di Fabio Anselmo*
Il significato che avrebbe dovuto avere la mozione di censura nei confronti del sindaco era di natura puramente politica. Quella che avrei desiderato presentare nel consiglio di due giorni fa, ma che di fatto mi è stato impedito di esporre.
È ancora vivida nella nostra memoria l’immagine dell’auto distrutta dell’ex assessora Savini. L’orrore di fronte a quel relitto è naturale e comprensibile, così come è altrettanto giustificato il sollievo per il fatto che lei, il nostro sindaco e nessun altro che avrebbe potuto essere coinvolto nella sua folle corsa, siano rimasti illesi.
Questo si chiama umanità.
Ci sono poi le responsabilità sia di natura giudiziaria che politica.
Le dichiarazioni rilasciate dall’ex assessora, in merito a queste responsabilità politiche, meritano una riflessione: dopo aver giustamente sottolineato il suo impegno istituzionale, ha affermato: “proprio in nome di quel rispetto, e nella consapevolezza del ruolo pubblico, ho deciso di rassegnare le dimissioni, con effetto immediato”.
Non si è rifugiata in frasi fatte come “aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”, ma ha dimostrato senso di responsabilità istituzionale e politica. Un gigante rispetto al suo compagno di viaggio.
A prescindere da questioni di senso morale comune (ben lontano dall’essere moralistico), è evidente aspettarsi da chi si trova come passeggero, lucido e attento, su un’auto che si appresta a muoversi con un conducente con un tasso alcolico così elevato (si consulti la sintomatologia standardizzata dall’Istituto Superiore di Sanità), un intervento deciso e dissuasivo a tutela propria, dell’assessora e di tutti i cittadini che potrebbero incrociare sulla pubblica via. E stiamo parlando non di un qualsiasi cittadino, ma del sindaco che, come molti suoi colleghi, ha sempre dimostrato attenzione ai rischi che corrono i giovani quando si mettono alla guida in stato di ebbrezza, lanciando e finanziando numerose campagne su questi temi di sicurezza.
La stessa giurisprudenza europea, così come la nostra, ha inteso definire una forma di responsabilità concorsuale, sul piano civilistico-risarcitorio, del passeggero in caso di incidente causato da un conducente ubriaco.
Questo è, e nulla di più. O meglio, avrebbe dovuto essere e avrei voluto dirlo se non ci fosse stato quel gesto vile. In quel momento, non lo nego, mi sono trovato in grande difficoltà emotiva. Ho visto il volto di Vince. La mozione che avevamo preparato in gruppo avrebbe dovuto essere discussa successivamente. Ho provato un forte senso di nausea per la violenza che quel foglio, posato sui nostri banchi proprio dal sindaco in persona e in quel momento evidentemente studiato ad hoc.
Sono profondamente colpito dall’ondata di solidarietà che ho ricevuto da molte persone. Non sono riuscito a ringraziare tutti e mi dispiace. Li abbraccio. Tuttavia, devo sottolineare che mi hanno colpito coloro che, numerosi, hanno voluto precisare di avere idee politiche diverse dalle mie. Uno in particolare mi ha detto: “Avvocato, io non condivido le sue battaglie, ma ammiro i risultati che è riuscito a ottenere. La penso in modo completamente opposto al suo, ma le assicuro che volevo manifestarle personalmente tutta la mia solidarietà”.
Nel frattempo, Vince ha cambiato città. Ha ricostruito la sua vita. Svolge un lavoro molto impegnativo e, da contratto a tempo determinato, ora è assunto a tempo indeterminato. Anche lui ha ricevuto numerosi messaggi di solidarietà. Tuttavia, ora molti sono a conoscenza di fatti che erano ignoti e giustamente caduti nell’oblio.
Alan Fabbri afferma che è colpa mia. Chissà, forse ha ragione. Avrei dovuto tenermelo per me e comportarmi di conseguenza.
Invidio il suo concetto di responsabilità.
Grazie Alan.
*avvocato e consigliere comunale