Askatasuna crea divisioni nel Consiglio: “Gli organizzatori risarciscano i danni”, conflitto in aula.

Askatasuna crea divisioni nel Consiglio: “Gli organizzatori risarciscano i danni”, conflitto in aula. 1

“Chi è responsabile dell’organizzazione delle manifestazioni deve rispondere per i danni”. Questo è il fulcro dell’ordine del giorno – successivamente approvato – riguardante l’introduzione di misure regolamentari e garanzie economiche per le manifestazioni politiche, presentato dalla in Consiglio comunale a Ferrara. Un documento che trae origine dagli scontri del 31 gennaio a Torino durante il corteo per Askatasuna e che ha immediatamente innescato un acceso confronto politico tra maggioranza e opposizioni.

A scatenare la seduta è stato l’intervento del consigliere leghista Stefano Perelli, ex membro delle forze dell’ordine, che utilizza termini molto forti per descrivere gli eventi di Torino. Perelli parla di “guerriglia urbana” e definisce i responsabili degli scontri “terroristi”. Il consigliere sottolinea poi che “non c’è nulla di manifestante” in chi impiega “martelli, bombe carta e molotov” contro le forze dell’ordine.

“Questi sono terroristi e devono essere trattati come tali”, afferma Perelli in aula. E aggiunge: “Non è accettabile che chi utilizza sistematicamente la violenza come forma di protesta rimanga impunito”. Il consigliere della Lega richiama più volte il video divenuto virale dell’aggressione a un agente di polizia isolato durante gli scontri. “Non c’è stato un morto solo per miracolo”, sostiene, affermando che il poliziotto sarebbe stato colpito “con martellate ben assestate”.

Il corteo del 31 gennaio a Torino, convocato in difesa di Askatasuna dopo lo sgombero del centro sociale di corso Regina Margherita, ha visto anche la partecipazione di residenti del quartiere Vanchiglia, famiglie e persone legate alle attività sociali e culturali organizzate negli anni dal centro sociale, che da tempo rappresenta un punto di aggregazione e riferimento per i cittadini torinesi.

Il dibattito si sposta poi su Ferrara. L’ordine del giorno della Lega richiede infatti l’introduzione di “misure regolamentari” e forme di garanzia economica per le manifestazioni politiche, sostenendo che eventuali danni “non debbano ricadere sulla collettività”, ma essere integralmente risarciti da chi organizza o promuove i cortei.

Una posizione sostenuta anche dalla consigliera Maria Grazia Cristofori, secondo cui “la violenza, il vandalismo e l’intimidazione non possono essere considerati forme di dissenso pubblico”. “Rompere le vetrine di un negozio non è il modo giusto di manifestare”, afferma.

Le opposizioni, tuttavia, respingono con fermezza l’impostazione dell’ordine del giorno approvato dalla maggioranza, evidenziando come a Ferrara, negli ultimi anni, non si siano verificati episodi di violenza o devastazione durante le manifestazioni cittadine.

Tra gli interventi, quello della consigliera pentastellata Marzia Marchi, che accusa la maggioranza di voler trasformare il tema della sicurezza in uno strumento per reprimere il dissenso. Marchi contesta innanzitutto il fatto che il Consiglio comunale di Ferrara discuta di Askatasuna: “Questo era un argomento da Consiglio comunale di Torino”, osserva, sostenendo che il riferimento agli scontri piemontesi servirebbe principalmente a costruire una “narrazione con i buoni da una parte, le forze dell’ordine, e i cattivi dall’altra, cioè i manifestanti dei centri sociali”. Ma, ribadisce, “non esistono buoni e cattivi”: “Come ci sono mele marce nelle forze dell’ordine, perché non dovrebbero essercene anche tra i manifestanti?”.

Marchi critica aspramente l’idea di introdurre responsabilità economiche per gli organizzatori. “La responsabilità è individuale”, afferma con decisione in aula. E porta un esempio personale: “Io ho organizzato moltissime manifestazioni. Se qualcuno si infiltra in piazza e commette violenze, perché dovrei essere io a pagare?”. Secondo la consigliera, l’ordine del giorno della Lega rappresenterebbe di fatto “una forma di intimidazione” verso chi organizza e iniziative pubbliche.

La consigliera arriva anche a evocare il rischio di una deriva politica più ampia. Accusa infatti la maggioranza di voler progressivamente “limitare il dissenso” attraverso regolamenti, protocolli e restrizioni sulle manifestazioni. E ricorda alcuni episodi avvenuti negli ultimi mesi a Ferrara, dai contrasti sulle manifestazioni pro fino alle polemiche sulle esposizioni di simboli (come la kefiah indossata da Marchi) e bandiere.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere dem Matteo Proto, che parla di rischio di “barriera censoria”: “Il diritto di riunione non può essere subordinato a filtri economici”. Anche Anna Zonari (La Comune) condanna senza riserve le violenze contro la polizia, ma invita a evitare generalizzazioni: “Non tutti i manifestanti sono violenti e non tutte le forze dell’ordine commettono abusi”.

Il risultato è un’aula profondamente spaccata. Alla fine, però, la maggioranza compatta approva l’ordine del giorno della Lega.

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