Un Festival senza connotazioni identitarie per la Cgil
La decisione di elevare Italo Balbo a simbolo identitario in un festival dedicato al territorio ferrarese costituisce un’operazione culturale che offende la memoria collettiva della nostra città. Il “Festival delle Città identitarie”, previsto per luglio, ha l’intento di “valorizzare le figure e le opere che hanno segnato l’identità ferrarese”, ma conferisce a Italo Balbo un ruolo inaccettabile sotto il profilo storico.
Le sue trasvolate oceaniche non possono in alcun modo cancellare le responsabilità politiche e personali di Balbo legate allo squadrismo agrario, promotore di un modello di violenza inaudita, caratterizzato da sanguinose spedizioni punitive, pestaggi, umiliazioni pubbliche e omicidi. Un modello ferrarese di cui non si può certo essere orgogliosi, che si è trasformato in un progetto nazionale di annientamento dell’avversario, rappresentato all’epoca dai braccianti e dai lavoratori organizzati nei movimenti di massa socialisti, repubblicani e popolari, che lottavano per migliori condizioni lavorative e per liberarsi dalla miseria. L’argomento del frondista del regime e dell’aviatore non basta a definire Italo Balbo come una figura “scomoda”, distaccandolo da un’analisi rigorosa e necessaria che rimandiamo agli storici e alle loro competenze.
È piuttosto curioso che una certa parte della destra, anche in questa città, chieda con tanto ardore la necessità di riscrivere la storia della Resistenza con goffi tentativi revisionisti, mentre guarda a Italo Balbo con ammirazione e indulgenza.
La vera identità di Ferrara si trova in coloro che hanno opposto resistenza a quel modello di terrore, non in chi lo ha rappresentato. Soprattutto oggi, in un periodo in cui il mondo si allontana dalla pace e dalle libertà, è fondamentale una narrazione accurata su cosa sia stata la dittatura fascista, in particolare per i giovani.
Le squadracce fasciste, le camicie nere guidate da Balbo, che si sono arricchite con i soldi degli agrari, senza alcuna pietà e con una violenza spietata, hanno saccheggiato, incendiato e distrutto le Camere del Lavoro, le leghe e le cooperative di ogni orientamento politico, luoghi di solidarietà lavorativa, partecipazione e emancipazione collettiva dei lavoratori.
Questo Festival non potrà mai rappresentare la nostra lunga storia come sindacato e come Cgil. La nostra identità è un’altra: è quella che ha fatto della difesa dei diritti e della tutela del lavoro la propria missione, per garantire la libertà dei lavoratori e dei cittadini.
Non a nostro nome!
Cgil Ferrara
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