Zappaterra a Ravenna in qualità di rappresentante dell’Assemblea legislativa

La consigliera Questora delegata alla parità, Marcella Zappaterra, rappresenterà l’Assemblea legislativa al convegno “Genere=Parità? Obiettivo 5 dell’Agenda 2030: dai dati alle azioni”, che si terrà domani 19 maggio a Ravenna.

L’evento fa parte del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 di ASviS ed è organizzato da UPI Emilia-Romagna e dalla Provincia di Ravenna, nell’ambito degli incontri dedicati al Goal 5 dell’Agenda 2030 sulla parità di genere. Il seminario si concentrerà su dati e politiche per contrastare le disuguaglianze.

“La parità di genere non è un risultato scontato né una semplice classifica tra territori, ma rappresenta un elemento fondamentale della democrazia. L’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 ci ricorda che non è sufficiente proclamare l’uguaglianza, ma è necessario attuarla, intervenendo sui divari nel lavoro, nella cura, nella rappresentanza, nell’autonomia economica e nel contrasto alla violenza maschile nei confronti delle donne”, afferma Zappaterra, sottolineando che il tema coinvolge direttamente anche il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali. “L’Emilia-Romagna – ricorda – ha sviluppato in questi anni un sistema avanzato: dalla legge quadro per la parità al bilancio di genere, fino alla valutazione di impatto ex ante sui progetti di leggi regionali. Strumenti utili per comprendere se le politiche pubbliche effettivamente riducono i divari o rischiano di perpetuarli”.

Zappaterra è pienamente consapevole che ci sono questioni ancora irrisolte: lavoro, maternità, cura, autonomia economica, violenza maschile contro le donne e divario digitale. “In Emilia-Romagna abbiamo superato la media nazionale per quanto riguarda l’occupazione femminile, ma – sottolinea – non siamo ancora una regione completamente paritaria. Senza servizi e condivisione, la maternità continua a essere troppo spesso un onere privato per le donne anziché una responsabilità collettiva. Inoltre, il lavoro di cura ricade ancora in gran parte su di loro. L’Emilia-Romagna è stata la prima a riconoscere il caregiver, ma manca una legge nazionale adeguata”.

La Regione dispone di 23 centri antiviolenza, 58 case rifugio e 15 centri per uomini autori di violenza. Dal 2022 ha destinato oltre 4,3 milioni al Reddito di libertà, 2,7 milioni a 103 progetti contro discriminazioni e stereotipi, 1,6 milioni a 58 interventi per lavoro femminile, conciliazione e welfare aziendale, oltre a risorse per formazione, inclusione e autonomia abitativa.

“Dai dati alle azioni significa proprio questo: non limitarsi a osservare le disuguaglianze per descriverle meglio, ma per cambiarle realmente. La libertà femminile – conclude Zappaterra – si realizza attraverso reddito, casa, lavoro, formazione, servizi e protezione. Non esiste sviluppo sostenibile se metà della popolazione sopporta il peso maggiore della cura, della precarietà e della sottorappresentanza. È un tema che interessa Ravenna, Ferrara e tutti i territori dell’Emilia-Romagna, poiché la libertà delle donne si misura nella vita quotidiana delle persone”.

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