Alloggi popolari, Fabbri: “Le case non si regalano al primo che arriva”
“Siamo indignati. L’Assemblea legislativa ha approvato, con il voto della maggioranza di sinistra, le modifiche ai criteri di accesso e permanenza nelle case popolari che eliminano il requisito dell’attività lavorativa per i cittadini extracomunitari e cancellano il riferimento ai percorsi di politica attiva del lavoro per mantenere l’alloggio.”
A dichiararlo sono il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e il capogruppo della Lega all’epoca dell’approvazione dei criteri vigenti, Tommaso Fiazza, attuale capogruppo della Lega in Regione Emilia Romagna, che attaccano la decisione della maggioranza regionale.
“La Lega – aggiungono – è rimasta in aula a battagliare fino alle 6 della mattina per contestare questa scelta. Una scelta che va nella direzione esattamente opposta a quella che dovrebbe seguire un welfare serio: aiutare le persone a rendersi autonome, non costruire nuove forme di dipendenza dall’assistenza pubblica”.
“Ci chiediamo quale sia la logica di questa scelta. Le case popolari sono finanziate con le risorse della collettività e devono rispondere a criteri equi, tutelando chi si trova in difficoltà ma anche chi lavora, paga le tasse e contribuisce ogni giorno a mantenere in piedi il sistema di welfare. Pensiamo alle famiglie che aspettano da anni un alloggio, alle giovani coppie che non riescono a permettersi una casa e agli anziani che, dopo una vita di sacrifici, faticano ad arrivare a fine mese. Davvero la risposta della Regione è togliere il lavoro dai requisiti, invece di promuovere l’inserimento lavorativo o tutelare chi ha lavorato per tutta la vita ed oggi è in pensione?”.
Alan Fabbri ricorda la battaglia condotta quando sedeva in Assemblea legislativa: “Dopo una lunga battaglia politica, ero riuscito a ottenere l’introduzione del requisito dei tre anni di residenza e dell’attività lavorativa sul territorio regionale per poter presentare domanda. Avevo chiesto cinque anni, ma quei tre anni furono comunque un risultato importante: servivano a impedire che chi arrivava da poco potesse entrare immediatamente nelle graduatorie, senza riconoscere il percorso di chi vive e lavora qui da tempo. Una misura che ho sempre difeso e che considero fondamentale per tutelare le comunità locali. Oggi vediamo una maggioranza che sceglie invece di allargare le maglie dell’assistenza e indebolire il legame tra diritti, responsabilità e integrazione”.
“E viene spontaneo chiedersi se dietro questa scelta non ci sia anche un calcolo elettorale – concludono gli esponenti del Carroccio -. La sinistra ha perso la fiducia di tanti italiani che lavorano, pagano le tasse e vedono aumentare le difficoltà quotidiane. Ora sembra voler inseguire nuovi consensi allargando la platea di chi può accedere ai benefici pubblici, senza preoccuparsi abbastanza di chi quelle risorse le ha messe pagando le tasse. Le case popolari non si possono regalare al primo che arriva. Dare la casa agli italiani e a chi lavora è una questione di buon senso”.
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