Consiglio Supremo di Difesa: funzione e utilità delle custodie schermate per dispositivi mobili
Leggi in app
Un particolare che rivela molto su come attualmente si salvaguarda la sicurezza delle istituzioni. Nelle immagini diffuse dopo l’ultima sessione del Consiglio Supremo di Difesa, presieduta da Sergio Mattarella, si possono notare alcune custodie scure (evidenziate nei cerchi rossi) accanto ai fascicoli e ai documenti di lavoro. Prima che la riunione prenda avvio, i partecipanti – le principali figure politiche e militari del Paese – vi ripongono i propri smartphone. Non si tratta di una mera formalità di protocollo, ma di una procedura di sicurezza concepita per isolare completamente i telefoni da qualsiasi rete e da ogni possibile compromissione esterna.
Queste custodie sono le cosiddette Faraday bag, sacche schermanti progettate per interrompere i segnali radio. Una volta collocato all’interno, lo smartphone non riesce più a connettersi alla rete cellulare, al Wi-Fi, al Bluetooth o ai sistemi di localizzazione satellitare. Dal punto di vista delle comunicazioni, diventa, di fatto, invisibile alle reti. Queste piccole custodie diventano così parte integrante del rituale delle riunioni più delicate dello Stato, in un contesto in cui si affrontano questioni di sicurezza nazionale.
Il principio fisico che rende invisibili i telefoni
Le custodie impiegate in tali contesti si fondano su un principio fisico noto come gabbia di Faraday: un involucro realizzato con materiali conduttivi – spesso reti di rame, nichel o argento – capace di distribuire le cariche elettriche sulla propria superficie e interrompere i campi elettromagnetici.
Quando uno smartphone viene collocato in una custodia schermata, entra in uno stato di isolamento radioelettrico. Non riesce più a connettersi alla rete cellulare, non aggancia il Wi-Fi, non rileva dispositivi Bluetooth e non riceve il segnale GPS. Il telefono può anche rimanere acceso, ma non è più in grado di inviare o ricevere dati. Non si tratta semplicemente di disattivare una funzione del dispositivo, ma di interrompere fisicamente qualsiasi possibilità di comunicazione. Le radiofrequenze utilizzate dalle reti mobili e dai sistemi wireless vengono bloccate dall’involucro schermante. In queste condizioni, lo smartphone diventa, di fatto, invisibile alle reti.
Il principio prende il nome da Michael Faraday, uno dei grandi protagonisti della fisica del XIX secolo. Nato a Londra nel 1791 e in gran parte autodidatta, Faraday fornì contributi fondamentali alla comprensione dei fenomeni elettromagnetici. Le sue ricerche sull’induzione elettromagnetica sono alla base del funzionamento dei generatori elettrici e di molte tecnologie contemporanee. Tra i suoi esperimenti più noti vi fu proprio la dimostrazione che un involucro metallico può schermare l’interno dall’azione dei campi elettrici ed elettromagnetici.
Gli smartphone tra connettività permanente e rischi per la sicurezza
La necessità di schermare gli smartphone deriva dalla natura intrinseca di questi dispositivi. Non sono semplicemente telefoni, ma veri e propri computer portatili dotati di numerosi sistemi di comunicazione: rete cellulare, Wi-Fi, Bluetooth e localizzazione satellitare, ai quali si aggiungono microfoni, telecamere, sensori e una grande quantità di dati memorizzati. Tutti questi elementi, in un contesto in cui si discutono questioni strategiche di sicurezza nazionale, possono trasformarsi in un potenziale punto di vulnerabilità. Uno smartphone è un dispositivo costantemente connesso e, se compromesso da un attacco informatico, potrebbe teoricamente trasmettere informazioni, raccogliere metadati o persino captare suoni dell’ambiente circostante.
L’idea che spegnere uno smartphone sia sufficiente a garantirne l’invisibilità è un’ingenuità tecnica. I moderni dispositivi mobili sono ecosistemi complessi in cui il sistema operativo principale (Android o iOS) rappresenta solo la parte superficiale. Anche quando lo schermo è spento, alcuni sottosistemi hardware continuano a ricevere energia dalla batteria. Questa attività residua consente al dispositivo di rimanere parzialmente operativo in sottofondo, esponendolo teoricamente a tentativi di accesso remoto o tracciamento in scenari di attacco mirato.
Quando Snowden isolava gli smartphone nel frigorifero
Il principio della gabbia di Faraday è diventato noto anche al grande pubblico dopo le rivelazioni del 2013 dell’ex consulente della National Security Agency Edward Snowden. In diverse interviste spiegò che, per evitare possibili intercettazioni tramite smartphone compromessi, durante alcune conversazioni sensibili i telefoni venivano isolati fisicamente.
Tra gli esempi più citati c’è quello di utilizzare un frigorifero o altri contenitori metallici come gabbie di Faraday improvvisate; una soluzione rudimentale, ma basata esattamente sullo stesso principio fisico delle custodie schermanti utilizzate oggi nelle riunioni istituzionali.
La gabbia di Faraday è davvero impenetrabile?
Sebbene la gabbia di Faraday risponda a standard di sicurezza molto elevati, non garantisce una protezione infallibile. La sua efficacia dipende da vari fattori, a partire dalla qualità dei materiali e dalla corretta chiusura dell’involucro. Infatti, microfessure, cuciture logore o chiusure non perfettamente ermetiche possono trasformarsi in vulnerabilità elettromagnetiche. Questo accade perché le onde radio, se incontrano un’apertura comparabile alla loro lunghezza d’onda, possono penetrare all’interno del dispositivo, vanificando l’isolamento.
Allo stesso modo, tessuti conduttivi economici o deteriorati dall’usura perdono la capacità di redistribuire le cariche in modo uniforme, garantendo solo un’attenuazione parziale del segnale. In contesti istituzionali o di intelligence, dove il rischio di intercettazione è elevato, si utilizzano per questo Faraday bag a strati multipli: dispositivi progettati per operare su uno spettro di frequenze estremamente ampio, dalle onde lunghe alle millimetriche del 5G, che vengono sottoposti a test di conformità per misurare l’effettiva riduzione dei decibel.
I commenti sono chiusi.