Cento, danni all’Isit durante la protesta: “Il disagio giovanile non sia un’attenuante”

Cento, danni all’Isit durante la protesta: “Il disagio giovanile non sia un’attenuante” 1

. I danni alla recinzione dell’Istituto scolastico e la sottrazione di un estintore durante una manifestazione studentesca finiscono al centro dell’intervento del Coordinamento docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu). L’organismo, attraverso il presidente Romano Pesavento, richiama il principio della responsabilità individuale e sottolinea la necessità di distinguere il diritto di manifestare da eventuali condotte che compromettono la e il patrimonio scolastico.

I fatti, riferisce il coordinamento, sono stati confermati dal sindaco di Cento Edoardo Accorsi e sono attualmente oggetto di accertamenti. Per il Cnddu, se le responsabilità venissero confermate, non si potrebbe parlare soltanto di intemperanze adolescenziali, ma di comportamenti che richiedono conseguenze proporzionate alla loro gravità.

“La manifestazione del costituisce una forma legittima di partecipazione, ma non può tradursi nella compromissione dei beni scolastici, nell’alterazione delle condizioni di sicurezza o nella limitazione delle attività didattiche”, afferma il coordinamento. Particolare preoccupazione viene espressa per la sottrazione dell’estintore, perché “la manomissione o l’indisponibilità di un dispositivo antincendio può esporre studenti e personale a rischi che non possono essere sottovalutati”.

Il Cnddu condivide il richiamo del sindaco alla necessità che chi provoca un danno ne risponda. Individuare i responsabili, verificare l’entità dei danni e prevederne la riparazione, secondo Pesavento, non significa adottare un approccio repressivo, ma ribadire che ogni azione comporta delle conseguenze. “Il rispetto dei beni comuni costituisce una condizione essenziale della convivenza scolastica”, sottolinea il coordinamento.

L’intervento invita però anche a non estendere le responsabilità all’intera comunità studentesca. “Chi ha manifestato pacificamente non può essere equiparato a chi abbia eventualmente danneggiato strutture o sottratto attrezzature”, precisa il documento, evidenziando l’importanza di distinguere le forme legittime di protesta dalle condotte contestate.

Un altro punto riguarda il richiamo al disagio giovanile, che per il coordinamento non può diventare una giustificazione automatica degli episodi di vandalismo. “Comprendere le motivazioni di una protesta è importante; riconoscere la gravità di eventuali atti distruttivi è indispensabile”, afferma il Cnddu, mettendo in guardia dal rischio di confondere l’analisi delle difficoltà degli adolescenti con la valutazione delle loro azioni.

Anche il dialogo con le istituzioni, nella prospettiva del coordinamento, deve accompagnarsi all’assunzione di responsabilità. La disponibilità al confronto manifestata dal sindaco Accorsi può rappresentare un’occasione per affrontare le richieste degli studenti, ma non deve essere considerata un’alternativa al rispetto delle regole. “Il dialogo istituzionale acquista credibilità quando si fonda su regole riconosciute e sulla consapevolezza che il dissenso non autorizza comportamenti arbitrari”, sostiene il Cnddu.

Per Pesavento, la vicenda pone una questione più ampia sul rapporto tra gli studenti e la scuola, intesa come patrimonio collettivo e luogo di formazione. Se gli accertamenti confermeranno le condotte segnalate, il coordinamento ritiene necessario adottare provvedimenti coerenti con la loro gravità, prevedendo sia la riparazione dei danni sia interventi educativi sulle conseguenze dei comportamenti.

La risposta, conclude il documento, non dovrebbe quindi limitarsi al ripristino della recinzione o alla sostituzione dell’estintore. “Il confronto è parte integrante della vita scolastica, ma nessuna rivendicazione può legittimare la distruzione di beni destinati alla collettività o la compromissione della sicurezza”, è la posizione del Cnddu.

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