Una riforma concepita per limitare la trasmissione della cittadinanza agli italiani residenti all’estero potrebbe avere conseguenze significative su bambini e bambine che risiedono stabilmente in Italia. Questo è il motivo che ha spinto la Civica Anselmo a presentare un’interpellanza per richiedere all’Amministrazione comunale di chiarire gli effetti della nuova normativa a Ferrara. I consiglieri Arianna Poli, Leonardo Fiorentini e Fabio Anselmo si riferiscono al decreto legge del 28 marzo dell’anno scorso, convertito in legge il 23 maggio successivo, che ha apportato modifiche sostanziali alla legge 91 del 5 febbraio 1992, riguardante la cittadinanza italiana.
L’atto richiede di sapere quante pratiche siano state trattate dopo l’entrata in vigore della riforma, quanti minori abbiano acquisito la cittadinanza insieme al genitore naturalizzato e in quanti casi, al contrario, l’acquisto sia stato ostacolato o rinviato a causa dei nuovi requisiti introdotti dal Governo. Sono inoltre richiesti dati sui minori nati in Italia e all’estero, sulla possibile presenza di fratelli con esiti differenti all’interno dello stesso nucleo familiare e sulle difficoltà applicative riscontrate dagli uffici comunali. L’interpellanza menziona anche la recente sentenza del Tribunale di Trento, che ha messo in discussione l’interpretazione più restrittiva della nuova normativa.
“Questa riforma rischia di generare un’ingiustizia profonda – afferma Arianna Poli, prima firmataria dell’interpellanza -. Bambini che vivono nella stessa casa, frequentano la stessa scuola e condividono lo stesso percorso di vita potrebbero trovarsi con cittadinanze diverse solo perché una pratica amministrativa si è conclusa in un momento piuttosto che in un altro. È difficile concepire qualcosa di più distante dall’idea di uguaglianza che dovrebbe guidare una democrazia.”
Nel documento, i consiglieri chiariscono che, “secondo la normativa precedente, i figli minorenni conviventi acquisivano la cittadinanza italiana insieme al genitore naturalizzato, mantenendo la possibilità di rinunciarvi una volta raggiunta la maggiore età e qualora in possesso di un’altra cittadinanza.” Con la nuova normativa, invece, sarebbe richiesto, “per il figlio minorenne di un cittadino italiano non dalla nascita, almeno due anni continuativi di residenza legale in Italia al momento dell’acquisto o del riacquisto della cittadinanza da parte del genitore oppure, nel caso in cui il minore abbia meno di due anni, la residenza in Italia dalla nascita.”
“Non chiediamo al Comune di sostituirsi al legislatore – prosegue Poli – ma di svolgere ciò che compete a un ente locale: fotografare con precisione la situazione, garantire la massima trasparenza nei confronti delle famiglie e rappresentare al Governo le criticità che emergono nell’applicazione della norma. Se una legge genera effetti così controversi da richiedere l’intervento dei tribunali, è doveroso comprendere cosa stia accadendo anche nella nostra città.”
L’interpellanza richiede inoltre se il Comune intenda richiedere chiarimenti al Ministero dell’Interno e alla Prefettura dopo la sentenza del Tribunale di Trento, affinché gli enti locali possano applicare criteri uniformi e non si creino disparità di trattamento tra famiglie che si trovano nelle stesse condizioni.
“La cittadinanza non è un premio né una concessione discrezionale – conclude Poli -. È lo strumento attraverso cui una comunità riconosce l’appartenenza di chi ne fa già parte. Per questo vogliamo sapere se anche a Ferrara ci siano bambini ormai ferraresi esclusi da questo riconoscimento per motivi puramente burocratici e chiediamo che nessuna famiglia venga lasciata sola di fronte a norme incerte e interpretazioni contrastanti.”