Approvazione finale al Senato del decreto sulle armi destinate all’Ucraina

Approvazione finale al Senato del decreto sulle armi destinate all'Ucraina 1

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– Il ha dato il via libera definitivo con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti al decreto riguardante l’. Viene così estesa “l’autorizzazione alla fornitura di mezzi, materiali ed equipaggiamenti a favore delle autorità governative” di Kiev.

Un risultato atteso, senza sorprese. L’unica differenza rispetto agli anni precedenti è rappresentata dalla posizione contraria di Pd e Azione, poiché il provvedimento è sostenuto dalla fiducia al governo: “Avremmo votato a favore”, afferma il senatore Alessandro Alfieri in aula, “ma voi utilizzate la fiducia per nascondere le vostre difficoltà”.

In linea con questa posizione anche Marco Lombardo di Azione: “La mancanza di coraggio ha caratterizzato la maggioranza. Il voto di fiducia ci costringe a non poter sostenere un decreto che avremmo voluto appoggiare”, spiega durante la dichiarazione di voto. “La maggioranza teme di non mantenere coerenza al suo interno”. Un rischio evidenziato soprattutto alla Camera a causa del recente gruppo dei vannacciani.

A Palazzo Madama, l’eccezione già annunciata è senza dubbio il leghista Claudio Borghi, che aveva già comunicato il suo voto contrario. Il resto del Carroccio si allinea alle parole del capogruppo Massimiliano Romeo: “C’è una grande incoerenza tra chi si propone come difensore dell’impresa e degli imprenditori e allo stesso tempo indossa l’elmetto; è necessario lavorare per la pace e per la conclusione di molte guerre, questo è il vero obiettivo della ”.

“Sedersi a un tavolo senza avere il supporto dei paesi europei significa sostanzialmente farlo in una posizione di debolezza; non avrebbe realmente senso e sarebbe un suicidio. Questo dovrebbe essere chiaro a tutti, compresi i generali”, ha proseguito Romeo. Un chiaro riferimento a Vannacci.

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