L’Emilia-Romagna è chiamata a intensificare gli sforzi nel settore delle energie rinnovabili, evitando però di trasformare il paesaggio rurale in un’area invasa da impianti fotovoltaici. È fondamentale, inoltre, non gravare eccessivamente su alcune zone, con Ferrara in prima linea.
Questo è il messaggio comunicato dall’assessora regionale all’Ambiente e alla Pianificazione territoriale Irene Priolo durante il convegno tenutosi nella sala del Consiglio comunale di Ferrara, intitolato “Fonti energie rinnovabili, quali prospettive per il territorio?”. Un intervento dettagliato e altamente tecnico, ma caratterizzato da un concetto ripetuto: la transizione energetica è indispensabile, ma deve essere realizzata in modo corretto, trovando un giusto equilibrio tra produzione energetica, agricoltura, salvaguardia ambientale e qualità del paesaggio.
Priolo ha illustrato che la Regione è in fase di completamento della legge sulle aree idonee, il provvedimento che definirà le localizzazioni degli impianti da fonti rinnovabili e le relative normative. Si tratta di un testo complesso, il cui rilascio è stato posticipato di alcune settimane a causa dei numerosi approfondimenti richiesti durante le audizioni.
Il punto di partenza è l’obiettivo stabilito: entro il 2030, l’Emilia-Romagna dovrà installare oltre 6 gigawatt aggiuntivi di energia rinnovabile. Una sfida che, secondo l’assessora, non può essere affrontata “in emergenza”, limitandosi a inseguire i numeri.
Ed è qui che si inserisce Ferrara. I dati presentati durante il convegno evidenziano come il territorio ferrarese sia attualmente uno dei più vulnerabili alla pressione dei nuovi impianti. Solo per i progetti in attesa si parla di quasi 789 megawatt, una cifra decisamente superiore rispetto a molte altre province dell’Emilia-Romagna.
Secondo Priolo, questa concentrazione è dovuta alla conformazione del territorio e alla presenza di ampie aree agricole, ma per questo motivo la Regione ritiene necessario introdurre criteri in grado di prevenire squilibri e conflitti sociali. “Non intendiamo ostacolare gli impianti – ha chiarito – ma vogliamo garantire che siano accettabili per le comunità”.
Uno dei temi più critici riguarda la distanza dai centri abitati. La proposta regionale, ha specificato l’assessora, non prevede divieti assoluti, ma cerca di stabilire regole considerate ragionevoli. Per gli impianti fotovoltaici si sta lavorando a una distanza minima di 30 metri dalle aree urbanizzate. Per il biometano, la distanza aumenterebbe a 500 metri dai centri abitati, fino a un chilometro in presenza di scuole, ospedali o altri luoghi sensibili.
Priolo ha sottolineato che attualmente la normativa nazionale offre margini molto ampi e che, in assenza di criteri chiari, gli impianti rischiano di sorgere praticamente a ridosso delle abitazioni. “Non stiamo dicendo di non realizzarli – ha precisato – ma stiamo suggerendo dove sia più opportuno collocarli”.
Un altro aspetto critico riguarda le aree Unesco, un tema particolarmente delicato per Ferrara. L’assessora ha spiegato che l’attuale interpretazione del Ministero della Cultura considera area Unesco non solo il nucleo principale tutelato, ma anche le cosiddette “zone buffer”, che nel caso ferrarese coprono circa due terzi della provincia.
Questo comporta conseguenze significative: nelle aree Unesco sarebbero consentiti solo piccoli impianti in attività libera, mentre quelli di dimensioni maggiori sarebbero esclusi e soggetti a Pas o autorizzazione unica. Una situazione che rischia di bloccare quasi un gigawatt di progetti già avviati e che sta già generando ricorsi e contenziosi.
Al centro della riflessione regionale rimane anche il tema dell’autoconsumo. Priolo ha affermato che la Regione desidera promuovere in particolare gli impianti direttamente collegati alle imprese e alle comunità energetiche, per ridurre i costi dell’energia per il sistema produttivo locale e non lasciare il settore esclusivamente nelle mani di grandi investitori finanziari.
“La transizione energetica – ha concluso – non deve trasformarsi in una guerra urbana”. Un riferimento diretto alle crescenti contestazioni che stanno accompagnando molti progetti sul territorio regionale. Per l’assessora, la sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: raggiungere gli obiettivi energetici senza compromettere il rapporto tra istituzioni, cittadini e territori.