Riferimento sessista in Consiglio. Rendine: “Frase legittima letta in modo distorto”
A seguito della proposta della consigliera Anna Zonari di convocare in modo congiunto le Commissioni Statuto e Regolamento e Pari Opportunità, avanzata dopo le affermazioni del consigliere Francesco Rendine durante il Consiglio comunale del 20 luglio 2026 – in cui alcuni membri dell’opposizione sarebbero stati descritti come capaci di ragionare “non a 360 gradi, ma a 90 gradi” – è lo stesso capogruppo della lista civica Fabbri a richiedere al presidente Sarto Brando di respingere la proposta presentata dalle minoranze.
“Ritengo che questa iniziativa debba essere respinta in modo chiaro, poiché si basa su un presupposto evidentemente infondato. L’espressione contestata non presenta alcun riferimento sessuale, né allusioni personali o elementi discriminatori” afferma Rendine, il quale sostiene che “ragionare a 360 gradi” rappresenta semplicemente “una metafora comune, utilizzata per indicare una valutazione esaustiva e comprensiva di tutti gli aspetti di una questione”, e “contrapporre un ragionamento «a 90 gradi» implica semplicemente contestare una visione limitata, incapace di considerare il problema nella sua totalità”. “Non si tratta di una frase ambigua. Diventa tale solo quando qualcuno decide di attribuirle un significato che non le appartiene” aggiunge.
Rendine prosegue quindi: “Il Regolamento deve certamente permettere di intervenire contro espressioni oggettivamente offensive, sessiste o discriminatorie. Tuttavia, non può essere trasformato in uno strumento per sanzionare parole neutre sulla base di significati che esse non contengono. La salvaguardia della dignità delle consigliere e dei consiglieri è un valore importante. Proprio per questo non dovrebbe essere sminuita attraverso contestazioni prive di un contenuto oggettivamente lesivo. Utilizzare le categorie del sessismo e della discriminazione per censurare una metafora geometrica non rafforza la lotta contro le vere discriminazioni: la indebolisce e ne compromette la credibilità”.
“Convocare due Commissioni consiliari, discutere modifiche regolamentari e predisporre nuovi codici di condotta sulla base di questa interpretazione significherebbe conferire dignità istituzionale non a un’offesa realmente pronunciata, ma alla malizia con cui qualcuno ha scelto di interpretare un’espressione perfettamente lecita” sottolinea il capogruppo della civica Fabbri.
Da qui la richiesta a Sarto Brando, presidente della Commissione Pari opportunità, di “non sostenere la proposta e di rifiutare la convocazione congiunta, non essendo configurabile alcun episodio oggettivamente sessista, discriminatorio o inappropriato”. “La Commissione Pari Opportunità – afferma – ha il compito di contrastare discriminazioni reali, comportamenti concretamente lesivi e autentiche violazioni della dignità delle persone. Non dovrebbe essere chiamata a giudicare la geometria, né a trasformare in questione istituzionale un doppio senso che non si trova nelle parole pronunciate, ma esclusivamente nello sguardo di chi ha voluto cercarlo”.
Per Rendine “non è la frase «a 90 gradi» a risultare inappropriata: è inadeguato pretendere di attribuirle un contenuto sessuale inesistente e utilizzare tale interpretazione per limitare la libertà del dibattito consiliare”.
I commenti sono chiusi.