Riforma della legge elettorale, 120 esperti di diritto costituzionale esprimono seria preoccupazione per la proposta avanzata.

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Un appello intitolato “Torniamo alla Costituzione”, sottoscritto da 120 esperti di diritto costituzionale, si oppone alla riforma della legge elettorale proposta dalla maggioranza di centrodestra. Tra i firmatari figurano anche Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Mauro Volpi, Maria Agostina Cabiddu, Enrico Grosso e Roberto Zaccaria. Hanno aderito anche membri del gruppo “Costituzione e Democrazia”, tra cui Gherardo Colombo, Armando Spataro, il senatore del Partito Democratico Dario Parrini e l’avvocato Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre.

“Noi docenti di Diritto costituzionale – si evidenzia nell’appello – riteniamo fondamentale esprimere una forte preoccupazione riguardo alla proposta di riforma della legge elettorale attualmente in discussione alla Camera dei deputati. Essa presenta significative criticità dal punto di vista costituzionale, a partire da un’impostazione di base non compatibile con i principi della democrazia rappresentativa. La legge elettorale non è una legge ordinaria come le altre: influisce direttamente sul rapporto tra corpo elettorale e Parlamento, sull’uguaglianza del voto e sull’equilibrio complessivo della forma di governo”.

“È preoccupante il fatto che ancora una volta – prosegue – si intenda modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto e, soprattutto, dopo il risultato della straordinaria affluenza al voto referendario, e si voglia creare un sistema elettorale che, anziché contrastare l’astensionismo, rischia di aumentarlo, con meccanismi come le liste bloccate e un premio eccessivo, che allontanano i cittadini dal voto e dalla partecipazione democratica, trasformando le elezioni in un plebiscito per la scelta di un leader e dei suoi sostenitori”.

Tre i punti critici evidenziati dai costituzionalisti: “Il primo – si legge ancora – concerne il premio di governabilità o di maggioranza. La giurisprudenza della Corte costituzionale non ha escluso in modo assoluto la possibilità di meccanismi premiali, ma li ha sottoposti a condizioni rigorose: il premio deve essere proporzionato, deve operare in presenza di una soglia ragionevole di consenso e deve essere effettivamente idoneo a perseguire l’obiettivo della governabilità. Il rischio maggiore è che il premio possa risultare eccessivo, portando la lista o coalizione vincente a ottenere fino al 60% dei seggi, incidendo così anche sulle ‘maggioranze di garanzia’ previste dall’ordinamento costituzionale. Un altro aspetto fortemente critico è quello dell’incompatibilità del premio con il bicameralismo previsto dalla Costituzione”.

Il secondo aspetto “riguarda l’aver concepito un sistema basato esclusivamente su liste bloccate, che consente pluricandidature (fino a cinque collegi!). La proposta accentua i principali difetti dell’attuale sistema, affidando l’intera selezione dei parlamentari a liste bloccate e introducendo un premio potenzialmente eccessivo e rigido con l’assegnazione di 70 e 35 seggi rispettivamente nelle due Camere, indipendentemente dall’esito del voto per le diverse liste”. “Un sistema interamente fondato su liste bloccate, aggravato da pluricandidature e da liste premiali di dimensione sostanzialmente , consegna nuovamente la selezione dei parlamentari alle leadership di partito e svuota il rapporto tra elettori ed eletti”.

Infine, il terzo aspetto “riguarda l’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio, che contrasta con i principi che regolano nel nostro ordinamento la nomina del Governo, che dipende dagli equilibri parlamentari risultanti dalla composizione delle Camere, oltre che dall’esercizio delle prerogative del Presidente della , ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione e dal successivo rapporto fiduciario con il Parlamento. È proprio dalla combinazione di questi fattori che scaturisce un Premierato di fatto, prospettiva che dopo il risultato referendario sembrava ormai abbandonata”.

“Per queste ragioni – conclude l’appello -, riteniamo che la proposta di legge elettorale attualmente in discussione alla Camera dei deputati sia gravemente lesiva dei valori costituzionali, aggravi il distacco tra cittadino e istituzioni e rafforzi le preoccupazioni per la crisi del Parlamento. È nostro dovere di costituzionalisti segnalare all’opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale rappresenta una forzatura inaccettabile delle regole democratiche e costituzionali”.

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