Naomo, arriva il momento decisivo

Naomo, arriva il momento decisivo 1

Nicola Lodi, conosciuto come Naomo, da oggi è in grado di riprendere le sue attività politiche. I 18 mesi di sospensione da qualsiasi incarico amministrativo, imposti dalla legge Severino, sono giunti al termine.

Era il 20 dicembre 2024 quando la Prefettura comunicò al Comune di Ferrara il provvedimento conseguente alla condanna in rito abbreviato a due anni e dieci mesi per il reato di induzione indebita.

Quando Lodi fu costretto a lasciare il Municipio, ricopriva il ruolo di assessore. Le sue deleghe includevano Decoro Urbano, Edilizia, Frazioni, Manutenzione Strade, Mobilità, Palio, Patrimonio, Rigenerazione Urbana, Sicurezza e Urbanistica.

Il sindaco Alan Fabbri nominò al suo posto Stefano Vita Finzi Zalman, che assunse la responsabilità dell’Urbanistica. Gli altri ruoli di rilievo furono assegnati a Cristina Coletti (sicurezza) e Marco Gulinelli (Palio).

Adesso Lodi – come ha fatto intendere in vari modi, arrivando a contare i giorni sui social – desidera tornare e riprendersi tutto ciò che aveva 18 mesi fa.

Da giorni, nelle chat della maggioranza, circola l’annuncio della prossima iniziativa di Lodi. Per sabato prossimo, 27 giugno, ha organizzato un incontro pubblico dal titolo significativo: “Dopo 18 mesi è tempo di ripartire”.

L’invito è esteso a “militanti, sostenitori, amici e cittadini”, per “partecipare a un importante momento di incontro e confronto per presentare nuove iniziative che coinvolgeranno tutti voi e l’intera comunità ferrarese”.

“Dopo 18 mesi di stop forzato – scrive Lodi – è giunto il momento di ritrovarci, condividere idee, progetti e costruire insieme un percorso caratterizzato da partecipazione, impegno e passione per la nostra città”.

L’opera di persuasione, che prosegue da settimane, sembra essere rivolta a Fabbri. Se Lodi desidera riavere il suo posto, è il sindaco che deve firmare l’atto di delega.

Qualche mese fa, a febbraio, Lodi affermava chiaramente: “Sono pronto. Deciderà Alan, decideranno i voti dei cittadini, decideranno tutte quelle persone che, in questi mesi, se date un’occhiata alla mia pagina social, quando pubblico, chiedono il mio rientro”. E ancora: “Alan è un fratello, un amico, abbiamo sempre deciso insieme e lo faremo anche in questa occasione”.

D’altra parte, Fabbri ha sempre sostenuto incondizionatamente il suo ‘sceriffo’, quindi non dovrebbero esserci ostacoli a reintegrarlo nello Scalone.

C’è un piccolo ostacolo numerico al momento, ma non insormontabile. Fabbri dovrebbe rimuovere Vita Finzi – e includere una donna – per mantenere le corrette proporzioni di genere (quattro uomini e quattro donne).

Tuttavia, c’è un’altra difficoltà. Su Lodi gravano ancora dei procedimenti giudiziari. In primo grado è accusato di trattamento illecito di dati nel caso del presunto ‘dossieraggio’ ai danni di Anna Ferraresi.

Una eventuale condanna, però, non comporterebbe un nuovo stop della Severino, che si applica solo a reati contro la pubblica amministrazione.

Ma ci sono altri processi che attendono Lodi. È vero che la Corte di Appello di Bologna è lenta nel fissare alcuni ricorsi, ma prima o poi quei nodi dovranno essere affrontati.

Si attendono ancora tre appelli. Quello per il Ruspa show, che ha portato alla condanna di Naomo in primo grado il 30 maggio 2025. Qui il reato contestato era usurpazione di pubbliche funzioni, non soggetto alla Severino.

Diverso è il caso per gli altri due appelli. Quello per il D-Verso, per il quale fu assolto dall’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio. La sentenza di primo grado risale al febbraio 2022. Non ci sono notizie sulle fissazioni di secondo grado. L’articolo 326 del codice penale è tra quelli inclusi dalla Severino.

Così come l’induzione indebita, reato di cui Lodi è stato accusato prima di essere costretto a dimettersi. La sentenza di primo grado risale a dicembre 2024.

Se Lodi dovesse tornare a ricoprire incarichi pubblici, si troverebbe ancora sotto queste spade di Damocle.

In ogni caso, è opportuno ricordare che attualmente è innocente fino a una eventuale sentenza definitiva. Questo è quanto stabilisce la Costituzione.

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