Tymoshenko, ex premier dell’Ucraina indagata e perquisita dall’anti corruzione
(reuters)
Yulia Tymoshenko, ex premier ucraina e simbolo della rivoluzione Arancione contro il pro-russo Yanukovych, è sotto indagine da parte della procura anticorruzione ucraina: gli agenti della Nabu hanno perquisito i suoi uffici per tutta la notte, sequestrando telefoni, computer e mazzette di dollari in contante. Deputata e leader del partito di opposizione Batkivshchyna, è accusata di aver creato un sistema consolidato di pagamenti per corrompere i voti dei suoi colleghi parlamentari. “Secondo le indagini – spiegano gli inquirenti – ha avviato negoziati con singoli parlamentari per offrire vantaggi illeciti in cambio di un comportamento leale durante le votazioni. Non si tratta di un accordo occasionale, ma di un meccanismo regolare pensato per un lungo periodo che prevedeva pagamenti anticipati”. Tymoshenko ha risposto indignata alle accuse: “L’ultima volta che hanno fatto questo è stato ai tempi di Viktor Yanukovych», l’ultimo presidente pro-russo che l’aveva condannata a sette anni di carcere prima di essere destituito nel 2014 a causa della rivoluzione di Euromaidan.
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«Più di trenta uomini armati fino ai denti, senza mostrare alcun documento, hanno di fatto occupato l’edificio e preso in ostaggio i dipendenti. L’ultima volta che siamo stati oggetto di un’irruzione simile è stato durante la Rivoluzione della Dignità, da parte degli uomini di Yanukovich. Ma allora almeno hanno giustificato la loro irruzione con un documento del tribunale, ora non c’era nemmeno quello,” afferma Tymoshenko. Nabu e Sapo hanno diffuso screenshot di un’app in cui discuteva delle decisioni nell’aula magna il 13 gennaio, quando la Verkhovna Rada affrontava il tema delicato delle destituzioni dei ministri Mykhailo Fedorov, nominato oggi ministro della Difesa, e Denys Shmyhal, l’ex premier spostato alla Difesa pochi mesi fa ma ora destinato all’Energia; e di Vasyl Malyuk, il capo dei Servizi di sicurezza (Sbu) considerato un fedelissimo di Yermak e un aperto rivale di Budanov, che ha preso il posto dello stesso Yermak come capo dell’ufficio presidenziale. Hanno mostrato anche le mazzette di dollari sequestrate durante le perquisizioni.
“Non hanno trovato alcuna prova di reati, ma hanno sequestrato i telefoni di lavoro, i documenti parlamentari e i miei risparmi personali,” afferma Tymoshenko, che aveva criticato pubblicamente l’operato della Nabu sostenendo la necessità di riformarla. “Da tempo non temo più nulla, so di essere onesta. Nessuno può piegarmi o fermarmi e dimostreremo la verità. Respingo categoricamente tutte le accuse: sono ridicole, evidentemente le elezioni si avvicinano più di quanto si pensasse, e qualcuno ha iniziato ad eliminare i concorrenti.”
Ma Tymoshenko oggi è fuori dai giochi. Guida un piccolo partito di minoranza con un elettorato fedele, ma nei sondaggi è molto distante. È la storia, più che il presente dell’Ucraina: la bellissima “Principessa del gas” che negli anni ’90 fondò e guidò la United Energy Systems of Ukraine, una delle principali compagnie private di intermediazione del gas russo verso l’Ucraina, da oligarca del settore divenne vicepremier nel 1999 con delega per l’energia, dichiarando guerra ai grandi monopoli e agli altri oligarchi. Con la Rivoluzione arancione del 2004 diventa il braccio destro di Viktor Jushenko nella sfida a Yanukovych, il volto carismatico della piazza: la sua treccia tradizionale ucraina era un’immagine potentissima che univa il nazionalismo e le radici popolari alla freschezza della giovane leader forte e combattiva contro la vecchia oligarchia.
Il suo governo, quando finalmente assume la carica di premier nel 2005, dura pochissimo, travolto dalle lotte di potere interne con accuse e controaccuse di corruzione che erodono il sistema di potere arancione dall’interno. Ma torna a essere premier nel 2009 quando deve affrontare la crisi del gas con la Russia: firma un accordo svantaggioso con Putin che ripristina le forniture a prezzi insostenibili per Kiev. Pro Ue, pro Nato, grande critico del filorusso Yanukovych ma pragmatica con Mosca sui dossier energetici, quella firma sull’accordo avrà un costo politico definitivo. Nel 2010 perde le elezioni presidenziali contro Yanukovych, che la fa arrestare e condannare per abuso d’ufficio legato proprio a quell’accordo. È un processo politico, e la trasforma in un simbolo per l’Occidente: Ue e Usa ne chiedono il rilascio, le Ong si battono per lei denunciando la compromissione della sua salute. Ma sarà solo la rivoluzione di Maidan e la cacciata di Yanukovych a liberarla: l’Ucraina che ne è emersa non era più quella della rivoluzione arancione.
Sui social però Tymoshenko ha una visione diversa: “C’è una tradizione ucraina: prima dei colpi di Stato, mettere Yulia in prigione”.