I costi dei danni causati dalle manifestazioni a carico degli organizzatori. Anselmo: “Iniziativa molto seria”
“Una proposta che potrebbe costituire un precedente estremamente grave”. Così Fabio Anselmo, consigliere comunale a Ferrara per la Civica Anselmo, interviene dopo che il Consiglio comunale del 7 maggio ha approvato un ordine del giorno che impegna il sindaco a introdurre un regolamento che richieda garanzie economiche agli organizzatori di eventi. Questo per coprire i costi di eventuali danni o atti di violenza durante le manifestazioni.
Si tratterebbe di un precedente molto serio perché, come spiega l’avvocato dei casi Cucchi e Aldrovandi, “attribuisce a chi esercita un diritto costituzionale la responsabilità per le azioni di pochi, con l’effetto evidente di dissuadere la partecipazione pubblica”.
“Tutto – chiarisce Anselmo – ha origine dai fatti di Torino, dove una manifestazione che ha visto la partecipazione di famiglie, studenti e cittadini ha poi preso una piega violenta, condannata da tutti. Ma proprio su quell’episodio si sta costruendo una narrazione politica che evita di affrontare il vero problema: la gestione dell’ordine pubblico”.
Il riferimento è alla manifestazione del 31 gennaio scorso in difesa del centro sociale Askatasuna a Torino. Un corteo molto affollato ha attraversato le strade del capoluogo piemontese, con la partecipazione di famiglie e numerose persone legate al mondo sociale e culturale, che ritenevano di aver perso un presidio fondamentale per la città a causa dello sgombero del centro sociale.
“In aula – scrive l’ex candidato sindaco – ho ricordato la lettera aperta firmata da un gruppo di agenti di polizia indirizzata al Questore di Torino dopo quegli scontri. Un documento molto incisivo, in cui si parla di violenti lasciati agire senza adeguate contromisure, di comunicazioni radio ignorate e di misure investigative inefficaci”.
In alcuni passaggi del documento, prosegue, vengono descritti “agenti in lacrime davanti ai walkie-talkie, incapaci di comprendere cosa stesse accadendo mentre in città operavano gruppi la cui presenza era nota da giorni”.
Si tratta, sostiene Anselmo, “di un atto d’accusa che proviene dall’interno dello Stato” e per questo motivo è “preoccupante che si scelga di colpire il diritto a manifestare invece di interrogarsi sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire sicurezza e prevenzione”.
L’avvocato ricorda di aver citato, durante il suo intervento in Consiglio comunale, la famosa intervista di Andrea Cangini a Francesco Cossiga, “nella quale l’ex Presidente della Repubblica descriveva con lucidità brutale certe dinamiche della gestione dell’ordine pubblico: infiltrazioni, provocazioni, escalation della tensione e uso della forza come strumento di consenso”. Era il 2008 e Cossiga, rispondendo alle domande, consigliava all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni di adottare, contro il movimento dell’Onda, le stesse tattiche che lui stesso aveva utilizzato negli anni ’70. Disse di “ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città”. Questo approccio, come ricordato in un articolo de Il Post pubblicato a 10 anni dalla sua morte, avrebbe consentito di orientare l’opinione pubblica contro i manifestanti, rendendo più accettabile il successivo intervento delle forze dell’ordine che avrebbero potuto “mandarli tutti in ospedale”.
“L’ordine pubblico – conclude Anselmo – è una garanzia democratica, non un’arma politica. E chiedere agli organizzatori di farsi carico delle azioni di pochi violenti significa riconoscere il fallimento dello Stato nel compiere ciò che dovrebbe fare: prevenire, gestire e proteggere cittadini e forze dell’ordine”.
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