Proposta di legge presentata alla Camera per contrastare le dimissioni volontarie dei neo-genitori.

Proposta di legge presentata alla Camera per contrastare le dimissioni volontarie dei neo-genitori. 1

Nel giorno in cui sono stati resi noti i dati riguardanti il calo delle nascite in Italia, è stata presentata, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, la proposta di legge alle Camere di iniziativa consiliare della Regione Emilia-Romagna “Misure di contrasto alle dimissioni volontarie in occasione della genitorialità per difficoltà di conciliazione tra vita privata e lavoro”, approvata dall’Assemblea legislativa nel dicembre 2025 e attualmente assegnata alla Commissione Lavoro della Camera.

L’iniziativa, sostenuta dalla consigliera regionale del Partito Democratico Simona Lembi, che ha visto la collaborazione di Laura Calafà, professoressa di Diritto del Lavoro all’Università di Verona, è stata concepita per affrontare una delle principali ragioni dell’abbandono del lavoro dopo la nascita di un bambino, proponendo una riforma della legislazione che potenzi le tutele per i neogenitori e renda effettivo il diritto alla conciliazione tra vita e lavoro.

Ad aprire i lavori è stata la deputata Maria Cecilia Guerra. Hanno preso la parola, insieme alla prima firmataria della proposta e a Laura Calafà, Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico nell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Luigi Tosiani, segretario del PD Emilia-Romagna, ed Enrico Di Stasi, segretario del PD Bologna.

“Una madre che lascia il lavoro perché non riesce a conciliare famiglia e occupazione rappresenta una sconfitta per tutti. Attualmente, le indennità di disoccupazione (NASpI e altre indennità) contribuiscono a spingere le madri lavoratrici fuori dal mercato del lavoro. La nostra Proposta di Legge trasforma queste indennità in un ammortizzatore sociale. È una Proposta di Legge concreta e audace, poiché nel campo del diritto e del lavoro, le buone intenzioni non sono sufficienti. Quando si discute di genitorialità e natalità, la destra si comporta come se fosse una questione esclusivamente femminile e di bonus; noi riteniamo che la genitorialità sia una questione condivisa tra madri e padri e richieda una riforma reale del mercato del lavoro”, ha dichiarato Simona Lembi.

“Con l’approvazione in Assemblea Legislativa del progetto di legge alle Camere riguardante le dimissioni volontarie in occasione della genitorialità, manteniamo l’impegno assunto e passiamo la palla al Parlamento nazionale: la competenza sui diritti del lavoro e sulle tutele contro dimissioni e licenziamenti è di pertinenza dello Stato, ed è lì che è necessario cambiare realmente le regole del gioco, attualmente profondamente ingiuste e penalizzanti per le donne”, ha affermato Paolo Calvano.

“Non possiamo più accettare che la maternità e la genitorialità continuino a tradursi, di fatto, in un’espulsione dal mercato del lavoro, danneggiando la coesione sociale e ostacolando le aspirazioni di parità di genere nel nostro Paese. Questa proposta di legge guarda al futuro dell’Italia e risponde alle esigenze europee, allineando la nostra normativa agli standard comunitari. Spero che tutte le forze politiche presenti in Parlamento sappiano riconoscere il valore di questa battaglia di civiltà, mettendo da parte le bandiere di schieramento e il calcolo politico, trovando un accordo nell’interesse delle famiglie e dei lavoratori. Dall’Emilia-Romagna arriva una proposta seria e concreta che ora il Parlamento ha l’opportunità di valorizzare a livello nazionale.”

Per la professoressa Laura Calafà, “Le convalide rappresentano un punto critico, un problema su cui si può intervenire con regole e strumenti diversi rispetto al passato, ispirati a modelli europei. La proposta di legge considera la convalida importante, ma non risolutiva di un problema in costante deterioramento: il numero di neogenitori che si dimette è in continuo aumento. I servizi e la contrattazione collettiva sono fondamentali, ma è necessaria una legge che modifichi l’attuale assetto normativo in vigore.”

“Una madre che lascia il lavoro perché non riesce a conciliare famiglia e occupazione è una sconfitta per tutti: il nostro obiettivo non è quello di modificare un sistema che funziona male, ma di smontarlo e ricostruirlo a tutela reale dei neogenitori. Nella nostra regione si stanno già compiendo molti sforzi e stiamo cercando di ridurre i costi dei servizi per le famiglie, a partire da quelli legati all’infanzia. Le donne non devono essere costrette a scegliere tra lavoro e cura di un figlio. La nostra regione ha una storia di conquiste e diritti molto forte, ma proprio per questo dobbiamo avere il coraggio di fare ancora di più. Attorno alle dimissioni volontarie si celano molte ingiustizie e difficoltà e spesso ciò che viene offerto a lavoratrici e lavoratori, in particolare alle donne, per risolverle non è un’opportunità reale, ma un vantaggio immediato con conseguenze pesanti in termini di carriera e qualità della vita post-lavorativa”, ha dichiarato Luigi Tosiani.

Per Enrico Di Stasi, “Il contesto economico e sociale sta evolvendo, le reti familiari sono più fragili e c’è bisogno di una maggiore partecipazione delle donne nel mondo del lavoro, anche nelle regioni più avanzate come l’Emilia-Romagna. È necessario affrontare seri ritardi e questioni ancora aperte che rendono, in particolare, la vita delle giovani lavoratrici madri ingiustamente difficile e faticosa. È una situazione inaccettabile, soprattutto per Bologna e il suo territorio, che ha approvato il Patto per il Lavoro e il Piano per l’Uguaglianza, e che desidera essere all’avanguardia, consapevole che ci troviamo di fronte a un tema urgente e che la legge è fondamentale per dare forza a chi oggi forza non ha. È necessario investire nei servizi.”

Durante l’incontro è stato sottolineato come la proposta di legge rappresenti un contributo concreto al dibattito parlamentare su uno dei principali fattori che alimentano il divario di genere nel mercato del lavoro, con l’obiettivo di trasformare la tutela della genitorialità in un diritto realmente esigibile e non in una causa di uscita dal mondo del lavoro.

I commenti sono chiusi.