Vannacci a Roma confronta la destra sul tema della sicurezza.
Vannacci, il perturbatore della destra. Il decreto sulla sicurezza? «Inadeguato». Il veicolo blindato a Termini voluto da Meloni? Iniziativa «superflua». Anzi, ridicola. Provoca «divertimento». Come l’escursione di Crosetto a Dubai. E ancora: il fermo preventivo? «E dove sistemiamo i fermati?». Questione non etica, ma di spazio. I rimpatri? «Siamo all’ultimo posto». La cauzione per le manifestazioni proposta dalla Lega? «Così protestano solo i benestanti».
Alle tre del pomeriggio, il generale scissionista del Carroccio raduna un gruppo di sostenitori (e una schiera di giornalisti e cameraman) in un grande albergo del centro, l’hotel Artemide. «La sala della Camera non ce l’hanno concessa: erano tutte riservate, anche se in realtà sono rimaste libere», ironizza Rossano Sasso, ex salviniano ora deputato-colonnello dei vannacciani di stanza a Montecitorio. Accanto a lui, ci sono gli altri due rappresentanti convertiti a Futuro nazionale, Ziello e Pozzolo.
Di fronte ai suoi «futuristi», l’ex vicesegretario leghista presenta un «pacchetto sicurezza», versione estrema. Titolo: «Tolleranza zero», in stile Rudy Giuliani. Una serie di emendamenti destinati, con ogni probabilità, all’arte nobile dell’impallinamento parlamentare: sono contenuti in un decreto che parte dal Senato e lui, per ora, senatori non ne ha. «In futuro vedremo». La conferenza serve però a comunicare che la vera destra è qui, sotto le sue mostrine; non altrove, non a Palazzo Chigi, non al Mit.
Il generale si gode il microfono. Fa proposte del tipo: tre reggimenti a Rogoredo, rastrellamenti come nei cinegiornali d’epoca. Legittima difesa estesa: libertà di sparare, anche al di fuori della propria abitazione, purché «nelle vicinanze». Anche i poliziotti, come la sua destra, dovrebbero avere maggiore libertà di fuoco. E servirebbero più fondi per le spese legali degli agenti. Se il bilancio è in difficoltà, si può sempre attingere ai «miliardi per Kiev». Frase che un tempo sarebbe stata pronunciata da Salvini, ma — sussurrano i camerati — lui è «più vivace». Prossima mossa? Un ddl sulla remigrazione.
C’è poi il filone internazionale, in linea con Mosca. Vannacci critica anche Meloni riguardo all’Iran: «Che assurdità attribuire la colpa a Putin». Con il dittatore russo, Vannacci sarebbe pronto a riprendere il dialogo rapidamente. Consiglia al governo: «Importi di nuovo il gas russo». Frecciate agli americani. «In genere gli alleati concordano le decisioni». Khamenei? «A noi italiani la rimozione dei dittatori non ha mai portato fortuna». Anche i dittatori italiani? «Mi riferisco agli ultimi 50 anni e comunque» quelli italiani «non li abbiamo deposti noi». L’unica buona notizia per il centrodestra arriva in chiusura: «Non presenteremo il simbolo alle amministrative del ‘26». Alle Politiche, sì. Come a dire: per ora niente disturbo al manovratore. Più avanti, si vedrà chi manovra chi.
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