Cento squadre e 2.500 partecipanti. La situazione critica di Futuro Nazionale.
L’iniziativa attuale per Roberto Vannacci appare semplice, almeno a parole: passare dal voto di opinione a una vera e propria organizzazione per ottenerlo sul campo, quel voto. In precedenza, i team del Mondo al contrario si dedicavano a preparare presentazioni del libro o cene, ma ora arriva la parte complessa, ovvero essere in grado, per esempio, di raccogliere 73.500 firme, inclusa la Valle d’Aosta, suddivise tra i 49 collegi, necessarie per presentarsi alle Politiche con il simbolo di Futuro nazionale. Perché «costituire un partito non è come organizzare una caserma, serve personale politico», afferma un militante di lunga data della destra radicale, il milanese Roberto Jonghi Lavarini, pronto a impegnarsi con la sigla Unione patriottica.
A destra, FdI e Lega ripongono molte speranze nelle difficoltà tecniche della questione, per così dire. Il 16 febbraio, l’associazione Mondo al contrario terrà un primo direttivo dopo la scissione dal Carroccio, dove si inizieranno a delineare le linee guida per la creazione del partito. I già noti team, circa un centinaio in tutta Italia e che nel 2025 hanno registrato 2.500 iscritti, si formavano con facilità e accoglievano un po’ di tutto, anche amici di amici. Alcuni, però, hanno già chiuso, in polemica con i metodi e le strategie adottate dall’ex vicesegretario leghista. Pertanto, la trasformazione in sezioni non è automatica, anche perché nei territori la Lega sta imponendo delle condizioni: chi è iscritto al partito non può rimanere nei team, e ormai vale anche il contrario.
Di certo, l’operazione Fn è osservata con attenzione da diverse realtà della destra radicale e sovranista. Ci sono i “disaffezionati ideologici” del centrodestra che vedono in Vannacci una nuova opzione coerente, e i “disaffezionati di comodo” che, non avendo ottenuto lo spazio desiderato nei partiti esistenti, sperano di trovarlo in un nuovo soggetto. In ogni caso, il legame più solido per un’alleanza è con Indipendenza di Gianni Alemanno, attualmente in carcere ma con una robusta esperienza alle spalle nella filiera Msi-An. Resta da capire se il generale in congedo riannoderà i rapporti con Fabio Filomeni e il suo gruppo. Anche lui ex parà della Folgore, aveva abbandonato il Mondo al contrario che aveva fondato e di cui era presidente, in polemica con la decisione di Vannacci di unirsi alla Lega. Ha a sua volta creato Europa sovrana indipendente, affermando che «al momento non ci sono le condizioni» per la riunificazione e che «è giunto il momento di riporre i rispettivi abiti politici nell’armadio e unirsi in una vera forza antisistema che non deve collocarsi né a destra né a sinistra. Altrimenti è tutto vano».
Inoltre, va considerato il network remigrazione, composto da Casapound, Rete dei patrioti, Fronte veneto skinheads e Brescia ai bresciani. La nuova Futuro nazionale punta quasi tutto su questo tema, a livello locale ci sono iniziative comuni e contatti. «Cosa accadrà lo scopriremo prossimamente, ma al momento non siamo interessati a ragionamenti elettoralistici», assicura Salvatore Ferrara della Rdp. Anche perché nel cosiddetto mondo identitario permangono forti legami con i partiti di governo, basti pensare a Piero Puschiavo, già testa rasata e fondatore dei naziskin veneti, oggi dirigente del partito di Giorgia Meloni in provincia di Vicenza. Molto dipenderà dall’evoluzione di Futuro nazionale, se insomma il progetto riuscirà a dominare l’area.
C’è interesse invece da parte di Destra sociale di Luca Romagnoli, ex eurodeputato della Fiamma Tricolore, così come da Pro Italia, un piccolo partito sovranista. La rossobruna e filorussa Democrazia sovrana popolare chiude alla collaborazione, ma con riserva: «Noi — riflette Marco Rizzo — abbiamo una teoria, un’analisi e una formula organizzativa, lui crea confusione. Tuttavia, mai dire mai, non guardiamo negativamente a ciò che disarticola l’attuale sistema».
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