di Tommaso Piacentini
Ritornare in giunta con il supporto della comunità. Nicola “Naomo” Lodi è riapparso nel panorama politico dopo il termine dei 18 mesi di incandidabilità dovuti all’applicazione della legge Severino, in seguito a una condanna di 2 anni e 10 mesi per induzione indebita nel caso Cidas. Ora chiede ai cittadini di sostenere la sua risalita allo Scalone.
Un ritorno celebrato dagli applausi dei suoi sostenitori durante la conferenza stampa svoltasi all’hotel Carlton, dove un Lodi visibilmente emozionato ha avviato la raccolta firme “perché voglio comprendere se i cittadini mi supportano, se desiderano o meno che Lodi torni in giunta”.
Numerosi i sostenitori che lo applaudono, molti i volti familiari che Lodi riconosce e ringrazia nella sala affollata. Alcuni assenti, tra cui il sindaco di Vigarano Mainarda Davide Bergamini (ora deputato di Futuro Nazionale di Vannacci), indicato dallo stesso “Naomo” come traditore che “se fosse stato presente, l’avrei accompagnato all’uscita”. Non erano presenti nemmeno il sindaco Alan Fabbri e quegli assessori, definiti dal moderatore Corrado Magnoni come “prossimi colleghi” della giunta Fabbri.
In sala si sono visti solo Massimiliano Guerzoni, presidente Acer, Stefano Franchini (capogruppo del Carroccio nella scorsa consiliatura) e Andrea Martinelli Turatti (ex consigliere della Lega).
“Il mio ringraziamento va a tutti voi, perché in questi 18 mesi riconosco ogni vostro volto, di chi mi ha dimostrato grande sostegno in un momento cruciale, perché la politica implica anche accettare dei rischi”. Rischi che hanno portato Lodi a quello che lui stesso ha definito come “un piccolo incidente di percorso”, un anno e 6 mesi in cui non solo si è “dedicato anche alla mia (sua) persona” ma che l’ha visto attivo nelle sedi istituzionali nazionali: “Dopo la mia sospensione, la prima chiamata che ho ricevuto è stata dal mio segretario, Matteo Salvini. La Lega mi ha supportato: in questi mesi e tutt’ora ho un incarico a Roma presso il nostro gruppo parlamentare, mi occupo di sicurezza e ho lavorato per i decreti sicurezza uno e due”.
Sicurezza di cui l’ex vicesindaco si fa promotore. Lungo è stato l’excursus sulle opere realizzate durante il suo assessorato: dalla riqualificazione dell’ex Palaspecchi che avrebbe “portato i furti a quota zero” nel quartiere (in realtà Lodi in campagna elettorale voleva farlo demolire), alla rimozione delle panchine e la costruzione delle recinzioni in quella che ha definito come “zona militarmente occupata dai nigeriani”, ossia il quartiere Gad. A tal proposito, Lodi si è dichiarato “vicino agli abitanti del grattacielo, perché sono persone, tanto che andrò alla prossima assemblea condominiale”.
Inoltre, il ruspa show, quando Lodi si mise alla guida di un’escavatrice per sgomberare un campo nomadi abusivo. Un errore – o meglio un non-errore, come lo ha definito Lodi, – per cui fu condannato in primo grado per usurpazione di pubbliche funzioni: “Io ho commesso tantissimi errori, ma se oggi mi chiedessero se tornerei sulla ruspa, lo rifarei. Per me non era un errore”.
Alla domanda su quale fosse la delega più importante durante il suo incarico, la risposta è scontata: “Sono appassionato della sicurezza. Senza sicurezza non possono esistere libertà, cultura e sport. Durante il mio mandato abbiamo rivoluzionato il corpo della polizia locale, abbiamo investito tra i 6 e gli 8 milioni di euro in sicurezza. Abbiamo fornito alla polizia locale nuovi armamenti, il taser, una nuova divisa e una nuova caserma”.
Poi il rapporto con la politica. Da non politico, come si è definito più volte, Lodi interpreta la politica come “ascolto del territorio” in modo semplice e diretto. Sul rapporto con il sindaco Alan Fabbri ha individuato una differenza: “Chi ha votato Lodi è meno propenso a votare Fabbri e viceversa, ma insieme abbiamo fatto la storia della città”.
Città su cui “c’è ancora tanto da fare”, soprattutto riguardo “il fenomeno della criminalità giovanile”, a cui Lodi vorrebbe porre un freno “attraverso la formazione degli agenti sui nuovi decreti sicurezza e specializzandoli su questo fenomeno”.
Proprio sulle vicende giudiziarie si è soffermato l’ex vicesindaco: “Sono numerose, cerco qualcuno che ci scriva un libro. Fanno parte del mio percorso, sono situazioni che nascono da una rabbia intensa da parte di chi cerca di abbattere Lodi Nicola. Chi mi accusa non è mai andato a lavorare in campagna o non ha mai svolto un lavoro. La migliore pubblicità me l’ha fatta l’opposizione denunciandomi”.
Sul rapporto con la stampa, Lodi ha nuovamente sottolineato il suo ruolo da non politico per poi citare il direttore della nostra testata: “Non sono nato politico: quando mi ritrovo con la stampa, che è il sale della democrazia, la mia inesperienza politica non va spesso di pari passo. Io ho sempre chiesto scusa, la stampa fa il suo lavoro quindi bisogna sempre considerare un pungolo. Mi dispiace non ci sia Marco Zavagli, ma so che estense.com è presente oggi”.
In conclusione, Lodi si è dichiarato pronto a tornare alla residenza municipale: “Tutti quelli che sono qui mi dicono: ‘Bentornato’. In questi 18 mesi ho riflettuto su cosa sia meglio per me. Sono pronto a tornare in giunta, ma devo ponderare”. Potranno le firme rendere chiaro il ragionamento?