Yemen, i sauditi accusano gli Emirati di armare i separatisti e bombardano un porto
I veicoli militari colpiti nel porto di Mukalla dai sauditi (afp)
La coalizione guidata dai sauditi ha bombardato la città portuale yemenita di Mukalla, colpendo un carico di armi e veicoli da combattimento scaricato da due navi provenienti dagli Emirati Arabi Uniti, dal porto di Fujairah, destinate a una forza separatista locale. L’attacco – annunciato dall’esercito di Riad con un comunicato della Saudi Press Agency – rappresenta un’ulteriore escalation delle tensioni tra l’Arabia Saudita e le forze separatiste del Consiglio di transizione meridionale, sostenute dagli Emirati.
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Che cosa è l’Stc, il movimento separatista
<p sostenuto dagli emirati, il movimento separatista del consiglio di transizione meridionale (stc) ha acquisito ampie zone territorio nelle ultime settimane, specialmente nell'hadramaut, senza affrontare una resistenza significativa. i suoi sostenitori richiedono al sud ristabilire uno stato nello yemen meridionale, dove repubblica democratica e popolare è stata indipendente dal 1967 1990. in questo contesto tensione, governo yemenita riconosciuto a livello internazionale – minacciato anche dai ribelli Houthi, appoggiati dall’Iran – ha esortato venerdì la coalizione militare a prendere “misure” per supportarlo.
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La posizione dei sauditi e dei loro alleati
Rashad al Alimi, capo del Consiglio presidenziale dello Yemen, il governo riconosciuto a livello internazionale e supportato da Riad, ha proclamato lo stato di emergenza e annullato un accordo di sicurezza con gli Emirati dopo che i separatisti dell’Stc hanno preso il controllo di ampie porzioni di territorio nel sud. “L’accordo di difesa congiunta con gli Emirati Arabi Uniti è annullato”, è riportato in una nota, mentre un decreto distinto ha dichiarato uno stato di emergenza di 90 giorni, con un blocco aereo, marittimo e terrestre di 72 ore.
Riad ha condannato le azioni degli Emirati arabi uniti in Yemen, definendole “estremamente pericolose”, e ha descritto le manovre dei separatisti yemeniti sostenuti da Abu Dhabi come una “minaccia alla sicurezza nazionale saudita”. Il ministero degli Esteri saudita in una nota ha chiesto “ai fratelli Emirati di accettare la richiesta” del Consiglio presidenziale yemenita di “lasciare il Paese entro 24 ore” e di “cessare qualsiasi supporto militare o finanziario” ai separatisti.
La “delusione” degli Emirati
L’Sct ha accusato Riad di aver colpito un’infrastruttura civile, definendo il bombardamento del porto di Mukalla “una violazione del diritto umanitario internazionale”.
Gli Emirati respingono ufficialmente le accuse dell’Arabia Saudita e del governo yemenita di alimentare il conflitto in Yemen. Si dichiarano sorpresi e delusi, replicando che il carico distrutto nel porto di Mukalla non conteneva armi provenienti dagli Emirati.
Tuttavia, nel primo pomeriggio, hanno comunicato che ritireranno le loro forze residue dallo Yemen, dopo aver ricevuto un ultimatum in tal senso. Ad annunciarlo è stato il ministero della Difesa di Abu Dhabi, in una dichiarazione diffusa tramite l’agenzia di stampa di Stato Wam, citando “i recenti sviluppi e le loro potenziali ripercussioni sulla sicurezza e sull’efficacia delle operazioni antiterrorismo”. Non è stata specificata la data del ritiro.
L’appello americano
La tensione rimane elevata e, nelle ultime ore, secondo fonti locali, si sono verificati scontri a fuoco tra combattenti del Consiglio di transizione e forze tribali filo-saudite nei pressi del distretto di Ghayl ben Yamin, nello Yemen orientale.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato alla “moderazione”, evitando di prendere posizione tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, due partner chiave di Washington.