Referendum, verifica dei fatti del Pd: le 5 false informazioni di Meloni e dei favorevoli al sì
Il Partito Democratico cerca di smontare cinque notizie false riguardanti il referendum del centrodestra, inclusa la premier Meloni, e i sostenitori del sì, in preparazione al voto del 22 e 23 marzo.
“Nei giorni scorsi, Meloni ha affermato che la difficoltà del ‘no’ si misurerebbe in base all’aumento delle menzogne utilizzate dai sostenitori del ‘no’ per la loro campagna. Se questo fosse un criterio valido, il ‘no’ sarebbe in netto vantaggio, poiché il ‘sì’ sta diffondendo una serie di falsità incredibili”, afferma Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia e membro del Pd. In un video, egli elenca i cinque punti da contestare, che generano confusione.
Punto primo
“Cosa affermano i sostenitori del SÌ che sia completamente inventato? La prima è questa: che la mancata separazione delle carriere, l’unità della giurisdizione e l’unità delle carriere, sarebbe stata introdotta dal fascismo, in particolare dal ministro Grandi. È una falsità, verificate. È stata introdotta dal ministro Zanardelli, un esponente liberale che nella sua carriera può vantare l’abolizione della pena di morte nel nostro ordinamento”, chiarisce l’ex Guardasigilli.
Punto due
Secondo punto: si afferma che il 95% delle richieste dei pubblici ministeri nelle indagini preliminari sarebbe accolto dai gip. Questo dato non esiste. Ci sono statistiche parziali su specifici tipi di richieste, ma questo dato complessivo è inventato”, aggiunge Orlando.
Punto tre
L’esponente dem prosegue: “Terzo punto: si sostiene che Vassalli avrebbe rilasciato un’intervista al Financial Times – continua l’ex ministro dem – in cui proponeva la riforma costituzionale e la separazione delle carriere. Verificate anche questo: l’intervista non esiste”.
Punto quattro
Quarto punto contestato. “Si afferma che il Pd avrebbe proposto in qualche sede collegiale la separazione delle carriere. Non c’è mai stata una posizione, rappresentativa di tutto il partito, che andasse in questa direzione”.
Punto cinque
Quinto punto: “la menzogna o le menzogne più gravi. Ogni giorno qualche esponente della destra, persino la presidente del Consiglio, denuncia una cattiva applicazione della legge, una manipolazione della legge da parte dei magistrati. Perché si tratta di menzogne? Vi invito a fare una verifica semplice: se davvero ci fosse un improprio comportamento da parte dei giudici, a ciascuna di queste denunce seguirebbe un rimedio previsto dall’ordinamento. Il ministro della Giustizia invierebbe gli ispettori, eventualmente avviando l’azione disciplinare. Non è mai accaduto. Ecco perché – conclude Orlando – possiamo affermare che se il segnale di nervosismo fosse proporzionale al numero di menzogne, il ‘sì’ avrebbe il nervosismo alle stelle”.
I commenti sono chiusi.