Accordo europeo su immigrazione e asilo, Carletti e Calvano (Pd): “Maggiore rigidità e diminuzione dei diritti”

«Il recente Patto europeo su migrazione e asilo potrebbe comportare un significativo arretramento in termini di diritti fondamentali, privilegiando un approccio di controllo e contenimento piuttosto che la protezione delle persone. Per questo motivo, abbiamo sostenuto un’interrogazione alla Giunta regionale, presentata dal consigliere Giovanni Gordini (Civici con de Pascale), affinché l’Emilia-Romagna segua con attenzione gli effetti concreti della sua implementazione sui territori, sui servizi pubblici e sulle persone più vulnerabili».

Queste sono le dichiarazioni dei consiglieri regionali Elena Carletti e Paolo Calvano (Pd) in merito al nuovo quadro normativo europeo riguardante migrazione e asilo, entrato in vigore il 12 giugno.

«Le nuove procedure accelerate di frontiera, lo screening obbligatorio, la raccolta estesa di dati biometrici e l’uso di forme di trattenimento amministrativo rappresentano un cambiamento di paradigma che genera forti preoccupazioni. Diverse organizzazioni per i diritti umani e giuristi di spicco hanno sottolineato il rischio di una riduzione delle garanzie individuali, in particolare per richiedenti asilo, vittime di tratta, persone che hanno subito torture e violenze e minori stranieri non accompagnati».

Secondo Carletti e Calvano, la questione non riguarda solo le politiche migratorie europee, ma coinvolge direttamente le competenze regionali. «Le ripercussioni di queste decisioni si rifletteranno inevitabilmente sui sistemi sanitari, sociali e di accoglienza. L’Emilia-Romagna è direttamente coinvolta nella pianificazione delle procedure di frontiera e dovrà affrontare possibili conseguenze organizzative e assistenziali che non possono essere trascurate».

I consiglieri evidenziano in particolare l’importanza di garantire l’autonomia professionale degli operatori sanitari e la piena tutela del diritto alla salute. «Le valutazioni mediche e psicologiche devono rimanere indipendenti e basate esclusivamente su criteri clinici. Non possono diventare strumenti subordinati a esigenze amministrative o di gestione dei flussi migratori. La salute e la dignità della persona sono diritti garantiti dalla Costituzione, indipendentemente dallo status giuridico».

Particolare attenzione è richiesta per la situazione dei minori stranieri non accompagnati. «Il superiore interesse del minore deve sempre prevalere. Destano preoccupazione sia l’estensione delle procedure accelerate sia la raccolta obbligatoria di dati biometrici per bambini e bambine a partire dai sei anni di età. È necessario vigilare affinché nessuna misura comprometta le tutele previste dal nostro ordinamento».

Carletti e Calvano mettono in evidenza anche una criticità di fondo del nuovo impianto europeo: «Si intensificano controlli, trattenimenti e rimpatri, ma continuano a mancare politiche altrettanto efficaci per aprire canali regolari di ingresso, combattere il lavoro nero e il caporalato e rispondere alle necessità di un Paese che sta affrontando un forte calo demografico e una crescente carenza di manodopera. Senza percorsi regolari e inclusivi, il rischio è di aumentare marginalità, sfruttamento e insicurezza sociale».

L’atto richiede alla Giunta regionale di attivarsi affinché l’attuazione del Patto avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali, della tutela della salute e delle garanzie previste per le persone più vulnerabili, monitorando costantemente l’impatto delle nuove procedure sui servizi territoriali, sugli enti locali e sulle comunità dell’Emilia-Romagna. «L’Europa e le istituzioni nazionali devono coniugare la gestione dei fenomeni migratori, la legalità e il pieno rispetto della dignità umana. Su questo fronte, l’Emilia-Romagna può e deve continuare a svolgere un ruolo di vigilanza e garanzia», concludono Carletti e Calvano.

LegaRoma