Biennale, il documento sul commissariamento. A Giuli i materiali riguardanti il padiglione di Mosca.
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ROMA – L’attenzione è ora rivolta al plico digitale che la Biennale deve inviare al ministero della Cultura. La scadenza è fissata per oggi. Questo momento rappresenta un punto cruciale in una situazione che si è trasformata in un caso politico-diplomatico di rilevanza internazionale e in un conflitto personale tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco.
Il Collegio romano è pronto a esaminare con attenzione tutta la documentazione riguardante la «gestione» del controverso padiglione di Mosca. L’intento è quello di accertarne la conformità alle sanzioni attualmente in vigore. Dalla Biennale emerge solo un «massimo spirito di collaborazione». Almeno tra gli uffici. Tra i due protagonisti, il ministro e il presidente, regna il silenzio: nessun contatto. Il 19 marzo a Venezia si inaugurerà il padiglione centrale ristrutturato con i fondi del Pnrr. E nonostante Buttafuoco avesse già annunciato la presenza del ministro martedì scorso, l’invito formale sarebbe giunto a Giuli solo ieri. Per questo motivo, il titolare della Cultura non ha ancora preso una decisione. Attende di esaminare i fascicoli. Ma non solo: è improbabile che gli ex colleghi del Foglio si trovino a inaugurare insieme senza che uno dei due faccia un gesto di distensione per attenuare le tensioni delle ultime settimane.
Nei corridoi della Biennale, la richiesta di documentazione ha suscitato persino il timore di un possibile commissariamento. Un’ipotesi che viene sussurrata anche all’interno della maggioranza. La procedura esiste: secondo un decreto legislativo del 1998, il ministero ha il potere di vigilanza sulla fondazione. Può disporre ispezioni (opzione discussa in questi giorni). E addirittura sciogliere il cda e nominare un commissario. In situazioni estreme: «Gravi irregolarità nell’amministrazione» o «gravi violazioni delle disposizioni legislative». Se la fondazione avesse operato in violazione delle sanzioni Ue nei confronti della Russia, sarebbe semplice ricorrere a questa casistica.
Almeno dal 2024, il Cremlino ha sempre manifestato – attraverso le sue rappresentanze – un forte interesse a riaprire il padiglione alla Biennale. Rimanendo nei limiti imposti dalle normative: in una nota dell’anno scorso, la stessa diplomazia russa concordava con i colleghi italiani sulle motivazioni che rendevano impossibile la partecipazione all’esposizione. Il documento, esaminato da Repubblica, è stato analizzato con attenzione al ministero della Cultura. È la guida per comprendere che tipo di irregolarità il Collegio romano sta cercando nei documenti della fondazione veneziana. I progetti per i padiglioni – tutti nazionali, a cura degli Stati – devono essere presentati a vari enti. È necessario coinvolgere dei professionisti per farlo: la nota dei diplomatici di Mosca chiarisce che «devono obbligatoriamente intervenire un architetto abilitato, un ingegnere per la sicurezza antincendio e un tecnico abilitato per la sicurezza». Questo basterebbe per entrare in conflitto con le sanzioni, sostenevano gli esperti. Secondo il regolamento del Consiglio europeo 2022/1904, «è infatti vietato prestare, direttamente o indirettamente, servizi di architettura e ingegneria, consulenza giuridica e informatica» al governo russo. Chiaro. Tant’è che la valutazione degli esperti era netta: «Abbiamo concluso che, a meno di una specifica deroga (…) nessun professionista si assumerà mai il rischio di essere sottoposto a procedimento penale per la violazione delle sanzioni». Quest’anno l’ostacolo è stato superato? È sufficiente, come ha previsto Buttafuoco, che l’installazione sia audio e video, con gli artisti russi presenti a Venezia solo prima dell’inaugurazione del 9 maggio? È il fulcro della verifica del Mic.
Per il momento, con l’approvazione di Palazzo Chigi. A destra, solo la Lega ribadisce quotidianamente il suo entusiasmo per la riammissione dei russi. Il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato ieri di aver contattato Buttafuoco e non Giuli, e di schierarsi dalla parte del primo. Perché «la cultura e lo sport devono avvicinare, non devono escludere».
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