“Un atto vile”. Con queste espressioni la capogruppo del Pd Anna Chiappini descrive l’azione del sindaco Alan Fabbri, che aveva lasciato sui banchi dell’opposizione una copia di un articolo riguardante questioni legali relative al figlio del consigliere Fabio Anselmo.
Lo comunica annunciando la decisione di “abbandonare per protesta” l’aula del Consiglio comunale, un gesto che ha trovato consenso tra tutte le forze di opposizione. “Comunico – ha dichiarato – che ci allontaniamo dai banchi per protestare contro l’atteggiamento del sindaco che, non solo non ha risposto al question time della consigliera Marchi, ma ha anche compiuto un atto vile, sottolineo l’aggettivo vile con tutte le sue implicazioni, di ricatto e minaccia nei confronti dell’avvocato Anselmo”.
La discussione, durante la seduta del 27 maggio, era giunta agli ultimi due punti all’ordine del giorno: una richiesta di informativa urgente, presentata da Pd, Civica Anselmo, La Comune di Ferrara e Movimento 5 Stelle, riguardo alle circostanze che hanno portato alle dimissioni dell’ex assessora Francesca Savini e alla redistribuzione delle deleghe; e una mozione di censura nei confronti del sindaco Fabbri per la gestione politica e istituzionale dell’incidente stradale del 4 maggio 2026 che aveva coinvolto il primo cittadino e la stessa Savini.
Alla prima è seguita una breve risposta dell’assessore Stefano Vita Finzi. Nella quale ha evidenziato come il sindaco avesse “già fornito risposte in precedenza” e come non ci fossero “ulteriori elementi anche in considerazione degli accertamenti ancora in corso”.
“In assenza di una nuova nomina – ha aggiunto l’assessore – le competenze rimangono in capo al sindaco, non vi è alcuna scopertura. Il sindaco sta effettuando valutazioni per identificare una figura adeguata a cui conferire tali deleghe”.
La mozione di censura è stata invece ritirata dal consigliere Leonardo Fiorentini, della Civica Anselmo.
“A causa della scandalosa assenza del sindaco – ha dichiarato in aula Fiorentini – ritiro questa mozione, che ci riserviamo di ripresentare in un secondo momento, magari quando il sindaco si degnerà di essere presente“.
Nel testo della mozione veniva attribuita al primo cittadino una responsabilità politica diretta nella gestione della questione legata all’incidente del 4 maggio. Secondo i firmatari, il sindaco, “in quanto passeggero presente sull’auto e figura istituzionale di vertice dell’ente, avrebbe dovuto assumere la responsabilità politica, morale e civica di impedire che una persona in evidente o comunque grave stato di alterazione si mettesse alla guida“.
La mozione contestava inoltre la gestione pubblica dell’accaduto e la mancanza di “una chiara richiesta di scuse alla cittadinanza da parte del sindaco per il rischio corso, per il danno reputazionale arrecato all’ente e per il messaggio diseducativo trasmesso”, arrivando a chiedere le dimissioni per il venir meno “del rapporto di piena fiducia politica e istituzionale necessario a rappresentare la città”.