Esercito, Mantovano esprime riserve sul progetto di Crosetto: “La strategia è stabilita dal governo, non da singoli individui”
“Non si tratta di una questione che coinvolgerà un singolo ministro”. Questa sembra essere una chiara presa di distanza del sottosegretario Alfredo Mantovano riguardo al piano di ristrutturazione dell’esercito presentato dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
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Dopo l’anticipazione di Repubblica riguardo al dossier redatto dal comitato ristretto nominato dallo stesso ministro, a una domanda dei giornalisti sulle linee guida contenute in quel documento, il sottosegretario ha dichiarato che la questione sarà affrontata “dal governo nella sua totalità”: “La proposta di riforma della difesa e dell’intelligence del ministro Crosetto? – ha affermato Mantovano alla Camera durante la presentazione della relazione sui servizi – La strategia di sicurezza nazionale è una strategia che viene definita dall’intero governo, poi all’interno del governo i membri che ne fanno parte formulano delle proposte, quindi non esiste la proposta di uno che si pone in alternativa rispetto all’altra, ma c’è un discorso unitario”. In sostanza, se ne riparlerà e le proposte saranno differenti. Non è un segreto che il sottosegretario non sia del tutto d’accordo con il piano di Crosetto, in particolare riguardo alla previsione di istituire un quarto ramo delle forze armate dedicato alla cybersicurezza, che attualmente è sotto la responsabilità anche di Palazzo Chigi per alcune competenze. Il progetto del ministro della Difesa, come riportato nel documento visionato da Repubblica, prevede di «realizzare un modello organico del personale militare pari a 275.000 unità dell’esercito, della marina e dell’aeronautica, in servizio permanente e in ferma prefissata, di cui 15.000 appartenenti a un contingente di riserva operativa in servizio permanente». Il contingente stabile beneficerà di una serie di incentivi economici e sarà immediatamente richiamabile, con controlli medici regolari: inizialmente ne faranno parte personale attualmente non impiegato operativamente e «militari congedati (con obbligo di permanenza di 5 anni, prorogabili su richiesta)»: per loro sono previsti «richiami addestrativi annuali per mantenere la capacità operativa». Il contingente volontario, invece, sarà reclutato tra «civili (25-35 anni)» con «ferma di 12 mesi prorogabile di ulteriori 12 mesi». Nel servizio volontario, e questa rappresenta una seconda novità, sarà prevista la possibilità di reclutare «cittadini stranieri regolari, residenti in Italia, per l’assolvimento di periodi di servizio volontario». È previsto un compenso che dovrebbe aggirarsi intorno ai 6mila euro lordi all’anno. Nel progetto di riforma elaborato dal comitato ristretto voluto da Crosetto sono incluse nuove assunzioni anche per i carabinieri: con un «incremento pari a 2.600 unità complessive delle dotazioni organiche» e «un piano pluriennale di assunzioni straordinarie di 7.600 unità». Il costo per le nuove assunzioni delle forze armate a regime, passando dalle attuali 170 mila a 275 mila unità, si aggira intorno ai 7 miliardi di euro: la spesa complessiva per le forze armate aumenterebbe quindi da 8 a 15 miliardi di euro.
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