Barbara Paron denuncia la “violenza silenziosa”: “La normativa non deve trasformarsi in un mezzo di persecuzione”

Un ampio sfogo pubblico per denunciare quella che definisce una forma di “violenza invisibile”, caratterizzata da pressioni psicologiche, conflitti familiari e un uso distorto degli strumenti legali. Barbara Paron, ex sindaca di Vigarano Mainarda ed ex presidente della Provincia di Ferrara, ha condiviso sulla propria pagina Facebook una riflessione personale riguardo al tema della violenza sulle donne e alle conseguenze che, secondo la sua opinione, possono perdurare anche dopo una condanna da parte della giustizia.

“Esiste però un’altra forma di violenza: una violenza sotterranea, sottile, burocratica e quotidiana, che non si fa sentire ma che annienta giorno dopo giorno”, scrive Paron, chiarendo di voler trasformare la propria esperienza personale in una questione di rilevanza pubblica.

Nel post, l’ex amministratrice dichiara di essere stata “vittima di stalking”, specificando che si tratta di “un fatto riconosciuto da una sentenza di condanna dello Stato Italiano nei confronti del mio ex”. Da qui la denuncia di una situazione che, secondo Paron, non si sarebbe conclusa con il verdetto della giustizia.

“La violenza, quando non può più manifestarsi in modo diretto, cambia forma. Diventa manipolazione, controllo coercitivo o, come viene definita dagli esperti, ‘violenza vicaria’”, continua, riferendosi all’utilizzo dei figli “come strumento per colpire, destabilizzare e torturare psicologicamente la madre”.

Nel suo intervento, Paron critica quelle che definisce forme di “micro-violenza quotidiana”, caratterizzate da “silenzio”, “informazioni omesse” e “piccole negazioni quotidiane”. Tra gli esempi forniti, menziona l’impossibilità di accompagnare il figlio agli allenamenti “adducendo scuse pretestuose”, situazione che, secondo l’ex sindaca, rappresenterebbe “uno stalking psicologico sotterraneo”.

Uno dei passaggi più incisivi riguarda il rapporto tra giustizia penale e civile. “C’è un cortocircuito logico e giuridico inaccettabile in questo Paese: una giustizia che prima riconosce lo status di persecutore a un uomo, e poi, in sede civile e minorile, rischia di premiarlo come padre”, afferma.

Paron richiama inoltre l’attenzione sulle ripercussioni che questi conflitti possono avere sui figli, sostenendo che “diventano vittime due volte” e denunciando una pressione psicologica che li costringerebbe a dover mostrare “una felicità da copertina”.

L’ex presidente della Provincia conclude con un appello rivolto alle istituzioni, ai magistrati e agli operatori sociali: “La violenza invisibile si annida nei dettagli, nella burocrazia degli affetti, nel diritto usato come clava”. E aggiunge: “Chiedo alle istituzioni di non concentrarsi solo sul sangue o sulle urla, ma di imparare a interpretare il silenzio ostile e la sottomissione psicologica”.

Il messaggio si chiude con una definizione personale che assume il tono di una dichiarazione d’intenti: “Una madre, una cittadina, una donna libera che non smetterà di difendere la dignità propria e di suo figlio”.

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