Ridotti del 50% i finanziamenti per Radio Radicale. Preoccupazione da parte di sindacati e cdr: “In questo modo rischiamo la chiusura”
Si intensificano le preoccupazioni riguardo al futuro di Radio Radicale. Le prime avvisaglie si erano manifestate attorno al periodo natalizio, quando la convenzione con lo Stato non era stata inclusa nella manovra. Successivamente, le rassicurazioni da parte del governo avevano contribuito a calmare parzialmente gli animi. Tuttavia, la situazione ha preso una piega diversa: alla Camera è stato approvato l’emendamento che estende per un ulteriore anno il contratto tra il ministero dello Sviluppo economico e la storica emittente, ma a Radio Radicale sono stati concessi solamente 4 milioni per il 2026.
Le rappresentanze sindacali di Radio Radicale, Cdr, Snater e Cgil esprimono preoccupazione, sottolineando che “l’emendamento approvato prevede la possibilità di stipulare accordi anche con Camera e Senato e siamo fiduciosi che si proceda senza ritardi in questa direzione, tuttavia il compenso attualmente riconosciuto, in mancanza di ulteriori accordi o interventi, porterà inevitabilmente, e in tempi brevi, alla chiusura della nostra emittente”.
“Ci rivolgiamo quindi a tutta la politica, governo, maggioranza, opposizioni, presidenze di Camera e Senato, affinché ci consenta di continuare a garantire il servizio pubblico – prosegue una nota – che svolgiamo, con apprezzamento bipartisan, da 50 anni. Noi continueremo a lottare finché sarà possibile, ma il tempo è un fattore cruciale. Già a partire da questo mese le lavoratrici e i lavoratori di Radio Radicale non percepiranno lo stipendio”.
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