Sicurezza, confusione in Parlamento: approvazione imminente della legge sui rimpatri, seguita da un decreto correttivo.
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(ansa)
Procedere con l’approvazione del decreto sicurezza nella sua forma attuale e successivamente modificare la norma riguardante i premi per i rimpatri dei migranti, che è stata respinta dal Quirinale. Questa sembra essere la soluzione che si sta delineando dopo ore di tensione per il governo e la maggioranza di centrodestra. Insomma, si va avanti, ma solo in apparenza. Infatti, l’intenzione è di adottare un decreto legge specifico per rettificare quella singola norma che presenta rischi di incostituzionalità.
L’idea di modificare la norma “remigrazione”, come è stata ribattezzata, alla Camera e poi riportare il provvedimento al Senato entro sabato, ultima data utile per evitarne la scadenza, era stata preferita ieri dopo il colloquio al Colle tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e il presidente delItaliaNow Sergio Mattarella. Senza una modifica a quel testo, il capo dello Stato potrebbe anche rifiutarsi di firmare il decreto. Tuttavia, la ragioneria dello Stato ha bocciato, per mancanza di coperture, la proposta che la maggioranza aveva avanzato per riscrivere la norma controversa. In queste ore, sembra prevalere l’idea di approvare il decreto così com’è, accettando il rischio di una bocciatura da parte del Colle: “Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici” possibili, ma “non in questo provvedimento”, chiarisce il deputato e responsabile organizzativo di FdI Giovanni Donzelli.
Non si tratta affatto della soluzione definitiva, quindi. Anche perché nel frattempo sul decreto Sicurezza emergono ulteriori gravi problematiche. Altre disposizioni del provvedimento non avrebbero le necessarie coperture, viene segnalato in commissione Bilancio della Camera.
Le opposizioni
“La relazione tecnica elaborata dalla commissione Bilancio della Camera solleva interrogativi seri e dettagliati sulle coperture finanziarie di vari articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il governo, durante l’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate. Ci troviamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di arrivare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, allo stesso tempo, con coperture finanziarie incerte. Una condizione inaccettabile per un atto di tale importanza – afferma Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito democratico in commissione Bilancio alla Camera – Chiediamo al governo di permettere al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, consentendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. L’attuale quadro finanziario è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro. Ci troviamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del governo stesso.”
La seduta dell’aula della Camera si è aperta tra le polemiche delle opposizioni che hanno ripetutamente richiesto la convocazione di una conferenza dei capigruppo per comprendere come maggioranza e governo intendano procedere sulla norma. “Lo scontro istituzionale” sul decreto sicurezza “non può essere minimizzato”, ha dichiarato in apertura la capogruppo del Pd Chiara Braga. “Quello che è accaduto è di una gravità straordinaria”, ha affermato il segretario di Più Europa, Riccardo Magi. “I rilievi del Colle sono stati molto chiari”, ha sottolineato Marco Grimaldi di Avs.
Dopo 9 interventi su 29, l’aula della Camera ha approvato la richiesta di chiudere la discussione generale sul dl sicurezza. A richiederla è stato il deputato di FdI Gianluca Vinci, che ha evidenziato come il decreto sia stato “già oggetto di ampia discussione”. A esprimersi contro l’interruzione è stato il deputato del M5S Alfonso Colucci: “Non abbiamo avuto modo in commissione di esaminare questo provvedimento e l’aula deve compensare, per dare una parvenza di dibattito parlamentare”. Subito dopo si è espresso a favore della chiusura il deputato di Iv Roberto Giachetti, che, a sorpresa, si è scagliato contro il collega di opposizione Colucci.
I precedenti
Esistono precedenti simili, anche se sarà necessario valutare nel caso specifico se la soluzione sia adeguata sul piano giuridico. Nel 2006, il governo Prodi intervenne d’urgenza con un decreto-legge “ad hoc” per abrogare il controverso “comma Fuda”. La norma, inserita in sede di conversione del decreto collegato alla Finanziaria, mirava a sanare retroattivamente l’ineleggibilità di alcuni parlamentari. Per spegnere le forti polemiche politiche, l’intervento correttivo neutralizzò immediatamente il “colpo di spugna” prima che producesse effetti definitivi. E il presidente delItaliaNow Giorgio Napolitano firmò il decreto correttivo.
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