Fiorentini a Malaguti: “La sicurezza non si impone, si gestisce”
di Leonardo Fiorentini*
Da un po’ di tempo ho smesso di considerare la Costituzione come il punto di riferimento giuridico e culturale della destra italiana. Grazie alla risposta dell’On. Malaguti alle mie osservazioni sulla proposta di riforma dell’imputabilità dei minori del Governo Meloni, emerge addirittura che il riferimento non è nemmeno il Codice Rocco del periodo fascista. In realtà, i riferimenti sembrano essere i sistemi penali di alcune nazioni arabe, forse quelli che applicano la Sharia. Questo contrasta con la difesa dei valori occidentali.
Non illudiamoci: non è l’aumento delle pene a prevenire i reati. Non lo è mai stato e mai lo sarà. Piuttosto, è la certezza dell’accertamento del reato e della sua punizione. E, soprattutto per i minori, la capacità dello Stato di intervenire prima che il disagio si trasformi in devianza. Anni di ricerca criminologica ce lo confermano. Gli adolescenti, per le peculiarità del loro sviluppo cognitivo ed emotivo, sono i meno influenzabili dalla deterrenza della pena e i più influenzabili, invece, dalla qualità delle relazioni educative e delle opportunità disponibili.
Anch’io ho frequenti confronti con le forze dell’ordine, così come con magistrati, educatori, assistenti sociali, psicologi, insegnanti e studiosi. Questo dovrebbe essere il compito della politica: integrare tutti gli aspetti di un problema complesso e identificare le soluzioni più efficaci. Chi si concentra esclusivamente sulla dimensione repressiva finisce inevitabilmente per proporre solo più carcere e pene più severe. È una strategia utile per condurre una campagna elettorale continua, ma molto meno efficace per ridurre realmente la criminalità.
I dati attestano che l’Italia è uno dei paesi più sicuri a livello globale. I reati, compresi quelli commessi da minori, sono in calo da decenni. Malaguti menziona i furti: le segnalazioni di minori coinvolti in quel reato sono diminuite da 9.245 nel 2015 a 6.184 nel 2025. Per chiarire, si tratta di una riduzione del 33%. Negli ultimi due anni si è registrato un incremento di alcune tipologie di reato che destano preoccupazione. Si tratta di un fenomeno che non deve essere sottovalutato, ma compreso e affrontato. L’aumento è più evidente nelle denunce rispetto alle effettive prese in carico, il che rende ancora più palese il fallimento delle politiche punitive del Governo Meloni.
I reati devono essere prevenuti e perseguiti, anche quando commessi da minori. È fondamentale tutelare i cittadini e garantire che i colpevoli scontino una pena orientata al recupero sociale. Solo in questo modo si può ridurre la recidiva, anche tra i minori. L’alternativa è quella di entrare in un circuito penitenziario disumano e degradante, che di fatto diventa un’università del crimine. Gli Istituti penali per minorenni in meno di tre anni sono passati da poco più di 380 presenze a oltre 570 e si trovano in grave difficoltà. Se qualcuno crede che in passato ci sia mai stata impunità per i minori, dimostra di non conoscere la giustizia minorile italiana.
Stigmatizzare un’intera generazione di ragazzi italiani di seconda generazione o comunque cresciuti nel nostro Paese, attribuendo loro una presunta inclinazione alla devianza in base alle origini etniche, è solo propaganda.
Una politica seria non valuta la propria efficacia dal numero di ragazzi che riesce a incarcerare, ma da quanti riesce a reintegrare nella società. Questa è la differenza tra governare la sicurezza e limitarsi a sfruttarla per ottenere qualche voto in più.
*Consigliere comunale Civica Anselmo
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