Esistono opzioni sostitutive per i medicinali a base di PFAS.

Esistono opzioni sostitutive per i medicinali a base di PFAS. 1

Per alcuni medicinali contenenti PFAS sarebbero disponibili delle alternative a queste sostanze, note anche come “sostanze chimiche eterne”. Questa è la conclusione principale di un recente studio condotto in collaborazione tra l’Istituto farmaceutico dell’Università di Friburgo e l’Agenzia federale tedesca per l’Ambiente (UBA), un’analisi che sta stimolando un dibattito tra il mondo scientifico, l’industria e le autorità di regolamentazione.

Secondo i risultati pubblicati e ripresi dalle emittenti pubbliche tedesche Norddeutscher Rundfunk (NDR) e Westdeutscher Rundfunk (WDR), su un campione di 111 principi attivi farmaceutici contenenti PFAS analizzati dai ricercatori, ben 97 avrebbero già oggi alternative tecniche prive di queste sostanze.

Cosa sono i PFAS e perché sono così diffusi

I PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) rappresentano una vasta categoria di composti chimici caratterizzati da una notevole stabilità molecolare. Questa caratteristica li rende particolarmente resistenti al calore, all’acqua e agli agenti chimici, qualità che nel corso degli anni li ha resi estremamente utili in vari settori industriali.

Nel settore farmaceutico, i PFAS vengono impiegati per migliorare alcune proprietà dei principi attivi: possono contribuire a rendere le molecole più stabili, facilitare la loro sintesi o migliorarne l’assorbimento nell’organismo. Tuttavia, la loro stessa persistenza rappresenta oggi uno dei principali motivi di preoccupazione ambientale.

Questi composti, infatti, non si degradano facilmente e tendono ad accumularsi nell’ambiente e negli organismi viventi, con effetti ancora oggetto di studio ma potenzialmente problematici per la salute umana e per gli ecosistemi.

Alternative già disponibili per la maggior parte dei casi

Il fulcro dell’indagine condotta dai ricercatori tedeschi riguarda la reale necessità dell’utilizzo dei PFAS nella produzione dei farmaci. Analizzando 111 principi attivi che contengono queste sostanze, gli scienziati hanno esaminato la possibilità di sostituirli con soluzioni alternative già esistenti.

Il risultato è sorprendente: per 97 di questi composti, esisterebbero già oggi alternative tecniche o chimiche che non richiedono l’impiego di PFAS. In altre parole, circa l’87% dei casi analizzati potrebbe essere gestito con processi produttivi differenti senza compromettere necessariamente l’efficacia del principio attivo.

Questo dato suggerisce che l’uso dei PFAS nel settore farmaceutico non sia sempre strettamente necessario dal punto di vista tecnico, ma potrebbe dipendere anche da motivazioni storiche, economiche o di consolidamento industriale delle catene produttive.

Questione di inerzia tecnologica più che di necessità chimica

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda la possibile “inerzia tecnologica” del settore farmaceutico. In molti casi, infatti, l’utilizzo dei PFAS non sarebbe legato all’assenza di alternative, quanto piuttosto alla persistenza di processi produttivi consolidati nel tempo.

Le industrie chimico-farmaceutiche tendono a privilegiare procedure già validate, soprattutto quando garantiscono stabilità, sicurezza e prevedibilità nella produzione su larga scala. La sostituzione di un componente chimico, anche quando teoricamente possibile, comporta spesso costi elevati, nuove certificazioni e lunghi iter regolatori. Questo contesto potrebbe spiegare perché, nonostante l’esistenza di alternative, i PFAS continuino a essere utilizzati in numerosi processi industriali.

La loro capacità di persistere per decenni nell’ambiente ha portato a definirli come sostanze “eterne”, con potenziali rischi di contaminazione di suolo, acqua e catene alimentari.

L’industria farmaceutica nella transizione chimica

La possibile eliminazione progressiva dei PFAS da una parte significativa dei processi produttivi farmaceutici solleva interrogativi rilevanti sul ruolo dell’industria nella transizione verso modelli chimici più sostenibili.

Da un lato, le aziende sono chiamate a garantire continuità terapeutica, sicurezza dei farmaci e accessibilità economica. Dall’altro, cresce la pressione sociale e istituzionale affinché i processi produttivi diventino sempre più compatibili con la tutela ambientale.

In alcuni casi, le soluzioni alternative potrebbero richiedere modifiche significative ai processi di sintesi o presentare limitazioni non ancora completamente valutate in contesti produttivi reali su larga scala.

Per questo motivo, gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori analisi comparative e sperimentazioni industriali, in grado di verificare la fattibilità concreta delle alternative individuate.

Patricia Iori

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