“Quali ulteriori reati deve compiere Israele affinché vengano imposte sanzioni?”
La Destra estrema al Governo di Israele ha festeggiato al grido di “Ora li impiccheremo tutti” dopo l’approvazione dell’emendamento (62 voti favorevoli e 48 contrari) che estende i casi in cui lo Stato israeliano può applicare la pena di morte ai prigionieri. Si tratta di una norma di stampo apartheid, concepita esclusivamente contro il popolo palestinese: non è prevista, infatti, l’applicazione nei confronti degli israeliani che commettono gli stessi reati.
I tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno abilitati a infliggere la pena capitale ai palestinesi condannati per omicidi premeditati in azioni qualificate come terroristiche dalle leggi anti-terrorismo israeliane. Il ministro della Difesa avrà il potere di decidere se gli accusati della Cisgiordania debbano essere giudicati da tribunali civili o militari.
In Israele e a Gerusalemme Est, illegalmente annessa, la nuova legge amplia la possibilità per i tribunali civili di emettere condanne a morte fino a includere qualsiasi individuo riconosciuto colpevole di atti che abbiano “l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele”.
Coloro che saranno condannati a morte non potranno richiedere la grazia né presentare ricorso in Appello.
La pena di morte sarà inflitta con voto di maggioranza e in modo automatico, riducendo quasi completamente il potere discrezionale dei giudici e privando gli imputati delle più basilari garanzie processuali. Le esecuzioni avverranno entro soli 90 giorni, tramite impiccagione.
“È importante notare – ha sottolineato Amnesty International Italia – che il tasso di condanne dei palestinesi è del 97% e che, come denunciano da tempo le organizzazioni non governative per i diritti umani, sia israeliane che internazionali, le condanne si basano spesso su confessioni estorte attraverso la tortura.”
Le principali organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno denunciato la norma come “un atto di discriminazione istituzionalizzata e di violenza razzista contro i palestinesi” e hanno presentato ricorso alla Corte Suprema di Israele. L’Unione Europea e alcuni Paesi europei, inclusa l’Italia, hanno condannato la nuova legge israeliana sulla pena di morte, ma a queste dichiarazioni non stanno seguendo azioni concrete.
Un silenzio ingiustificabile ha accompagnato il genocidio in corso da 30 mesi nella Striscia di Gaza, l’uccisione di oltre mille palestinesi in Cisgiordania da parte di soldati e coloni dall’ottobre 2023, e la morte per torture e fame di decine di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. Le azioni dello Stato d’Israele sono aggravate dal fatto di essere la potenza occupante, che, in quanto tale, ha l’obbligo, secondo il Diritto Internazionale, di garantire alla popolazione palestinese di Gaza e dei Territori Occupati acqua, cibo, medicinali, integrità territoriale, e di non apportare modifiche strutturali all’assetto giuridico e amministrativo.
Dopo il genocidio del popolo palestinese ancora in corso; dopo aver scatenato, insieme agli Stati Uniti di Trump, una guerra contro l’Iran che già coinvolge l’intero Medio Oriente e conta innumerevoli vittime civili; dopo aver sfruttato il conflitto per avviare l’occupazione del Libano, causando già migliaia di sfollati e molte uccisioni, compresi tre Caschi Blu dell’Onu; dopo questa legge sulla pena di morte che rafforza il sistema israeliano di apartheid, quale altro crimine deve commettere lo Stato di Israele affinché la comunità internazionale decida di attuare un Piano di Sanzioni simile a quello che colpì il Sudafrica dell’apartheid?
È sconcertante che proprio il popolo israeliano, che più di ogni altro dovrebbe conoscere l’orribile realtà del genocidio, delle persecuzioni e delle leggi razziali, non riesca a liberarsi di un Primo Ministro come Netanyahu, ricercato dalla Corte Internazionale di Giustizia per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, e che accetti un Governo genocidario, disprezzante verso ogni norma del Diritto Internazionale. Ma di fronte a quanto sta accadendo, è altrettanto grave l’inerzia di tutti quei Paesi che hanno il compito di difendere il Diritto Internazionale.
Il 18 settembre 2024, l’assemblea generale dell’ONU ha approvato (l’Italia si è astenuta!) la Risoluzione, che recepiva il parere di due mesi prima della Corte Internazionale di Giustizia, esortando gli Stati membri a interrompere qualsiasi fornitura di armi e ad adottare sanzioni contro Israele, Stato che ha l’obbligo assoluto di porre fine all’occupazione dei territori palestinesi, indipendentemente dall’esito di eventuali negoziati o dalle ragioni di sicurezza invocate dallo stesso Israele; lo stesso obbligo vale per consentire ai rifugiati palestinesi del 1967 di tornare nelle proprie terre.
È passato più di un anno e mezzo da quella Risoluzione, ma la situazione è solo peggiorata. E questo è anche il risultato di Stati come il nostro, di fatto complici dei crimini in atto perché non stanno facendo nulla per ottenere da Israele l’attuazione delle Risoluzioni dell’Onu.
Come Rete Pace Ferrara, chiediamo al Governo Italiano di interrompere ogni fornitura di armi a Israele; di farsi promotore di un Piano di Sanzioni contro lo Stato israeliano; di richiedere la revoca dell’Accordo di Associazione Unione Europea – Israele per violazione dei diritti umani; di collaborare con la Corte Internazionale per assicurare alla Giustizia il criminale Benjamin Netanyahu; di negare agli Stati Uniti qualsiasi utilizzo a fini bellici delle basi presenti in Italia e dello spazio aereo italiano.
Alla Regione Emilia Romagna chiediamo di dare immediato seguito alla petizione “Basta complicità!” che richiede di interrompere immediatamente ogni tipo di rapporto economico con Israele.
RETE PACE FERRARA
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