“È giunto il momento di fermarsi, Telemeloni denigra il servizio pubblico”
Egregio direttore,
il 6 febbraio è stata redatta una delle pagine più oscure nella storia del servizio pubblico radiotelevisivo. Nella tarda mattinata apprendiamo che uno dei co-conduttori del Festival di Sanremo, per motivi ignoti, sarà il presunto comico Andrea Pucci, noto alle cronache soprattutto per le sue battute volgari sugli omosessuali. Anche il suo post sui social, in total nude look, che non lascia spazio a dubbi sul motto fascista “me ne frego”, non si distingue per eleganza e dovrebbe far riflettere chi ha avuto l’idea brillante di ingaggiarlo per il primo festival dopo la scomparsa di Pippo Baudo.
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Successivamente, nel pomeriggio, sono stati diffusi i dati riguardanti l’emorragia di spettatori dai tg Rai, con quasi 400mila telespettatori in meno dall’inizio della stagione (da settembre a oggi), a favore principalmente dei notiziari delle reti Mediaset.
Infine, a conclusione della giornata, è arrivata la cosiddetta ciliegina sulla torta: una telecronaca surreale e imbarazzante dell’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, condotta addirittura dal direttore di Rai sport in prima persona, che ha suscitato sconcerto per l’improvvisazione e le numerose gaffe. Il direttore Paolo Petrecca è riuscito a confondere, tra l’altro, l’attrice Matilda De Angelis con la cantante Mariah Carey e la presidente del Cio con la figlia del presidente Mattarella, ignorando deliberatamente e ideologicamente la performance artistica di Ghali. Si è verificato un contrasto mai così forte tra la bellezza delle immagini della cerimonia e l’approssimazione delle parole del direttore (più volte sfiduciato) di Raisport.
Questa è la sintesi di una giornata che ha umiliato la storia del servizio pubblico radiotelevisivo del nostro Paese, e di cui gli attuali vertici aziendali e il Governo devono rendere conto. Telemeloni non è una semplificazione di marketing politico, ma purtroppo il simbolo di questo tempo che mira a annichilire il pluralismo e le professionalità (numerose) presenti in Rai.
La paralisi della Commissione di Vigilanza e la protervia di questa maggioranza stanno infliggendo un quotidiano vilipendio alla più importante azienda culturale del Paese. Riteniamo questo inaccettabile e chiediamo che in Parlamento si avvii un serio dibattito sul futuro del servizio pubblico, e sottolineiamo pubblico, di questo Paese. Non vogliamo mai più, per rispetto della storia della Rai, che si ripetano giornate nere come quella di ieri.
*deputato Pd, capogruppo in commissione di Vigilanza Rai
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