Su Palazzo Prosperi Sacrati, reperti e ordigni bellici

Su Palazzo Prosperi Sacrati, reperti e ordigni bellici 1

di Luca Caprini*

In queste giornate caratterizzate da temperature elevate e mancanza di pioggia, riemergono dai letti dei fiumi reperti e ordigni, e anche la stampa online ci sorprende con notizie inaspettate.

Il 6 agosto scorso abbiamo letto un articolo su Estense.com che riporta come le consigliere comunali Sara Conforti e Anna Zonari abbiano presentato una richiesta di accesso agli atti per ottenere l’intero dossier riguardante la procedura che ha portato alla concessione di Palazzo Prosperi Sacrati alla Fondazione Slam Jam Luca Benini. Il 9 agosto, sulla stessa testata, l’architetto Squarcia ha pubblicato un intervento con un titolo che ha destato l’attenzione di tutti noi cittadini: “7 milioni pubblici, non si vanifica tutto con un blitz amministrativo”.

È opportuno soffermarsi su questi due interventi, riconducibili a un gruppo politico di cui fanno parte le due consigliere e al quale l’architetto Squarcia – candidato con la lista La Comune di Ferrara per le elezioni del 2024 – ha fornito un significativo apporto, portando con sé ben dieci voti (https://www.lacomunediferrara.it/candidati/).

Si tratta di un rapido passatempo estivo che, anche per i meno attenti, permetterà di scoprire un filo conduttore che in filigrana unisce e collega questi brillanti interventi.

Iniziamo con le due consigliere comunali, a cui va un meritato riconoscimento per questa loro originale iniziativa che, nella sua sorprendente immediatezza, ci rivela come la trasparenza sia il “presupposto della fiducia tra istituzioni e cittadini”. Davvero, avremmo quasi pensato il contrario, grazie. Continuando nella lettura, ci sembra di percepire il lontano e sordo scricchiolio del sospetto e di intravedere tra le righe l’accumularsi di vaghe ombre sull’operato degli uffici comunali, accusati addirittura di aver affidato Palazzo Prosperi Sacrati alla Fondazione Slam Jam Luca Benini.

Tuttavia, si tratta di dilettanti rispetto all’architetto Squarcia. Costui, oltre al notevole seguito elettorale, vanta presidenze e contributi culturali tali da sentirsi legittimato a dichiarare che il Comune ha clamorosamente sbagliato a concedere “uno dei palazzi più belli di Ferrara” a tale Fondazione. Perché, si chiede l’architetto, ai funzionari comunali non è venuto in mente – come è accaduto a lui, nonostante il caldo torrido e le innumerevoli iniziative che ci offre quotidianamente – di assegnargli altri spazi? Ce ne sono così tanti! Certamente, il palazzo, dopo quarant’anni di chiusura, andava giustamente restituito ai cittadini e non a una Fondazione che si trovava lì per caso. L’architetto non ha certo tempo da perdere a studiare gli scopi statutari della Fondazione, né ci si può aspettare che lo faccia, troppo impegnato com’è a raccogliere consensi politici e a far scaturire cultura da ogni sua singola apparizione. Sorprende solo che non abbia insinuato che il vero obiettivo della Fondazione sia trasformare il palazzo nella nuova residenza privata del sig. Benini, il quale, peraltro, abitando già nella stessa via e trovandosi comodamente, avrebbe così architettato un abile stratagemma capace di far impallidire persino Ulisse.

Ecco quindi emergere il fatidico filo conduttore di cui si parlava, ed eccoci giunti al termine del gioco: il Comune, e in generale il settore pubblico, ha il tassativo “dovere” di farsi carico di tutto, dove reperire le risorse e le coperture è solo un dettaglio trascurabile, mentre ciò che conta davvero sono le grida dei diritti, la pretesa di essere sempre nel giusto e i migliori sulla piazza. Come contorno non manca mai l’insinuazione, il retrogusto mefitico di trame oscure, complotti, congiure, blitz amministrativi e richieste di trasparenza che, guarda caso, sottendono che trasparenza non vi sia affatto.

Qui abbiamo invece un palazzo straordinario che il Comune è riuscito, attingendo a ogni risorsa disponibile, a restituire alla città dopo quarant’anni di totale abbandono; abbiamo una Fondazione del terzo settore riconducibile a una delle poche imprese ferraresi – nate dal nulla grazie a un ferrarese – che da oltre trent’anni offre lavoro a cento ragazzi e a cento famiglie; abbiamo un imprenditore riconosciuto come punto di riferimento e vero e proprio guru di un mondo culturale in cui moda, musica e arte si intrecciano, il quale nel giorno del suo compleanno ha deciso di costituire una Fondazione per partecipare a una gara pubblica, aperta a tutti, che ha regolarmente vinto e che spera gli consenta di restituire alla città quanto ricevuto, aprendo un polo che nelle sue intenzioni vorrà fungere da complemento diverso, eccentrico e potente a un quadrante museale già straordinario. Una Fondazione che si è persino impegnata ad arredare, gestire e mantenere aperto il palazzo a proprie (tante) spese.

I nostri campioni, invece, sono fermamente convinti che i costi di allestimento, gestione e promozione del palazzo debbano ricadere esclusivamente sulla comunità. È sempre qualcun altro a dover assolvere obblighi e doveri, sono sempre gli altri da cui si ha diritto di pretendere, con un generoso tocco di sospetto e una notevole dose di mancanza di rispetto: rispetto per i funzionari comunali che a questo progetto si sono dedicati, e per i tanti ragazzi che lavorano in Slam Jam e che si sono generosamente offerti di mettere a disposizione le proprie competenze e talenti a favore della Fondazione, per regalare a Ferrara qualcosa di nuovo, capace di attrarre anche le nuove generazioni che la città costantemente abbandonano o frequentano solo per il breve periodo degli studi.

Allora, care consigliere e caro architetto, il famigerato filo rosso che vi unisce è proprio questo: un terreno arido e acido in cui i semi del nuovo, dell’impegno e dell’entusiasmo rivolto ai giovani sono sistematicamente costretti a lottare per crescere. Prima di intervenire nuovamente, abbiate almeno la pazienza e il buon gusto di esaminare le tonnellate di documenti prodotti dalla Fondazione e la documentazione comunale; poi, magari, un bel silenzio ce lo potrete regalare, come una placida marea capace di coprire reperti e ordigni che la comunità ferrarese davvero non merita.

*consigliere comunale di Ferrara, Lista Civica Alan Fabbri Sindaco

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