Dai sintomi iniziali simili a quelli dell’influenza fino a manifestazioni più severe con insufficienza respiratoria, emorragie e danni renali. L’epidemia registrata sulla nave MV Hondius riporta l’attenzione sull’hantavirus, un virus raro trasmesso principalmente dai roditori e, in alcuni ceppi, anche tra gli esseri umani.
Tre decessi, un paziente in terapia intensiva a Johannesburg, due membri dell’equipaggio ancora in condizioni critiche a bordo della MV Hondius. Intorno alla nave da crociera bloccata nell’Atlantico è tornato a emergere un nome che per anni è rimasto relegato a pubblicazioni scientifiche e bollettini sanitari, quello dell’hantavirus.
I casi complessivi, tra confermati e sospetti, ammontano a otto. Tra le vittime si trova una coppia olandese di 70 e 69 anni. Secondo i primi accertamenti riportati dalla Bbc, i passeggeri con infezione sospetta sarebbero stati infettati prima dell’imbarco, un’ipotesi legata al lungo periodo di incubazione del virus, che può variare da una a otto settimane.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha avviato il tracciamento dei contatti. L’Ecdc sta monitorando l’evoluzione dell’epidemia insieme alle autorità nazionali e all’Oms per valutare eventuali implicazioni anche per l’Europa. Restano ancora aperti diversi interrogativi, a partire dal ceppo coinvolto e dalle modalità di trasmissione registrate a bordo.
Gli hantavirus si trasmettono principalmente attraverso roditori infetti. Urina, saliva e feci rappresentano i principali vettori dell’infezione. Il contagio avviene spesso in ambienti chiusi e poco ventilati, dove le persone inalano polvere contaminata da particelle microscopiche provenienti dagli animali.
Nella maggior parte dei casi, la trasmissione interumana rimane estremamente rara. L’eccezione più nota riguarda il virus Andes, identificato soprattutto in alcune zone del Sud America. Proprio quel ceppo, secondo i primi test effettuati su alcuni pazienti della nave, sarebbe presente anche in questo focolaio.
“Sebbene raro, l’hantavirus può essere trasmesso da persona a persona e causare gravi malattie respiratorie”, sottolinea l’Oms, che insiste sulla necessità di monitoraggio clinico e trattamenti tempestivi. Attualmente non esistono vaccini né terapie specifiche.
I sintomi iniziali rendono la diagnosi particolarmente complessa. Febbre, brividi, dolori muscolari, mal di testa. Manifestazioni quasi indistinguibili da una comune influenza. Nei casi più gravi, tuttavia, l’infezione evolve rapidamente. I polmoni possono riempirsi di liquido fino a causare insufficienza respiratoria. In altri pazienti si manifestano danni renali, emorragie, ipotensione e shock.
Le sindromi associate agli hantavirus sono tre. La febbre emorragica con sindrome renale, comune in Europa e Asia. La nefropatia epidemica, forma più lieve osservata soprattutto nel continente europeo. Infine, la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, registrata prevalentemente nelle Americhe.
“Si tratta di malattie acute in cui l’endotelio vascolare subisce danni”, spiegano gli esperti. Da ciò derivano l’aumento della permeabilità vascolare e le complicazioni più gravi.
Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, “il rischio per la popolazione generale rimane molto basso ed è principalmente legato al contatto con roditori in ambienti specifici”. Pregliasco chiarisce che l’hantavirus “non presenta caratteristiche pandemiche, poiché non si trasmette facilmente da persona a persona”.
In merito alla trasmissione del ceppo Andes invita alla prudenza. “Il contatto implica sicuramente un’interazione con liquidi biologici, con una vicinanza anche respiratoria. I casi di contagio interumano restano molto rari e ancora oggi manca chiarezza sulla reale capacità di diffusione”.
Per Pregliasco l’infezione potrebbe inoltre essere sottostimata. Molte persone sviluppano sintomi lievi oppure rimangono asintomatiche. In altri casi, invece, la situazione può precipitare rapidamente con problemi respiratori, emorragici o gastrointestinali.
Le terapie variano a seconda delle forme cliniche. Nei casi di febbre emorragica possono essere impiegati antivirali ad ampio spettro. Per la sindrome polmonare si ricorre principalmente al supporto respiratorio e circolatorio, spesso attraverso ventilazione assistita e terapia intensiva.
Michael Baker, epidemiologo interpellato dalla Bbc riguardo al caso della MV Hondius, definisce “molto insolito” lo sviluppo di un focolaio di questo tipo su una nave da crociera. “È il peggior posto possibile in cui ammalarsi gravemente”, osserva. Chi manifesta sintomi a bordo, aggiunge, dovrebbe essere evacuato rapidamente verso strutture ospedaliere adeguate.
Baker richiede anche un’indagine approfondita sugli itinerari seguiti dai passeggeri prima dell’imbarco per verificare eventuali esposizioni in aree ad alto rischio.
Uno dei principali punti di attenzione rimane il Sudafrica, dove due passeggeri hanno lasciato la nave. Uno è deceduto, l’altro è attualmente ricoverato in ospedale. Le autorità sanitarie stanno verificando eventuali contatti avuti durante il viaggio.
Da Ginevra, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha escluso paragoni con l’inizio della pandemia di Covid 19. “Il rischio per il resto del mondo è basso”, afferma. Pur confermando riunioni operative tra partner sanitari internazionali, Tedros precisa che finora non è stata ritenuta necessaria la convocazione di un comitato di emergenza dedicato all’hantavirus.