Vannacci, informata Meloni lunedì. Incertezze in FdI riguardo all’alleanza, opposizione da parte del Carroccio.

Vannacci, informata Meloni lunedì. Incertezze in FdI riguardo all'alleanza, opposizione da parte del Carroccio. 1

Giorgia Meloni 

 

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Nel giorno della frattura, la posizione a destra è di minimizzare. Interrompere e sopire. Della serie: ma questo Vannacci da solo dove può andare? In realtà, la scissione della , orchestrata dal suo vicesegretario, rappresenta un terremoto per la coalizione di governo, proiettando sui prossimi appuntamenti elettorali le preoccupazioni più gravi. La “cosa nera” è il grande timore di FdI, che finora ha gestito le dinamiche della coalizione con una strategia che ricalca il motto dei comunisti francesi degli anni ‘30, rovesciato: pas d’ennemis à droite, niente nemici a destra. è il primo a rendersi conto che la questione Vannacci deve essere affrontata in un contesto di maggioranza e non solo di partito. Per questo, il segretario del Carroccio, lunedì sera, subito dopo il faccia a faccia con il generale del “Mondo al contrario” (incontro al Mit, seguito da una serie di messaggi e chiamate via via meno amichevoli) ha subito informato Giorgia Meloni. Per avvisarla: ci ho provato fino all’ultimo, ma Vannacci se ne va. Riservatamente, il leghista cerca di ridimensionare la gravità dei rischi: «Ma quali 500 mila voti suoi… Ne ha ottenuti tanti perché l’abbiamo sostenuto noi. Di suo ne avrà 80mila». Per il vicepremier, il paragone è con la scissione di Gianfranco Fini dal Pdl: così avvisa il generale in privato prima del disastro. E così risuona la grancassa social della Lega dopo.

A destra ora spetta decidere come comportarsi con il partito che sta formando l’ex parà approdato all’Eurocamera, seggio che non ha intenzione di abbandonare. FdI desidererebbe evitare di includerlo nella coalizione, ma per il momento si astiene dall’intestarsi il rifiuto: preferisce che sia la Lega a porre il veto. Aspetto già chiarito ieri sera dallo stesso Salvini: «Vannacci non sarà in coalizione». FdI non si espone. Dettaglio: ieri pomeriggio, mentre passeggiava in Transatlantico durante lo psicodramma leghista in pieno svolgimento, Giovanni Donzelli a domanda diretta — Vannacci sarà mai un alleato? — rispondeva in modo enigmatico: «Non lo so, vediamo». Una risposta simile proviene da FI, per bocca del portavoce, Raffaele Nevi: «Deve esserci compatibilità di valori e programmi. Vedremo, ma chiunque frantuma il centrodestra è solo un sostenitore della sinistra». L’unico chiaro tra gli alleati di Salvini è Maurizio Lupi: «Le provocazioni di Vannacci sono incompatibili con la coalizione».

Non implica che a destra ci sia desiderio di ampliare il perimetro. Anzi: Vannacci ha già dimostrato di essere poco disposto a farsi controllare, non pagava le quote volontarie d’iscrizione alla Lega (un’altra ragione della frattura), ha permesso ai suoi di manifestare contro un provvedimento del governo davanti Montecitorio, ha chiesto di affossare il decreto Kiev dopo un difficile compromesso raggiunto in maggioranza. Ma da qui a un anno, chi può garantire che il suo partito non diventi necessario «per fermare il ritorno delle sinistre»? Alcuni citano il precedente di Alternativa sociale nel 2006, il partitino di Alessandra Mussolini, che si trovò pur tra mille difficoltà a sostenere la coalizione di Silvio Berlusconi: quel 0,7% fu (quasi) decisivo per pareggiare contro Romano Prodi.

Certamente, nel centrodestra e anche nel partito della fiamma, Vannacci non ha molti sostenitori, anzi. Guido Crosetto, che con l’ex militare ha avuto scontri pubblici, è uno di quelli che può affermare: ve lo avevo detto. E infatti, contattato da , si esprime con una battuta: «La sua uscita dalla Lega? Nessuna sorpresa, nemmeno nella tempistica». Ignazio si tiene lontano dalle controversie lumbard: «Non mi occupo di altri partiti». Meloni ha impartito l’ordine ai suoi: nessun commento, nessuna dichiarazione. Anche se nella conferenza stampa di inizio anno aveva polemizzato con l’eurodeputato per le sue affermazioni anti-armi sull’Ucraina: «Mi sorprende che questa riflessione provenga da un generale», disse allora, ricordando che «i soldati sono i primi a comprendere quanto le forze armate siano utili per costruire la pace».

Nei prossimi giorni, tra i partiti del centrodestra circola l’idea di commissionare un sondaggio riservato per valutare il peso reale del generale. Anche in relazione alla legge elettorale: se Vannacci davvero rimarrà fuori dal centrodestra, come pretende la Lega, la soglia di sbarramento per chi non si coalizza sarà elevata al 4%. Un problema per Carlo Calenda che, però, a maggior ragione, Meloni desidera attrarre nell’orbita della maggioranza. L’auspicio è un accordo elettorale con FI, un’ipotesi che non dispiace ai Berlusconi.

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