Referendum sulla giustizia: motivazioni per cui il quorum non è necessario
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Manifesti per il referendum del 22 e 23 marzo a Milano
(ansa)
Nei giorni di domenica 22 e lunedì 23 marzo si svolgerà il referendum per decidere se approvare o meno la riforma della giustizia che è stata ratificata dal Parlamento nell’autunno del 2025. Gli italiani saranno chiamati a esprimere un semplice sì o un semplice no. Il risultato della consultazione sarà considerato valido indipendentemente dal numero di elettori che si recheranno effettivamente alle urne.
Questo avviene perché per i referendum confermativi riguardanti riforme costituzionali non è richiesto un quorum, a differenza dei referendum abrogativi, nei quali i cittadini devono pronunciarsi su una proposta di abolizione di una legge o di una sua parte.
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Il referendum sulla separazione delle carriere è di natura costituzionale. Ha lo scopo di consentire all’elettorato di esprimere la propria opinione su una riforma – in questo caso, quella del sistema giudiziario – che necessita di modifiche alla Costituzione.
Il referendum costituzionale non prevede un quorum poiché si colloca al termine di un processo parlamentare, e la conclusione di tale iter implica che la modifica della Costituzione sia stata realizzata in modo riflessivo. In sostanza, il referendum confermativo rappresenta uno strumento di verifica che consente agli elettori di avere l’ultima parola su una riforma già approvata dal Parlamento.
È l’articolo 138 a stabilire le modalità di modifica della Costituzione, non riguardando la parte dei principi fondamentali (i primi dodici articoli), ma quella che si occupa dell’organizzazione dello Stato.
Per modificare uno o più articoli è necessario che entrambe le Camere si esprimano favorevolmente in due votazioni separate a distanza di almeno tre mesi. Nella seconda votazione, il disegno di legge di riforma deve essere approvato con una maggioranza assoluta (50% più uno) dei membri di ciascun ramo del Parlamento.
Per evitare il referendum confermativo, è necessario che alla Camera e al Senato, nella seconda lettura, si verifichi una maggioranza superiore ai due terzi dei membri. In tal caso, la riforma costituzionale entra immediatamente in vigore. Tuttavia, questo non è il caso della riforma del sistema giudiziario in discussione, il che giustifica quindi il ricorso alle urne.
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