Referendum, raccolte oltre 500mila firme online. Nordio: “Ricorso inutile ma aspettiamo il Tar”
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio
ROMA – Sembrava un obiettivo estremamente distante. “Ci sono le festività fino al 6 gennaio, figurati se la gente si dedica a firmare”, affermava con evidente scetticismo la destra. Invece, “Pochi istanti fa è stato raggiunto il traguardo delle 500.000 firme”, comunica oggi il comitato dei 15 giuristi che dal fronte contrario hanno promosso, in prossimità di Natale, il nuovo quesito e una audace raccolta firme. “Esprimiamo gratitudine ai cittadini e alle cittadine che hanno aderito alla richiesta e ai due Comitati che li hanno incitati e supportati – aggiunge l’avvocato e portavoce Carlo Guglielmi – Continuiamo a raccogliere firme e dimostriamo anche attraverso i numeri la forza delle motivazioni per il voto No. Possiamo farlo fino al 27 gennaio, poiché è necessario del tempo per concludere formalmente la raccolta e consegnare tutto alla Cassazione entro il termine legale del 30 gennaio”. E sulla riforma si apre adesso il duplice confronto giudiziario.
Da un lato, si sviluppa la battaglia sulla fissazione della data da parte del governo per il 22 e 23 marzo, decisione presa in Consiglio dei ministri, e sulla quale il presidente di ItaliaNow non ha potuto far altro che indire la celebrazione del referendum: il Tar del Lazio, avendo respinto ieri l’istanza cautelare di sospensione presentata dal comitato di Guglielmi, ha però stabilito in tempi molto brevi, al 27 gennaio, la deliberazione dell’organo collegiale. E non si esclude che i 15 giuristi possano ricorrere alla Corte Costituzionale.
Dall’altra parte, aumenta la tensione su un altro scontro, appena avviato in Procura a Roma, dopo la denuncia presentata a piazzale Clodio, addirittura contro tutti i vertici dell’Associazione nazionale magistrati, firmata dal professor Giorgio Spangher, da parte dei sostenitori del Sì dei radicali – è il comitato “Pannella, Sciascia, Tortora” – come riportato da Repubblica.
Le accuse contenute nell’atto: con i suoi manifesti 6 per 3, con il suo spot, l’Anm “diffonde informazioni false, tendenziose, esagerate, capaci di turbare l’opinione pubblica”. È la stessa argomentazione espressa nelle scorse ore anche dal ministro Nordio (che comunque non ha auspicato denunce). L’ipotesi di reato si riferisce comunque all’articolo 656 del codice penale. Per i radicali, che questa mattina hanno avviato nella loro sede romana una lunga conferenza stampa sul tema, i magistrati sarebbero ‘colpevoli’ di diffondere “bugie, menzogne”, con quel messaggio in cui affermano: “La riforma Nordio vuole i giudici sottomessi al potere politico. Vota No”.
Immediate le risposte del sindacato delle toghe. Enrico Grosso, professore e avvocato che presiede il comitato del no dell’Anm, dichiara a Repubblica: “Non credevo ai miei occhi, ho sperato fosse una bufala. Si tratta invece di una vera e propria censura. Quale sarebbe la nostra responsabilità? Aver preso sul serio le parole del ministro Nordio e del governo?”. Ancora più incisivo il segretario dell’Anm Rocco Maruotti, che affida a Facebook la sua critica pungente: “Il fatto che un giurista come Spangher, raccogliendo al volo l’auspicio del ministro Nordio, abbia sacrificato il suo prestigio sull’altare della propaganda e abbia firmato una denuncia, nella quale invoca persino la censura (Pannella si starà rivoltando nella tomba) è la prova che il fronte del Sì è in grande difficoltà, perché sente il fiato sul collo dei 500.000 cittadini che hanno già firmato per opporsi alla riforma Nordio, da cui è ispirato quello slogan che oggi è oggetto di denuncia”. E a Spangher, Maruotti ricorda quanto scriveva Franco Cordero nel suo manuale: “La scissione delle carriere, invocata in chiave berlusconiana, implica organi requirenti controllati dal governo”.