Grattacielo, niente esenzione Imu per le case inagibili

L’Imu resta dovuta anche per le abitazioni principali del Grattacielo rese temporaneamente inagibili e sgomberate con ordinanza del Comune di . A cambiare è la base imponibile, ridotta del 50% come previsto dalla normativa per gli immobili inagibili o inabitabili.

È questa, in sostanza, la risposta dell’assessore al Bilancio e ai Tributi Matteo Fornasini all’interrogazione presentata dalla consigliera comunale del Partito democratico Sara Conforti. Una breve risposta che chiarisce la posizione dell’amministrazione sul trattamento fiscale, ma nella quale non trovano spazio diversi degli altri quesiti formulati dalla consigliera.

“Per l’applicazione dell’Imu alle abitazioni principali dichiarate temporaneamente inagibili – scrive Fornasini nella nota del 27 agosto – l’amministrazione applica la normativa di riferimento che riconosce la riduzione del 50% della base imponibile per gli immobili dichiarati inagibili o inabitabili”.

L’assessore aggiunge che “al sussistere delle condizioni di inagibilità/inabitabilità, ancor più in presenza di ordinanza di sgombero disposta con provvedimento del sindaco, trova applicazione la riduzione della base imponibile del 50%, così come previsto dalla legge”.

La linea di Palazzo municipale è dunque confermata: lo sgombero disposto dal Comune non determina, secondo l’interpretazione adottata dall’amministrazione, l’esclusione dall’Imu prevista per l’abitazione principale, ma consente di applicare il dimezzamento della base imponibile previsto per gli immobili inagibili.

Ed è proprio su questa situazione particolare che Conforti aveva chiesto un chiarimento politico e amministrativo.

Nell’interrogazione presentata a luglio, la consigliera dem aveva infatti evidenziato come i proprietari interessati non avessero scelto di lasciare le proprie abitazioni, ma fossero stati costretti a farlo in seguito alle ordinanze contenenti e urgenti adottate dal Comune per lo sgombero delle Torri.

Conforti aveva inoltre posto il tema del rapporto tra la posizione assunta dal Servizio risorse tributarie e quella dei Servizi demografici. Nella nota del 16 luglio aveva infatti chiarito che, proprio per il carattere temporaneo dell’inagibilità, i residenti potevano conservare la residenza anagrafica al Grattacielo e i diritti ad essa collegati. Da qui la richiesta della consigliera di spiegare come venissero coordinate le due posizioni: da una parte la permanenza della residenza nell’abitazione principale, dall’altra l’applicazione dell’Imu con la riduzione prevista per un immobile inagibile.

Su questo specifico punto la risposta scritta dell’assessore Fornasini non contiene ulteriori chiarimenti rispetto al richiamo alla normativa fiscale. Ma l’interrogazione andava oltre. Conforti aveva chiesto di conoscere quanti proprietari delle abitazioni principali del Grattacielo avessero già versato l’Imu nel 2026 e quale fosse l’ammontare complessivo delle somme incassate dal Comune.

Aveva inoltre domandato se l’amministrazione intendesse valutare iniziative di autotutela, rimborso o compensazione per i proprietari che avevano già pagato, se fossero stati richiesti al Ministero dell’Economia, a Ifel o ad altri organismi competenti e se si intendessero promuovere modifiche normative o regolamentari per casi analoghi.

Elementi che non compaiono nella risposta trasmessa da Fornasini. Il documento dell’assessore si concentra infatti esclusivamente sul principio tributario applicato dal Comune: per un immobile dichiarato inagibile o inabitabile la base imponibile dell’Imu viene ridotta della metà, anche quando l’inagibilità è accompagnata da un’ordinanza di sgombero del sindaco.

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