Centri di elaborazione dati: previsioni di un incremento significativo degli investimenti in Italia entro il 2026.
In un contesto di globalizzazione delle comunicazioni, l’Italia – grazie alla sua posizione strategica – si sta affermando come l’hub naturale per facilitare il collegamento dei flussi di dati tra Europa, Africa e Asia. Le statistiche indicano che il 2026 segnerà l’anno di un significativo incremento dei data center, spazi dove l’intelligenza artificiale si concretizza e diventa un valore economico. Milano e Roma sono al centro di queste scelte. Si prevede una crescita a doppia cifra per il nostro Paese, con un +15%, un unicum a livello europeo, trainata da una domanda in aumento di IA. Le previsioni sono delineate nel documento “Q4 Data Centre Commercial Report” redatto da BCS Consultancy, il quale mette in luce un presente promettente, pur senza omettere ombre e rischi.
Due sono i problemi più evidenti. La crescente domanda di IA, e quindi la necessità di nuovi data center, comporterà un aumento notevole della richiesta di energia elettrica da un lato, e la necessità di nuove infrastrutture dall’altro. Queste due preoccupazioni richiedono interventi rapidi. Secondo il Rapporto dell’Osservatorio Data Center del PoliMI, nel periodo 2026-2029, si prevedono 25 miliardi di euro per la costruzione, l’allestimento e il riempimento di apparecchiature IT nei nuovi data center. Questo è quanto emerge, ma come già accennato, le due criticità – se non affrontate in tempi brevi – rischiano di deviare le opportunità verso mercati concorrenti. Occorre aggiungere almeno un altro aspetto urgente: le autorizzazioni per la connessione.
“L’Italia sta vivendo un periodo di trasformazione senza precedenti, che definirei un autentico superciclo infrastrutturale. Grazie alla capacità dei cavi sottomarini nel Mediterraneo destinata a decuplicare nel quinquennio, nel prossimo anno l’offerta aumenterà in modo ancora più significativo, grazie all’avvio di numerosi data center hyperscale, ovvero di grandi dimensioni, con 110 MW in aggiunta nel 2025, 250 MW nel 2026, fino a superare il gigawatt nel 2028 e raggiungere addirittura i 2 Gw nel 2031”, sottolinea Sherif Rizkalla, Presidente dell’Associazione Italiana Data Center (IDA). Secondo l’associazione, l’aumento previsto è del 600% rispetto ai dati del 2024, “con una crescita media annua del 30%, supportata da un piano di investimenti stimato in 21,8 miliardi di euro nei prossimi cinque anni per la costruzione e l’allestimento di data center” aggiunge Rizkalla.
Ritornando alla questione infrastrutture che frena la crescita. Alimentazione, raffreddamento e pianificazione spaziale sono gli elementi necessari per gli edifici di nuova generazione, compatibili con lo sviluppo di data center per intelligenza artificiale; secondo BCS Consultancy l’85% delle strutture non è ancora pronto, mentre solo il 14% è in grado di gestire carichi di lavoro IA su larga scala: troppo poco per una crescita sostenuta.
Andando oltre. Ci sono anche carenze di talenti, con una mancanza allarmante, per quasi il totale, il 97%, nei settori della progettazione, ingegneria e operations. “Il data center è il luogo dove l’IA si sviluppa e diventa valore economico, consentendo all’Italia non solo di utilizzare tecnologia esterna, ma di generare innovazione. Senza queste infrastrutture tecnologiche, non potremmo garantire la bassa latenza necessaria per le applicazioni in tempo reale, né la protezione dei dati sensibili dei nostri cittadini e delle nostre aziende”, continua il presidente di IDA.
Se il ruolo dei data center per la crescita dell’IA è quello di facilitare un supporto strategico e infrastrutturale, allora gli investimenti miliardari saranno fondamentali per costruire una spina dorsale tecnologica in grado di sostenere i carichi di lavoro ad alta densità tipici degli algoritmi di deep learning. Aggiunge Rizkalla: “Stiamo operando per realizzare una rete resiliente di hub regionali e di edge data center che avvicinino la capacità di calcolo dell’IA al punto in cui i dati vengono generati”. Per affrontare queste criticità di natura procedurale e legislativa è stato firmato il protocollo d’intesa tra IDA e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy che rappresenta un passo fondamentale per snellire le procedure autorizzative e promuovere una distribuzione delle infrastrutture che coinvolga anche il Sud Italia. Sì, perché se Milano è la capitale dei data center, seguita da Roma, lo sviluppo interessa l’intera Penisola. In questo scenario, la geografia gioca a favore del Meridione nella connessione con l’Africa e i paesi dell’area mediterranea.
Ma quindi, a conti fatti, perché all’Italia conviene davvero non perdere questa corsa all’oro? “I nostri dati mostrano chiaramente che 10 miliardi di euro di investimenti in questo settore possono generare circa 6 miliardi di produzione aggiuntiva lungo la filiera. Inoltre, la transizione verso infrastrutture moderne e scalabili, sta favorendo l’evoluzione di oltre 1.200 piccoli centri di elaborazione dati obsoleti in strutture efficienti e sostenibili, capaci di attrarre talenti e generare nuova occupazione specializzata. Stimiamo, infatti, che entro il 2029 il numero di posti di lavoro a tempo pieno nel settore crescerà a circa 6mila, soprattutto nel comparto dei servizi cloud forniti dagli hyperscaler e dagli operatori che offrono data center in co-location”. Il messaggio è estremamente chiaro.
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