Aumento delle contestazioni in coincidenza con la scadenza della legge Severino.

L’ex assessore comunale Nicola Lodi esprime il suo parere riguardo l’udienza del 15 maggio, in cui Rossella Arquà (accusata per l’invio di lettere minatorie a Lodi) ha affermato che ci sarebbe stato un presunto accordo segreto, secondo il quale le lettere sarebbero state inviate su richiesta dello stesso, con l’intento di farlo apparire come una vittima.

“Prendo atto di quanto dichiarato ieri (due giorni fa, il 15 maggio, ndr) in aula e considero necessario rispondere con altrettanta chiarezza. Non ho mai concordato con Rossella Arquà l’invio di quelle lettere. Non è mai esistito alcun accordo, alcun patto, alcuna intesa di alcun genere. Lo affermo in modo chiaro e me ne prendo piena responsabilità”, chiarisce Lodi.

“I fatti parlano da soli. Fui io stesso a richiedere l’installazione delle telecamere che hanno aiutato a identificare la mittente: una scelta difficilmente compatibile con la tesi di chi sostiene che l’intera vicenda fosse concordata. I messaggi scambiati con Arquà all’epoca dei fatti – nei quali lei ammetteva di aver “fatto una cazzata” mentre io rispondevo con sorpresa e disappunto – sono agli atti e non evidenziano alcun accordo. Se avessi voluto apparire come una vittima, avrei dato io stesso notizia, alla stampa e sui social, della ricezione delle lettere minatorie. Perché aspettare, se fosse stato così? Invece non ho detto nulla. Perché? Perché avevo realmente timore di ciò che sarebbe potuto accadermi”.

“Per quanto riguarda i rapporti con la Digos – prosegue Lodi – ribadisco che la cordialità sviluppatasi nel tempo era la naturale conseguenza di una collaborazione istituzionale, del tutto legittima. Tentare di attribuire a quella cordialità un significato improprio significa costruire un’accusa su presupposti infondati. Mi aspetto che chi avanza simili insinuazioni – anche al di fuori delle aule di tribunale – si assuma la responsabilità di affermazioni che non hanno alcun fondamento”.

“Non posso non notare, inoltre, che si continua a sfruttare vicende giudiziarie che mi coinvolgono per alimentare una narrativa politica che ha poco a che fare con la ricerca della verità. È successo con il caso di via Scalambra, conclusosi con la mia piena assoluzione. È accaduto con il procedimento per peculato relativo alle telecamere sull’autovettura comunale, per il quale la Procura ha richiesto l’archiviazione due giorni fa. Lo stesso schema si ripete oggi, con le stesse modalità, in un contesto differente. È un metodo che conosco, che non mi sorprende, ma che considero profondamente scorretto nei miei confronti”.

“Non posso non rilevare la tempistica di queste dichiarazioni. La mia sospensione dalla carica, conseguente all’applicazione della legge Severino, è prossima alla scadenza. In questo contesto, assistiamo a un’escalation di accuse che non riguardano soltanto la mia attività politica, ma che mirano a colpirmi come persona. Mi chiedo – e lo chiedo pubblicamente – perché proprio ora. Perché ieri, in quell’aula, si è ritenuto di avanzare una ricostruzione così grave, dopo anni di silenzio su questo presunto accordo. È una domanda legittima, alla quale mi aspetto che qualcuno fornisca una risposta”.

“Le dichiarazioni rese ieri in aula sono di una gravità che non può essere sottovalutata. I miei legali stanno valutando ogni iniziativa nelle sedi competenti. Confido che il processo, nel suo corretto svolgimento, restituirà una ricostruzione fedele dei fatti”.

LegaUSA