze di sicurezza ha scatenato giorni di violenze settarie che hanno provocato centinaia di morti, prevalentemente tra gli alawiti. Lunedì si sono verificati scontri tra le forze governative siriane e i combattenti delle Forze democratiche siriane, sostenuti dai curdi, in quartieri misti della città settentrionale di Aleppo, costringendo alla chiusura temporanea di scuole e istituzioni pubbliche e costringendo i civili a rifugiarsi nelle loro abitazioni. In serata, è stato annunciato un cessate il fuoco da entrambe le parti, nell’ambito di continui sforzi di distensione.

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La reazione del governo

Il ministero degli Esteri siriano ha definito l’attacco odierno contro una moschea in una zona alawita di Homs come un “tentativo disperato” di minare la stabilità del Paese, promettendo di portare i responsabili davanti alla giustizia. In un comunicato, il ministero ha condannato “questo vile atto criminale”, affermando che è avvenuto “nel contesto di ripetuti e disperati tentativi di compromettere la sicurezza e la stabilità e diffondere il caos tra la popolazione siriana”.

Damasco ha ribadito la sua “ferma posizione nella lotta al terrorismo in tutte le sue forme”, sottolineando che “tali crimini non dissuaderanno lo Stato siriano dal continuare i suoi sforzi per garantire la sicurezza, proteggere i cittadini e assicurare i colpevoli alle proprie responsabilità”.

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