Amazon, Apple, Meta e Microsoft: analisi comparativa dei risultati finanziari delle principali aziende tecnologiche
I bilanci comunicano un messaggio comune, ma spesso nascondono significati che necessitano di essere interpretati. Non fanno eccezione i risultati delle principali aziende di IA, in particolare quelli di Amazon, Apple, Meta e Microsoft.
Anche se i risultati di Apple sono ancora sostenuti dal suo prodotto di punta, l’iPhone, per le altre compagnie le Intelligenze Artificiali rappresentano il fulcro dello sviluppo dei rispettivi modelli di business. È principalmente nei bilanci di Amazon, Microsoft e Meta che si evidenzia come la rivoluzione dell’IA comporti costi così elevati da poter modificare le dinamiche di redditività delle aziende.
Amazon cresce e il titolo crolla
Amazon non si limita all’ecommerce. Infatti, le vendite online presentano margini inferiori rispetto alla redditività assicurata da Amazon Web Services (AWS), dall’infrastruttura IA e dalla pubblicità.
ha registrato risultati straordinari, sostenuti da incrementi in tutti i settori principali.
I ricavi complessivi hanno raggiunto i 213,4 miliardi di dollari (+14%) e il valore della divisione ecommerce, contabilizzato in due segmenti, ha toccato i 177,8 miliardi (il segmento Nord America ha generato 127,1 miliardi e quello internazionale 50,7 miliardi di dollari).
Separando questi due valori, i bilanci indicano che gli store online hanno prodotto 83 miliardi di dollari, ai quali si aggiungono i servizi per i venditori terzi, pari a 52,8 miliardi, per un totale di 135,8 miliardi di dollari. Questo implica che il saldo (la differenza tra 177,8 e 138,8 miliardi) è composto da ulteriori voci come l’advertising, gli abbonamenti Prime e altri servizi legati alle vendite online.
La spinta più significativa proviene da AWS, la divisione di Amazon che offre infrastruttura cloud e servizi di calcolo e IA utilizzati da aziende e sviluppatori per gestire le loro applicazioni.
AWS ha registrato la crescita più rapida degli ultimi 13 trimestri (3 anni e 3 mesi), pari al 24% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 34,93 miliardi.
I fattori che hanno contribuito a questa espansione includono l’aumento della richiesta di servizi legati al cloud e alle IA, la crescita a tre cifre del business dei chip personalizzati Tranium e Graviton, che da soli valgono 10 miliardi di dollari, e la capacità di Amazon di monetizzare rapidamente l’IA di cui dispone, caratteristica che si ripete ormai da diversi trimestri.
Il settore pubblicitario, infine, ha raggiunto i 21,3 miliardi di dollari (+23%).
Oltre alla crescita del segmento dei chip e dei servizi Cloud e IA forniti tramite AWS, l’assistente IA Rufus ha generato vendite incrementali tra i 10 miliardi e i 12 miliardi di dollari (rispetto all’anno precedente).
Nonostante la potenza di calcolo a supporto delle IA, durante il 2025 Amazon ha affrontato problemi di sovraccarico che avrebbero indotto diversi clienti a migrare verso l’opzione più sicura di Google.
Questo aspetto spiega, almeno in parte, la previsione di Amazon di investire 200 miliardi di dollari in infrastrutture IA nel 2026. Investimenti che sembrano già avviati, considerando la contrazione del cash flow, sceso a 11,2 miliardi rispetto ai 38,2 disponibili alla fine del 2024.
Il discontento degli azionisti è legato ai dividendi inferiori alle attese (1,95 dollari per azione contro 1,97 dollari stimati) e alle elevate spese in conto capitale per gli investimenti in infrastruttura IA (200 miliardi): dopo la presentazione dei risultati finanziari, avvenuta il 5 febbraio 2025, il titolo Amazon ha perso quasi l’11%.
Microsoft, gli utili record e i perché del calo in borsa
L’esercizio fiscale di Microsoft si chiude il 30 giugno di ogni anno, pertanto i dati resi pubblici riguardano il secondo trimestre del 2025, che copre i mesi da ottobre a dicembre. In questo periodo, Microsoft ha registrato ricavi totali di 81,27 miliardi di dollari (+17% rispetto all’anno precedente). Questa cifra è composta da ricavi da prodotti (16,45 miliardi di dollari) e da ricavi da servizi (64,82 miliardi), inclusi anche i servizi legati alle IA.
I segmenti interni rivelano ulteriori dettagli: il comparto Personal computing vale 14,25 miliardi (in calo del 3%), mentre il settore Productivity and Business (trainato da Office 365 e LinkedIn) ha realizzato 34,11 miliardi, traducendosi in una crescita del 16%.
Ci concentriamo sul comparto Intelligent Cloud che offre due letture analitiche. Vale 32,91 miliardi, corrispondenti a una crescita assoluta del 29%, che diventa del 39% se si considerano solo i servizi cloud, tra cui Azure, pilastro fondamentale dell’infrastruttura IA di Microsoft. L’utile lordo per il trimestre è stato di 55,3 miliardi di dollari e l’utile operativo, in crescita del 21% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, ha raggiunto i 38,28 miliardi.
Per comprendere appieno il significato dei conti di Microsoft (e delle altre aziende), è utile introdurre i concetti di GAAP e non-GAAP.
L’acronimo GAAP si riferisce ai Generally Accepted Accounting Principles, un insieme di regole, criteri e convenzioni contabili che guidano il modo in cui le aziende redigono i propri bilanci. L’obiettivo di questi principi è assicurare coerenza, trasparenza e confrontabilità delle informazioni economico-finanziarie.
Da qui si può introdurre il concetto di non-GAAP, ovvero cifre che un’azienda modifica escludendo le voci considerate non ricorrenti, come ad esempio i costi delle ristrutturazioni o delle svalutazioni.
Nel caso di Microsoft, l’utile netto GAAP, in crescita del 60%, ha raggiunto i 38,46 miliardi. In questa cifra sono inclusi i 7,6 miliardi di dollari investiti in OpenAI, l’azienda che sviluppa ChatGPT. Questa cifra è stata dedotta per calcolare l’utile netto non-GAAP, pari a 30,88 miliardi di dollari, comunque superiore del 23% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa correzione offre una visione più chiara delle performance operative di Microsoft.
L’IA come acceleratore di ricavi
I risultati di Microsoft evidenziano la forza del connubio Cloud e IA. I ricavi di 81,27 miliardi sono stati alimentati dalla crescita del Cloud (+39%) e dai contratti pluriennali stipulati dai clienti per accaparrarsi i servizi IA di Microsoft (giunti a 625 miliardi di dollari, più che raddoppiati rispetto all’anno precedente).
Questo dato è significativo. Indica che l’IA integrata nei servizi offerti (come Azure AI) rappresenta già un business in grado di spingere i clienti a firmare contratti a lungo termine, facilitando anche la pianificazione degli investimenti.
Microsoft ha investito 29,9 miliardi di dollari nel trimestre per ampliare la propria capacità di calcolo.
Questo implica, ed è qui il punto critico, che il gigante di Redmond fatica a soddisfare la domanda, come riportato da Reuters. Una situazione di stallo che, secondo Microsoft, si protrarrà almeno fino a metà 2026 e che, come sottolinea la Chief financial officer Amy Hood, richiederà investimenti significativi.
il 16% in più rispetto ai 30 miliardi previsti. Microsoft è un bolide che non riesce a sfruttare appieno la potenza del proprio motore. Le IA promettono risultati futuri, ma gli effetti immediati tardano a manifestarsi.
Pur offrendo una varietà di servizi IA nell’ambito di Azure, nel segmento Microsoft 365 potenziato da Copilot e nello sviluppo software grazie a GitHub Copilot, l’accelerazione del cloud non è in linea con il potenziale.
Il 28 gennaio, subito dopo la presentazione dei risultati, il titolo Microsoft ha perso il 7% e il trend ribassista è proseguito nei giorni successivi.
Gli azionisti si lamentano in particolare per i Capex elevati (il denaro investito per l’infrastruttura fisica cloud e IA) e il loro impatto sui margini futuri.
Inoltre, sebbene la crescita di Azure del 39% sia evidente, non sarebbe sufficiente a compensare gli investimenti: il mercato si aspettava un’accelerazione più marcata e, non da meno, i vincoli di capacità rappresentano limiti per una monetizzazione a pieno ritmo.
Microsoft ha restituito 12,7 miliardi di dollari sotto forma di dividendi e riacquisto di azioni, con un incremento del 32% rispetto all’anno precedente. Gli utili per azione ammontano a 5,16 dollari su base GAAP e 4,14 dollari su base non-GAAP, rispettivamente +60% e +24%.
Queste cifre non sono state sufficienti a placare l’allarmismo degli azionisti e, in definitiva, tutto ciò ha portato a una perdita di capitalizzazione di 357 miliardi di dollari in un solo giorno.
Il bilancio di Meta
I dati presentati da Meta il 28 gennaio 2026 si riferiscono al quarto trimestre del 2025, anno che si è chiuso con una cifra d’affari di 201 miliardi di dollari, in crescita del 22% rispetto al 2024.
L’utile operativo si è attestato a 83,27 miliardi di dollari e il margine operativo è diminuido di un punto percentuale (41% contro il 42% del 2024).
L’utile netto per il 2025 è stato di 60,46 miliardi di dollari, con un calo del 3% dovuto a un aumento della pressione fiscale, passato da 8,3 miliardi a 25,5 miliardi di dollari per effetto del One Big Beautiful Big Act, legge approvata a giugno dello scorso anno che ha richiesto un aggiustamento contabile immediato e rappresenta una voce straordinaria.
Per quanto riguarda le spese, i costi totali sono ammontati a 117,7 miliardi di dollari (+24%), con le principali voci di costo collegate alle spese in conto capitale (Capex) di 72,2 miliardi e alla ricerca e sviluppo (57,37 miliardi).
Gli impatti delle IA
Si manifestano nel +12% registrato dalle impressioni pubblicitarie e nell’aumento medio del 9% del prezzo medio di un annuncio.
Maggiore profilazione e quindi maggiore efficacia sono risultati possibili grazie all’impiego delle IA e questo aspetto è l’anticamera di quanto sta accadendo all’interno di Meta, dove – a differenza di quanto avviene in Microsoft – il rapporto tra investimenti in IA e fatturato è immediatamente evidente.
La Chief financial officer Susan Li attribuisce questi risultati ai sistemi IA che consentono ranking e targeting più efficaci, ma anche maggiore creatività da parte di chi crea le inserzioni pubblicitarie.
Tutto ciò suggerisce un indizio che rimanda alla superintelligenza personale tanto cara al Ceo di Meta, Mark Zuckerberg, il quale è pronto a giurare che sarà centrale nella crescita futura degli introiti e della base utenti (attualmente gli utenti sono 3,58 miliardi).
I costi per l’IA rappresentano la voce più significativa del futuro prossimo. Meta prevede di investire tra i 115 miliardi e i 135 miliardi di dollari in infrastrutture e talenti, superando di gran lunga i 72 miliardi di dollari spesi nel 2025.
La borsa ha mostrato una particolare reattività a questo dato, tanto che il titolo Meta ha guadagnato fino al 10% subito dopo l’annuncio dei risultati trimestrali, poiché gli utili hanno superato le attese, ma, con il passare dei giorni, l’entusiasmo è diminuito proprio perché il mercato ha ricalibrato le informazioni sui costi elevati.
Il caso Apple
Anche Apple sta vivendo un momento favorevole, ma, diversamente dalle altre Big, l’IA contribuisce poco a gonfiare le vendite. Il 59% del fatturato trimestrale è generato dalle vendite di iPhone, pari a 85,27 miliardi (il 23% in più rispetto ai 69,14 miliardi di dollari dell’anno precedente).
Nel complesso, la cifra d’affari trimestrale ha raggiunto 143,8 miliardi di dollari (+16%) e l’utile netto si è attestato a 42,1 miliardi, anch’esso in aumento rispetto ai 36,33 dello stesso trimestre dell’anno precedente.
Nel 2025, il 20% degli smartphone venduti porta il logo della Mela, rendendo gli iPhone e i servizi correlati la principale fonte di guadagno di Cupertino.
L’impatto delle IA sulle operazioni (e sui conti) di Apple non è ancora ben definito né tra le voci attive né tra quelle passive, sebbene ci siano attività ferventi attualmente in fase di sviluppo.
A fine gennaio, Apple ha investito 2 miliardi di dollari per acquisire la startup Q.ai, un’azienda israeliana specializzata nelle tecnologie “silent speech” per l’interpretazione dei movimenti facciali e il miglioramento dell’audio. È evidente che Cupertino sta lavorando per potenziare Siri, AirPods, Vision Pro e i futuri dispositivi indossabili.
Questa acquisizione offre uno spunto di riflessione più ampio: Apple Intelligence è un modello ottimizzato per iPhone, Mac e iPad e non sembra avere l’intenzione di competere con i modelli più generalisti (e più avanzati) come Google Gemini, Claude di Anthropic o GPT di OpenAI.
Come riportato da MacRumors, il 2026 sarà l’anno in cui Apple rilancerà Siri e le IA nel proprio ecosistema, evitando investimenti rischiosi nei modelli generalisti, pur mantenendo la collaborazione con Google per avvalersi dei modelli Gemini, concretizzatasi a gennaio di quest’anno.
Conclusioni
Analizzando i risultati ottenuti e le problematiche che affliggono in varia misura Amazon, Apple, Meta e Microsoft, si può delineare un quadro che mostra incertezza sulle reali capacità di monetizzazione degli ingenti investimenti in IA. Il calo dei titoli – in particolare quelli di Amazon e Microsoft – suggerisce una certa cautela da parte del mercato.
Le IA mostrano anche segnali positivi di crescita, ma ci si trova in una fase di attesa: i mercati osservano i prossimi trimestri, quando si verificherà se la capacità aggiuntiva portata online corrisponderà a adeguate accelerazioni dei ricavi.
Non ci sono segnali misurabili, ma non è irragionevole pensare che la prudenza degli investitori sia in parte dovuta alla narrativa secondo cui la bolla delle IA sarebbe (da mesi) sul punto di esplodere.
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