Riferimento sessista in Consiglio: “Non considerate le questioni in modo completo, ma limitato”

“Non pensate in modo globale, ma limitatevi a un angolo specifico”. Questa è l’affermazione ripetuta due volte dal consigliere Francesco Rendine durante la seduta del Consiglio comunale di Ferrara del 20 luglio, subito dopo gli interventi delle consigliere Anna Zonari e Marzia Marchi. Secondo il gruppo consiliare La Comune di Ferrara, per il contesto, la ripetizione e le risate suscitate in aula, tale espressione ha assunto un significato ambiguo di natura sessuale, estraneo al dibattito politico.

Da questo episodio scaturisce la richiesta di convocare una seduta congiunta delle commissioni Statuto e Regolamento e Pari opportunità per discutere il tema del linguaggio sessista nelle istituzioni e stabilire criteri più chiari di intervento anche quando frasi inadeguate, discriminatorie o sessualmente allusive vengono espresse in modo indiretto, impersonale o senza menzionare esplicitamente il destinatario.

La proposta è stata formulata da Anna Zonari con una lettera inviata martedì 21 luglio al presidente del consiglio comunale Federico Soffritti e al presidente della Commissione pari opportunità Brando Sarto.

Ritornando alla seduta del lunedì, Zonari aveva richiesto di intervenire per fatto personale. Tale richiesta non era stata accettata poiché la frase pronunciata da Rendine non menzionava direttamente un consigliere o una consigliera specifica e non conteneva un’attribuzione esplicita riconducibile con certezza alla fattispecie disciplinata dall’articolo 81 del Regolamento del Consiglio comunale.

Nella lettera, tuttavia, Zonari chiarisce di non voler mettere in discussione la gestione della seduta né attribuire alla presidenza la responsabilità di non aver preso provvedimenti.

Al contrario, secondo la consigliera, l’episodio ha evidenziato la difficoltà oggettiva di prendere decisioni immediate quando frasi potenzialmente offensive, discriminatorie o sessualmente allusive vengono espresse in modo indiretto, impersonale o genericamente rivolte a una parte dell’aula.

È proprio l’ambiguità dell’espressione, sostiene Zonari, a rendere necessario un approfondimento istituzionale. La questione, chiarisce, non consiste nel verificare o presumere l’intenzione soggettiva di chi ha pronunciato la frase, ma nel valutare l’effetto oggettivamente generato nel contesto della discussione e nel definire quali criteri debbano guidare, in futuro, la conduzione delle sedute.

Zonari richiama innanzitutto l’articolo 70 del Regolamento del Consiglio comunale, che riconosce ai consiglieri e alle consigliere il diritto di esprimere valutazioni e opinioni, a patto che siano riferite a comportamenti politico-amministrativi e prive di considerazioni sulla vita privata e sulle qualità personali.

Lo stesso articolo prevede anche il richiamo quando vengono pronunciate parole inadeguate, senza limitare esplicitamente questa possibilità alle sole offese rivolte nominativamente a una persona specifica.

La questione, secondo La Comune, deve essere esaminata anche alla luce della mozione con protocollo generale 232339 del 2024, approvata in Consiglio il 23 dicembre dello stesso anno.

Con quel documento, ogni membro dell’assemblea era stato invitato a attenersi a valutazioni di carattere tecnico e politico, evitando considerazioni relative alle caratteristiche personali e a utilizzare un linguaggio non discriminante e rispettoso dell’identità di genere.

Nella lettera viene richiamato anche il Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali, adottato dal Comune di Ferrara, che esorta gli amministratori al rispetto delle competenze e delle prerogative degli altri rappresentanti politici e alla responsabilità di opporsi alla violazione dei principi etici nell’esercizio delle funzioni pubbliche.

Zonari menziona anche la Raccomandazione CM/Rec (2019) del Consiglio d’Europa, che include nella definizione di sessismo parole, gesti e comportamenti capaci di ledere la dignità delle persone o di creare un ambiente degradante, umiliante o offensivo. La successiva Risoluzione 459 del 2020 invita inoltre gli enti locali a vietare il linguaggio sessista nelle assemblee e a dotarsi di codici di condotta e linee guida per gli eletti.

Alla luce di questi riferimenti, la consigliera propone, ai sensi dell’articolo 34, comma 5, del Regolamento, una seduta congiunta delle Commissioni Statuto e Pari opportunità. L’obiettivo è chiarire il rapporto tra il fatto personale previsto dall’art. 81 e il potere di richiamo dell’art. 70, valutare come intervenire anche di fronte a espressioni sessuali o discriminatorie formulate in modo indiretto, definire criteri condivisi per le presidenze del Consiglio e delle commissioni e considerare eventuali modifiche regolamentari o l’adozione di un protocollo o codice di condotta, dando così concreta attuazione alla mozione sul linguaggio istituzionale approvata il 23 dicembre 2024.

“Il dibattito può essere anche fermo e acceso, ma deve rimanere incentrato sulle idee, sugli atti e sulle responsabilità politico-amministrative”, conclude Zonari.

Evitare allusioni sessuali o considerazioni relative alle caratteristiche personali, aggiunge la consigliera, non protegge solo le donne, che sono più frequentemente destinatari, ma salvaguarda la dignità di tutte le consigliere e di tutti i consiglieri e la credibilità dell’istituzione che rappresentano.

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