“Frase choc su uno stupro a Porta a Porta: il Pd chiede scuse alla Rai”
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È scoppiata una polemica in seguito alle dichiarazioni rilasciate dalla giornalista e autrice televisiva Concita Borrelli durante la trasmissione Porta a Porta su Rai1 ieri sera, nel contesto di un dibattito tra gli ospiti in studio riguardo al caso del delitto di Garlasco e al profilo psicologico di Andrea Sempio. Durante il suo intervento, Borrelli ha dichiarato: “Se entriamo nella dimensione sessuale di ciascuno di noi, affermo qualcosa di terribile e incisivo, c’è lo stupro. C’è chi ti prende o chi tu prendi nella mente, nei sogni e nell’immaginazione. Ce l’abbiamo tutti e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini. Quindi questo è estremamente pericoloso, di tali profili se ne faccia un uso molto cauto se ci limitiamo alla sfera sessuale”. Mentre la giornalista esponeva il suo pensiero, la giallista Elisabetta Cametti, in collegamento con la trasmissione, ha mostrato il suo disaccordo scuotendo ripetutamente la testa.
Il dibattito ha proseguito sui social. Giuseppe Candela ha commentato: “‘Ognuno di noi sogna lo stupro’, afferma Concita Borrelli a Porta a Porta. Ma è possibile continuare in questo modo? Sono sbalordito”. Borrelli ha prontamente risposto: “Le fantasie sessuali ci sovrastano! Non facciamo gli ipocriti. Io combatto la violenza, l’aggressività, sono per il rispetto degli altri che nemmeno riesci a concepire. Non è necessario criticare sempre tutti! Io non sogno come auspicio, sognare è sinonimo di fantasia! E lo sai…ti prego di essere meno categorico su tutto ciò che non proviene dai programmi e dalle reti a te affini! Intelligenti pauca!”.
Le parole sono state giudicate dai membri del Pd in Vigilanza Rai “scandalose, gravissime e inaccettabili, che banalizzano il tema della violenza sessuale e risultano offensive nei confronti delle donne e di tutte le vittime di abusi e violenze”. “È ancor più grave – affermano sempre i rappresentanti dem – che simili affermazioni trovino spazio nel servizio pubblico radiotelevisivo, che ha il compito di promuovere rispetto, responsabilità e attenzione su questioni così delicate. Nel pieno rispetto della libertà di espressione, ribadiamo che non può esserci alcuna ambiguità quando si discute di violenza e stupro”, concludono.
Ed è la deputata Pd in Vigilanza Ouidad Bakkali a sottolineare che “durante la trasmissione condotta da Bruno Vespa, l’ospite Concita Borrelli ha affermato che nelle fantasie sessuali di tutti ci sarebbe ‘lo stupro’. Si tratta di una dichiarazione gravissima, inaccettabile e profondamente offensiva, che normalizza e banalizza un crimine odioso, aggravando ulteriormente il danno nei confronti di tutte le vittime di violenza sessuale. Altrettanto inaccettabile – prosegue – è stato il comportamento del conduttore Bruno Vespa, che ha lasciato scorrere tali parole senza alcuna interruzione, senza un cenno di dissenso, senza la minima presa di distanza”. E ancora. “Su un canale del servizio pubblico, finanziato dai cittadini, un simile silenzio complice non è tollerabile. Chi conduce una trasmissione ha la responsabilità editoriale e morale di impedire che affermazioni di questo tipo vengano diffuse senza alcun contraddittorio. La Rai ha l’obbligo, sancito dalla sua stessa missione di servizio pubblico, di promuovere il rispetto della dignità della persona e di non contribuire, nemmeno indirettamente, alla diffusione di stereotipi che alimentano la cultura dello stupro – continua Bakkali – Per tali motivi, chiediamo formalmente che i vertici della Rai rilascino pubbliche scuse nei confronti delle vittime di violenza sessuale, delle associazioni che le rappresentano e di tutti i telespettatori che hanno assistito a quanto trasmesso. Chiediamo inoltre che la direzione aziendale avvii una verifica interna sull’accaduto e adotti le misure necessarie affinché episodi simili non si ripetano. Il servizio pubblico radiotelevisivo – conclude – non può e non deve essere un luogo in cui la violenza sulle donne venga minimizzata o, peggio, presentata come un dato di natura universale”.
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