Apple sta sviluppando nuovi dispositivi, tra cui AirPods con telecamere, spille e occhiali intelligenti.
(afp)
Stando a un rapporto di Bloomberg, Apple sta intensificando lo sviluppo di tre nuovi dispositivi progettati per rendere Siri il fulcro dell’esperienza quotidiana, con l’intento di competere con gli occhiali smart di Meta.
Il concetto principale è quello di trasferire l’intelligenza artificiale, ovvero sistemi software in grado di comprendere richieste, contesto e segnali del mondo reale, al di fuori dello schermo del telefono e all’interno di oggetti indossabili, capaci di ascoltare, vedere, interpretare e rispondere in tempo reale. Bloomberg, attraverso Mark Gurman, noto per le sue informazioni sui piani di Cupertino, menziona in particolare tre prodotti: occhiali smart, un dispositivo a forma di ciondolo o spilla da indossare sul petto, e una versione di AirPods con nuove funzionalità legate alla percezione ambientale, probabilmente dotata di telecamere. Di tutti e tre i dispositivi si è ampiamente discusso nei mesi e negli anni passati, quindi non è chiaro perché Gurman abbia scelto di pubblicare questo rapporto proprio oggi, il giorno dopo l’annuncio di un evento Apple previsto per il 4 marzo, dove sicuramente verrà presentato nuovo hardware, ma è altrettanto certo che nessuno di questi prodotti sarà incluso.
Gli occhiali
Si parla degli occhiali smart di Cupertino almeno dalla presentazione del Vision Pro, il visore in realtà aumentata lanciato durante la WWDC del 2023. Si tratterebbe, in effetti, di un prodotto completamente differente: non una versione economica dei Vision Pro, ma qualcosa di simile agli occhiali di Meta realizzati in collaborazione con Essilor Luxottica e commercializzati con il marchio Ray-Ban. Anche gli occhiali di Apple sarebbero dotati di fotocamera, microfoni e altoparlanti, oltre a un assistente in grado di analizzare i dati provenienti dall’esterno e trasformarli in azioni utili, come rispondere a domande su ciò che si sta osservando, gestire chiamate, dettare messaggi, fornire indicazioni su un percorso o tradurre frasi in tempo reale. Naturalmente non ci sono conferme ufficiali, ma alcuni hanno avanzato l’ipotesi che gli occhiali smart di Apple potrebbero essere presentati già quest’anno, o al massimo nel 2027.
La spilla e gli AirPods
Il secondo prodotto, anch’esso ampiamente previsto, sarebbe una sorta di spilla o ciondolo, simile a un AirTag. Sembra rappresentare l’interpretazione di Apple del concetto di “assistente ambientale”, ovvero un dispositivo da portare sempre con sé che, grazie a microfoni e fotocamere, può comprendere contesto e situazione senza necessità di utilizzare l’iPhone. Dispositivi simili esistono da tempo: non hanno riscosso grande successo finora, ma sono evidentemente abbastanza interessanti da attirare anche l’attenzione di Amazon, che ha recentemente acquisito la startup Bee.
Infine, gli AirPods più avanzati. Apple ha recentemente dotato i suoi auricolari di sensori per monitorare il battito cardiaco, e la prossima evoluzione potrebbe trasformarli in un accesso costante a Siri, capace anche di analizzare e riconoscere l’ambiente circostante, grazie a delle telecamere.
La privacy?
Meta ha venduto quasi sette milioni di occhiali smart: un numero esiguo se confrontato con gli smartphone, ma comunque significativo se paragonato al mercato degli smartphone pieghevoli. Si tratta, ovviamente, di prodotti completamente diversi, anche perché attualmente per utilizzare gli occhiali smart è ancora necessario uno smartphone, ma nel frattempo sta emergendo l’idea che un assistente basato su intelligenza artificiale possa integrarsi in un accessorio quotidiano. L’azienda di Mark Zuckerberg sta puntando su funzionalità sempre più controverse, come il riconoscimento facciale sugli occhiali, ovvero la possibilità di identificare persone inquadrate dalla fotocamera tramite software, un tema che ha già sollevato preoccupazioni in merito alla privacy.
Installare microfoni e fotocamere su dispositivi indossabili e collegarli a un assistente in grado di interpretare il mondo implica una costante possibilità di raccolta di dati ambientali, sollevando interrogativi su cosa venga elaborato sul dispositivo, cosa venga inviato nel cloud, cioè su server remoti, e come vengano gestiti consenso, conservazione e sicurezza. Il potenziale vantaggio di Apple potrebbe risiedere nell’accento sull’elaborazione locale, cioè direttamente sul dispositivo, e in un’integrazione più profonda con il proprio ecosistema, considerando che anche questi prodotti non potrebbero funzionare autonomamente, ma necessiterebbero comunque di un iPhone.
Il nodo da sciogliere
Tuttavia, prima ancora delle questioni teoriche, ce n’è una pratica: affinché questi prodotti abbiano senso, Siri deve compiere un salto di qualità. In collaborazione con Google, Apple sta sviluppando un nuovo assistente vocale con capacità più avanzate, ma i tempi di lancio non sono ancora definiti. Il progetto interno sarebbe denominato Campos e andrebbe a sostituire l’attuale interfaccia Siri su iPhone, iPad e Mac, diventando un chatbot di sistema richiamabile, come oggi, con “Ehi Siri” o con il tasto laterale, ma con un’interazione più continuativa e testuale oltre che vocale. Questo cambierebbe radicalmente l’esperienza finale: un assistente tradizionale tende infatti a gestire richieste singole, mentre un chatbot mira a mantenere il contesto e a portare avanti un dialogo, consentendo di affinare una richiesta con risposte e precisazioni successive. Un assistente conversazionale diventa utile quando collega intenzioni e azioni, cioè quando non si limita a spiegare, ma aiuta a compiere azioni, mantenendo coerenza tra ciò che viene richiesto, ciò che è stato già detto e ciò che il sistema può eseguire.
Se Apple riuscirà a realizzarlo efficacemente, avrà a disposizione un nuovo canale di accesso ai servizi e un notevole vantaggio in termini di integrazione. Se invece Siri rimarrà indietro, il rischio è di sviluppare hardware affascinante ma non realmente indispensabile. È già accaduto con Ai Pin di Humane e Rabbit, che sono stati ricordati nella storia della tecnologia come i primi insuccessi dei prodotti hardware dedicati all’intelligenza artificiale. Ma, a ben pensarci, non è stato così anche per i Google Glass, che sono considerati a tutti gli effetti gli antenati degli occhiali intelligenti di Meta?
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