Identificata Cloud-9, la prima galassia invisibile.

Identificata Cloud-9, la prima galassia invisibile. 1

Nel contesto dell’astronomia attuale, poche scoperte hanno la capacità di mettere in discussione definizioni ritenute consolidate. L’individuazione di Cloud-9, un alone di materia oscura privo di stelle situato a circa quattordici milioni di anni luce dalla Terra, rappresenta uno di questi momenti significativi. Questo oggetto, descritto dagli esperti come la prima “galassia fantasma” mai osservata, costringe la comunità scientifica a riconsiderare cosa debba essere definito come galassia e quali siano i criteri minimi per la sua esistenza.

Cloud-9: un’entità invisibile ma concreta

Cloud-9 non emette luce, non contiene stelle e non mostra di gas sufficiente a supportare la formazione stellare. Tuttavia, la sua esistenza è tutt’altro che teorica. Si tratta di una struttura dominata quasi esclusivamente dalla materia oscura, la componente invisibile che costituisce la maggior parte della massa dell’Universo. Questa peculiarità rende Cloud-9 un oggetto singolare: un sistema gravitazionalmente legato che, pur avendo una massa simile a quella di una piccola galassia, risulta completamente oscuro.

Il ruolo della materia oscura nell’Universo

La materia oscura rappresenta uno dei più grandi misteri della fisica contemporanea. Sebbene non interagisca con la luce, essa esercita un’influenza gravitazionale cruciale nella formazione e nell’evoluzione delle strutture cosmiche. Secondo i modelli cosmologici più accettati, gli aloni di materia oscura costituiscono la base su cui si sviluppano le galassie visibili. Cloud-9 dimostra che tali aloni possono esistere anche in assenza di stelle, suggerendo che la formazione stellare non sia un risultato inevitabile dell’aggregazione di materia oscura.

L’individuazione di Cloud-9 è il frutto di un lavoro collaborativo guidato da Alejandro Benítez-Llambay, ricercatore del Dipartimento di Fisica dell’Università di -Bicocca, in cooperazione con astronomi e astrofisici di istituzioni canadesi e statunitensi. Lo studio è stato pubblicato sulla rinomata rivista The Astrophysical Journal Letters, attestando l’importanza scientifica della ricerca e il suo potenziale impatto sulla cosmologia contemporanea.

Metodi indiretti per osservare l’invisibile

Poiché Cloud-9 non emette alcuna radiazione osservabile, la sua scoperta non è avvenuta tramite telescopi ottici tradizionali. Gli scienziati hanno invece esaminato gli effetti gravitazionali esercitati da una massa invisibile su una galassia vicina. Anomalie nel movimento e nella distribuzione della materia hanno suggerito la presenza di un alone oscuro, la cui esistenza è stata confermata attraverso modelli teorici e simulazioni numeriche ad alta precisione.

La relativa prossimità di Cloud-9, situato a “soli” quattordici milioni di anni luce dalla Terra, rende la scoperta ancora più significativa. In termini cosmici, si tratta di una distanza modesta, il che implica che oggetti simili potrebbero essere molto più comuni di quanto si fosse pensato. La loro invisibilità, più che la loro rarità, potrebbe averne finora ostacolato l’individuazione.

I modelli tradizionali prevedono che il gas, una volta intrappolato nel potenziale gravitazionale dell’alone, si raffreddi e dia origine alle prime stelle. Cloud-9 suggerisce che, in determinate circostanze, questo processo potrebbe non avvenire affatto, aprendo la strada a nuove teorie.

Un laboratorio naturale per studiare la materia oscura

L’assenza di stelle rende Cloud-9 un ambiente ideale per studiare la materia oscura in una forma relativamente “pura”, priva delle complicazioni introdotte dai processi astrofisici legati alla formazione stellare. Analizzarne la struttura e la dinamica potrebbe fornire informazioni fondamentali sulla natura delle particelle che compongono la materia oscura e sul modo in cui essa si distribuisce nello spazio.

Il progresso tecnologico e l’astronomia moderna

La scoperta di Cloud-9 testimonia anche il livello di avanzamento raggiunto dall’astronomia osservativa e teorica. L’impiego combinato di strumenti all’avanguardia, ampie banche dati e simulazioni cosmologiche ha reso possibile l’individuazione di oggetti che non possono essere osservati direttamente. È un chiaro segnale di come la ricerca astronomica stia superando i confini tradizionali dell’osservazione luminosa.

Il contributo dell’Università di Milano-Bicocca e del suo Dipartimento di Fisica si inserisce in un contesto di crescente importanza della ricerca italiana nel panorama internazionale. La partecipazione a una scoperta di tale rilevanza dimostra come l’Italia continui a svolgere un ruolo significativo nello studio dell’Universo e delle sue componenti più enigmatiche.

Una nuova popolazione di galassie invisibili

Cloud-9 potrebbe rappresentare solo il primo esempio osservativo di una vasta popolazione di strutture oscure ancora sconosciute. Le future missioni spaziali e i telescopi di nuova generazione potrebbero rivelare molti altri aloni simili, costringendo a rivedere le stime sul numero totale di galassie e sulla distribuzione della materia nell’Universo.

Patricia Iori

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